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I libri che indottrinano i nostri ragazzi

Il dibattito sulla scuola è sempre attuale anche in tempo di pandemia e di forzata Dad. Ho appena finito di leggere (senza voler esagerare, leggere è un lavoro e per giunta faticoso) un libro che affronta l’annosa questione dei libri di testo, ma soprattutto quelli che “stazionano” nelle varie biblioteche scolastiche, che per la maggiore hanno un orientamento fazioso e di sinistra. L’autore del libro, “La scuola omologante”, D’Ettoris Editori (2020), Enrico Bartoletti, ha un angolo d’osservazione privilegiato grazie all’esperienza di bibliotecario in una scuola Media Inferiore.

Per correttezza va precisato che i giudizi espressi dall’autore non sempre coincidono con gli orientamenti culturali della D’Ettoris Editori.

Sono dei testi che se vengono letti, “indottrinano i bambini, che ancora non hanno l’esperienza o gli strumenti mentali per discernere efficacemente, ad accettare diversi fenomeni cruciali ogni giorno”. Bartoletti nei capitoli del testo, affronta i temi d’attualità come il multiculturalismo e l’immigrazionismo, l’antirazzismo a senso unico, le bugie sulla civiltà araba, l’europeismo o l’eurofanatismo, la faziosità nella storia, infine la questione del femminismo.

Per tutti questi temi l’autore presenta una serie di libri che sono presenti nella sua biblioteca. Un lavoro certosino, che probabilmente nessuno ha fatto, quello di inventariare tutti i libri “politicamente corretti” che vanno nelle mani dei nostri alunni di Scuola Media. Dei testi che talvolta assumono le caratteristiche di un vero e proprio lavaggio di cervello, Bartoletti è convinto che nella scuola italiana esiste un’”egemonia culturale della sinistra”, che documenta con precise argomentazioni. Il rischio che si corre è quello sempre del “pensiero unico”, a cui tutti devono sottostare.

Il primo tema è quello del multiculturalismo e immigrazionismo. A questa dottrina, il bibliotecario ha individuato il testo, “Lo scaffale multiculturale”, di Vinicio Ongini. Un libro che delinea il pensiero che è alla base della società multiculturale. Sostanzialmente il multiculturalismo è proposto “come una vera e propria fede messianica”. Il testo auspica che nelle biblioteche scolastico siano presenti libri bilingui, plurilingui, di materiali relative alle culture allogene e persino grammatiche perché così gli immigrati possono continuare a coltivare la propria lingua madre. Un metodo che non aiuta certamente a integrare gli immigrati. In questi testi Bartoletti intravede le solite tesi terzomondiste politicamente corrette, che significa che le culture dei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo devono essere presentate nella maniera il meno offensiva possibile. In definitiva, Ongini desidera una società completamente multiculturale anche per l’Italia, tipo quelle già presenti in Francia, in Belgio in Olanda.

Esistono anche testi di fiabe appartenenti alle culture allogene (africane, dell’America Latina), che vengono proposte ai nostri ragazzi. Anche qui il concetto che deve passare è quello che in tutto il mondo, i racconti “hanno delle linee guida simili e sono equivalenti e interscambiabili”. È un concetto falso, per Bartoletti, si tratta di una “forzatura dell’ugualitarismo fra concetti che appartengono a culture diverse”, peraltro tipica della sinistra mondialista, che vuole realizzare il cosiddetto “villaggio globale”. In pratica deve passare il dogma che le varie culture sono uguali o simili. Sono libri proposti ai nostri bambini per indottrinarli al globalismo e all’immigrazionismo di massa.

In questi testi si criminalizza sempre i Paesi che ospitano gli immigrati. Secondo questi autori dovremmo “accogliere illimitatamente e indiscriminatamente senza avanzare troppe riserve nei confronti di chi cerca una nuova patria […]”. Intanto Bartoletti chiarisce che soltanto il 10 % degli immigrati clandestini scappano dalle guerre. E peraltro, la parola “profugo”, ha sostituito quella di “immigrato”, così chiunque è legittimato automaticamente a ottenere protezione internazionale.

