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Per il Centrodestra oltre Berlusconi serve un piano B

Silvio Berlusconi ha sentito, a quanto si apprende, Matteo Salvini e si sono dati appuntamento venerdì per un vertice con Giorgia Meloni a Villa Grande, a Roma.

“Credo che il compito del centrodestra sia di trovare un candidato del centrodestra” per il Quirinale ha affermato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari a ‘Radio anch’io’. Secondo Huffpost, n candidato “che possa avere un consenso largo e che possa prendere voti anche al di fuori del nostro perimetro politico”. La domanda arriva subito: Silvio Berlusconi è in grado di prendere quei voti?

“Questo lo dovremo vedere - ha risposto - Lui pare convinto di esserlo scrive Huffpost . È chiaro che Silvio Berlusconi, nel momento in cui scende in campo, non può che avere l’appoggio leale della Lega e deve averlo, dal nostro punto di vista, da parte di tutti gli attori del centrodestra. Non è un segreto per alcuno che una figura come quella di Berlusconi è divisiva”.

E ha continuato: “Conoscendo la storia recente del centrosinistra italiano e del Movimento 5 stelle, è chiaro che magari ci sono altri nomi del centrodestra che potrebbero avere più facilmente dei voti. Nomi non ne faccio, ma se andiamo a sfogliare le figure del centrodestra, negli anni in cui ha governato, diciamo che c’è ampia scelta. Berlusconi ha mille risorse: lui sta lavorando a trovare un consenso che vada oltre il perimetro del centrodestra. Se avrà i numeri, ovviamente è il candidato naturale”.

Per il Colle avrete il nome entro 15 giorni", ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, in una conferenza stampa a Montecitorio. "La Lega non ha nessuna exit strategy dal governo, all'opposto: sarà un anno difficile e serve che la politica ci metta la testa e la faccia.
La Lega c'è a prescindere da chi è a Chigi, da chi sarà il premier. L'idea è che si continui con Draghi ma l'importante è andare avanti"., ha aggiunto il leader leghista.

"Sinora l'autorevolezza di Draghi, penso all'Europa e al Pnrr, è stata fondamentale. Qualcun altro avrà la stessa autorevolezza? Non lo so , non parlo di quello che non so". Così il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa a Montecitorio con Matteo Salvini.

 "Un eventuale elezione di Berlusconi al Quirinale determinerebbe la fine di questo governo con la rottura di un quadro politico e le elezioni. Sarebbe un percorso troppo divisivo per le forze politiche mentre noi dobbiamo trovare una convergenza su figure istituzionali e super partes". Lo afferma Enrico Borghi, deputato e responsabile Sicurezza della segreteria Pd a Radio Anch'io su Radio1.

"Noi dobbiamo capire se Berlusconi è davvero in campo e ci vogliamo giocare la partita in questo modo andando verso quella soluzione. Dobbiamo però prepararci un piano B, trovare un'altra figura di centrodestra che sia condivisibile anche dal centrosinistra, io vedo questo schema. Se Berlusconi vuole scendere in campo ci si prova con i numeri del centrodestra sapendo che è difficile avere consensi dall'altra parte. Se questa ipotesi non è più sul tavolo per mille ragioni dobbiamo essere pronti a fare un'altra proposta". Così Riccardo Molinari, capogruppo Lega a Radio Anch'io.

"Al momento non ci sono altri nomi" rispetto a Silvio Berlusconi. Così il vicepresidente di Coraggio Italia, Giovanni Toti rispondendo alla domanda se c'è un nome diverso dal Cavaliere, per il Quirinale, per salvare l'unità del centrodestra. Toti l'ha detto arrivando alla Camera per la riunione convocata dal suo partito in vista del voto del Colle. Poco prima il governatore aveva incrociato Matteo Salvini e ai giornalisti, su questo, ha spiegato: "Ci siamo parlati di persona come facciamo spesso per telefono, in questi giorni credo che tutti parlino con tutti". E ha concluso: "Non c'è bisogno di convincere nessuno (sull'eventuale candidatura di Silvio Berlusconi al Colle, ndr). Se ci saranno le condizioni, noi ci saremo".

Secondo Molinari però occorre anche un piano B: “Dobbiamo trovare anche un’altra figura di centrodestra che sia condivisibile anche dal centrosinistra. Io vedo questo schema: se Berlusconi vuole scendere in campo ci si prova con i numeri del centrodestra, sapendo che è difficile avere consensi dall’altra parte. Se questa ipotesi non è più sul tavolo, per mille e una ragione, dobbiamo essere pronti a fare un’altra proposta e secondo me i nomi autorevoli non mancano”.

C'è ancora qualcuno secondo cui la candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale è solo una mossa strategica del Cavaliere per impedire (anzitutto) ai suoi alleati, Salvini-Meloni, di decidere alle sue spalle mettendosi d'accordo con il Pd di Letta o i Cinque Stelle sul nome del successore di Sergio Mattarella. Nella rosa delle ipotesi c'è certamente anche questa. La principale è però quella che fino a qualche settimana fa veniva accolta a destra come a sinistra con sorrisini compassionevoli conditi da qualche battuta sull'ultimo giro di valzer dell'ottuagenario leader. Con l'avvicinarsi della scadenza del 24 gennaio, quando sarà avviata la prima chiama dei Grandi elettori, l'incredulità però è andata sempre più affievolendosi sostituita da un interrogativo preoccupato: E se invece Berlusconi ce la facesse  ?

Secondo sole 24, sulla carta l'ex premier dispone di 451 voti. Il gruppo più consistente è quello della Lega con 197 grandi elettori, tra deputati e senatori, seguito da Forza Italia (127), Fratelli d'Italia (58) ai quali vanno aggiunti quelli delle componenti minori come i centristi di Coraggio Italia, composto in gran parte da ex forzisti (a partire da Giovanni Toti, Paolo Romani e Gaetano Quagliariello) che può muovere 33 preferenze a cui si aggiungono i 5 di Noi con l'Italia dell'ex azzurro Maurizio Lupi e i 33 delegati regionali. Uno schieramento consistente ma non sufficiente visto che per essere eletti occorre almeno la maggioranza assoluta e quindi 505 voti. Berlusconi va dicendo a chi gli parla che lui i 50 e più mancanti li ha già in tasca. Lo ha assicurato a Matteo Salvini, a Giorgia Meloni e a tutti coloro che di persona o telefonicamente lo hanno raggiunto ad Arcore e a Villa Grande, la residenza romana sull'Appia Antica, che ha trasformato nel suo quartier generale e dove resterà fino a quando la partita del Quirinale non sarà decisa.

 

Fonti Ansa Huffpost Sole 24

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