Bartoletti è abbastanza critico sui clandestini che circolano sul nostro territorio, spesso diventano dei “fantasmi”, che alimentano sacche di illegalità come spaccio di droga, stupri, rapine, occupazione di immobili, fino anche al terrorismo. Il nostro arriva a scrivere che questi testi di indottrinamento presenti in biblioteca, fanno parte di un sistema, di“un ingranaggio del meccanismo della propaganda immigrazionista costruito dalla sinistra sessantottina nel corso dei decenni […]”.

Interessante la descrizione dei libri che dovrebbero integrare gli alunni stranieri (Bisogni Educativi Speciali), i cosiddetti BES. Con la scusa dell’integrazione passano messaggi fuorvianti.

Ad ogni capitolo l’autore propone delle riflessioni finali. Su questo tema caldo dell’immigrazione, Bartoletti precisa che il multuculturalismo non va visto come un fenomeno naturale, come un fattore inarrestabile. A questo proposito propone le regole immigratorie attuate dai governi in Australia e in Ungheria.

Il secondo argomento proposto è quello dell’”Antirazzismo a senso unico”, che Bartoletti condanna, che inevitabilmente diventa autorazzismo, con il contributo di un terzomondismo praticamente ubiquitario nei testi scolastici, con il fine di confermare gli alunni ai dogmi dominanti.

Anche su questo tema il nostro presenta alcuni libri dove si ripete ossessivamente gli slogan antirazzisti, per esempio se i migranti muoiono in mare è colpa nostra. Inoltre, tutti i problemi passati e presenti del Terzo Mondo sono da addossare ai Paesi occidentali. “Le sinistre europee e americane hanno da decenni abbracciata questa ideologia, e tramite la scuola formano i giovani perché la sostengono”. C’è un libro che sdogana questi temi, è “Il fardello dell’uomo bianco”, in questo testo l’immigrazione è presentata sempre pacifica e si conclude in un reciproco cambiamento culturale e quindi arricchimento per entrambi le civiltà. Una tesi sostanzialmente falsa, perché spesso invece, le due culture portano a incompatibilità piuttosto che miglioramenti. Un libro secondo Bartoletti che sembra fatto apposta per innescare negli alunni sensi di colpa, per cui penseranno di appartenere a una razza malvagia del mondo, e “che per questi motivi debbano fare ammenda delle proprie colpe pregresse, per esempio mostrandosi accoglienti senza limiti nei confronti degli immigrati ed eccessivamente servili nei confronti dei loro Paesi d’origine”. Nella biblioteca non esiste nessun libro dove almeno si evidenziano le colpe delle altre civiltà. In pratica si attua un vero e proprio revisionismo storico, in questo caso di sinistra, affinché “i giovani credono di avere delle colpe storiche da scontare nei confronti di altri popoli, attraverso una selezione dei contenuti storici che colpevolizzano solamente l’Occidente”.

Bartoletti intravede un indottrinamento dei giovani da parte dell’élite al potere, fino ad arrivare a far odiare sé stessi, la propria etnia. Praticamente è l’opposto del nazionalismo. Anche se sarebbe meglio parlare di identità. I nazionalismi nella Storia hanno prodotto due guerre mondiali. Soprattutto la Prima, scatenata per nulla, definita da Benedetto XV, una “inutile strage”. Un odio sviscerato per la propria razza o cultura, una assurdità ideologica, che un secolo fa non sarebbe stata concepita nemmeno dai pazzi. Questo antirazzismo si fonda sulla dottrina del marxismo sociale, che addirittura utilizza slogan sulla Resistenza, così l’immigrato di qualsiasi razza o cultura diventa l’ebreo da difendere dai rastrellamenti nazisti, che diventano i razzisti autoctoni.

Il terzo argomento (Le bugie sulla civiltà Araba), il nostro sfata alcuni miti inerenti a questa civiltà che “non è mai entrata nella società industriale, saltando da quella artigianale alla società finanziaria”.

I due libri sulla civiltà araba presenti nella biblioteca “Bartolini”, gli autori espongono una lunga agiografia per i contributi degli arabi nelle varie scienze, di cui l’Europa, è debitrice. Perfino la filosofia greca fu coltivata dagli arabi. Ovviamente si fanno i nomi di Averroé e Avicenna. Comunque sia Bartoletti chiarisce che la filosofia araba nei primi anni è buona, ma deriva interamente dalle biblioteche siriane e palestinesi e quindi da Platone, Aristotele.

In realtà gli arabi non hanno inventato nulla, né di tecnologia: automobili, treni, aerei, fucili, telefoni, computer, etc. Lo stesso vale per le scoperte di leggi scientifiche. Peraltro, ancora non abbiamo visto per materie scientifiche un premio Nobel a un arabo. Doveroso chiederci, per quale motivo ci hanno imposto questo revisionismo storico sui nostri libri di Storia? Perché ci inducono a sentirci inferiori a una civiltà, quella araba, che non inventato quasi niente?

La verità è banale: il motivo è la retorica del “debito culturale”, dietro c’è l’ideologia del Terzomondismo. Il fine ultimo è farci accettare gli immigrati (in buona parte musulmani) in quantità illimitata. E se per caso ci azzardiamo a sostenere che noi occidentali siamo superiori alle altre civiltà per quanto riguarda lo sviluppo delle conoscenze e della tecnologia, certamente saremo accusati di “arroganza bianca” e come minimo ci becchiamo un’accusa di razzismo. Stiamo vedendo cosa sta succedendo negli Usa con la Cancel culture.

Nelle riflessioni Bartoletti oltre a citare versetti del Corano, espone considerazioni e valutazioni sulla cultura araba, per quanto riguarda la democrazia, le relazioni umane, i rapporti con le donne. Tutte cose che conosciamo abbastanza bene.

Si prosegue con il tema dell’europeismo che viene inculcato nei giovani, fino ad arrivare a un vero culto religioso, che sfocia poi in un eurofanatismo. L’Europa per l’élite sessantottina è diventata il nuovo feticcio, il bene assoluto, la panacea di tutti i mali, il “Santo Graal”. Romano Prodi esorta i giovani ad appassionarsi all’Unione Europea, per dar vita a una “coscienza europea”.

Comunque, per lo studioso l’Unione Europea non è una istituzione democratica, ma un organismo tecnocratico, che non tiene in considerazione il cittadino elettore.

Il penultimo tema affrontato dal libro è quello della “Storia maltrattata”. L’autore denuncia l’instancabile ossessione del Fascismo, un antifascismo fanatico, che fascistizza sempre l’avversario, l’Olocausto sempre e comunque, con la mitizzazione acritica delle grandi tragedie del Novecento. Naturalmente i libri su questi temi abbondano, solo libri sul nazifascismo e l’olocausto.

Una verità storica basata solo sull’ideologia partigiana della sinistra. I partigiani son presentati come dei guerrieri privi di difetti, sempre e comunque dalla parte del bene. Un’indagine seria sul Fascismo è preclusa, nessun riferimento all’eminente storico italiano, Renzo De Felice, che in ben nove volumi ha studiato l’intera storia del Fascismo, con una visione storica improntata sull’oggettività.

L’ultimo tema affrontato è lo sdoganamento del femminismo. Anche questo argomento è monitorato da Bartoletti, che precisa di non voler attaccare le donne in quanto donne, ma l’ideologia femminista, una critica al movimento femminista. Non intendo dilungarmi, sull’argomento che ho affrontato altre volte. Qui si condanna l’ultima trovata della rivoluzione sessantottina, l’ideologia del Gender e soprattutto i pregiudizi quasi vicino al razzismo sessista contro i maschi sempre e comunque.

Interessanti le ultime riflessioni presenti nella postfazione, una sorta di esortazione al comportamento ai genitori che hanno figli bombardati dall’indottrinamento scolastico a senso unico.

 

 

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