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Domenica, 22 Aprile 2018

Il Natale di Papa Francesco? Nessuna breaking news

«Fermiamoci a guardare il presepe:

entriamo nel vero Natale con i pastori,

portando a Gesù Bambino quello che siamo»

(Papa Francesco su Twitter, 25 dicembre 2017).

 

Il Natale è passato, certo, ma il senso del magistero sull’Avvento di un Papa resta. Eccome. Sappiamo dal punto di vista liturgico che continua a essere Natale fino alla domenica successiva alla festa del Battesimo del Signore (quest’anno cade il 7 gennaio prossimo). Dico questo perché trovo singolare che i media non-cattolici, agnostici o laicisti scrivano spesso e volentieri commenti e articoli sulle parole o i documenti del Santo Padre, censurando comunque sistematicamente i contenuti “politically uncorrect”, laddove quelli “ufficialmente” cattolici si facciano spesso, salvo alcune lodevoli eccezioni, scorrere via l'insegnamento del Vicario di Cristo come se fosse acqua fresca.

Tra i tanti commenti “interessati” e fuori contesto che abbiamo letto in questi giorni, e che contribuiscono purtroppo a fare cattiva informazione oltre che a alimentare il criticismo anche cattolico sul magistero di Bergoglio, c’è l’editoriale pubblicato sull'Huffington Post la sera di Natale. Si tratta del portale informativo statunitense fra più seguiti del mondo, fondato nel 2005 da Arianna Huffington, Kenneth Lerer e Jonah Peretti e, in Italia, diretto dalla giornalista di sinistra (ex RAI) Lucia Annunziata. Ebbene all’indomani dell’Omelia del Papa nella Messa della notte di Natale, questa testata definisce i testi Bergoglio da “breaking news” e la sua predicazione addirittura “arrabbiata”!  Naturalmente sull’unica “corda” che, in questo tipo di testate, “vibra” quando parla il Papa, cioè l’accoglienza dei migranti, che serve persino per tirare dentro il trentunenne nuovo cancelliere austriaco Sebastian Kurz, “colpevole” secondo l’HuffPost di rifiutare le quote di Bruxelles facendo del Danubio «la frontiera di una "brexit" spirituale». Le parole pronunciate nel cuore della notte di Natale dal Papa, secondo la sezione italiana della testata “liberal”, avrebbero «colpito con durezza inaudita da breaking news, spezzando la tregua elettorale appena iniziata e rilasciando ai migranti, seduta stante, "il documento di cittadinanza"» (Piero Schiavazzi, Il Natale "arrabbiato" di Francesco. Nel messaggio di Bergoglio quest'anno ce n’è per tutti, in “Huffington Post”, 25/12/2017).

L’articolista si riferisce a quel passaggio dell’omelia di Natale nella quale, spiega il Pontefice, i rifiutati in quel Giorno Santo sono i primi ad abbracciare Gesù, «Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza», che manifesta che il vero potere è quello che soccorre «la fragilità del più debole». L’Huffington approfittandosi della unilateralità, superficialità o fretta di molti dei suoi lettori probabilmente ammicca al ddl sullo Ius Soli, penosamente accantonato da una XVII legislatura (finalmente) morente ma, naturalmente, il riferimento di Bergoglio e alla “Cittadinanza celeste”, quella nella Nuova Gerusalemme, non certo a quella definita dagli ordinamenti politici sulla cittadinanza.

È certamente vero che nei due testi mediaticamente più coperti del periodo natalizio, vale a dire l’Omelia nella notte di Natale e il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace l’argomento migranti è trattato ampiamente da Bergoglio. Nell’economia complessiva del magistero che il Pontefice ci ha rivolto in questo periodo d’Avvento, però, l’immigrazione non è certo l’unico né il primo dei temi! Basti pensare per esempio ai due argomenti trattati dal Papa nell’Udienza ai Dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per gli auguri del Santo Natale (21 dicembre), che sono stati il lavoro e la famiglia, oppure a quello su cui si è soffermato nel discorso pronunciato in piazza San Pietro dopo l’Angelus di domenica (24 dicembre), vale a dire l’obbedienza e dell’umiltà di Maria, per concludere con il Messaggio per la Benedizione “Urbi et Orbi” nella Solennità del Natale (25 dicembre), nel quale il Papa ha denunciato l’acuirsi delle tensioni tra Israeliani e Palestinesi e del riflesso della natività di Gesù nei bambini siriani, dell’Iraq e dell’Africa, «ancora segnati dalla guerra». Nessuna “traccia”, dunque, in questi tre passaggi del “magistero natalizio” del Pontefice dei temi così scottanti relativi all’immigrazione e all’accoglienza.

Anche il Messaggio per la prossima Giornata Mondiale della Pace, datato 13 novembre 2017 ma scritto per il 1° gennaio prossimo andrebbe letto senza le lenti deformanti dell’ideologia.  Bergoglio lo dedica sicuramente agli «oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati», senza dimenticare però l’insegnamento in materia del suo «amato predecessore Benedetto XVI», in accordo del quale i governanti sono chiamati ad «accogliere, promuovere, proteggere e integrare» gli immigrati ma «praticando la virtù della prudenza» e «per non essere come il costruttore stolto che fece male i calcoli e non riuscì a completare la torre che aveva cominciato a edificare» (“Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. Messaggio del Santo Padre per la celebrazione della LI Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2018). Papa Francesco è infatti ben consapevole che i flussi migratori attuali, nella loro manifestazione senza precedenti, generano spesso problemi che «si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate». Per questo la raccomandazione ai Governi dei Paesi d’accoglienza è a stabilire «misure pratiche, “nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, [per] permettere quell’inserimento”. Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico» (ibidem).

L’insegnamento “natalizio” del Pontefice su migranti e rifugiati, quindi, è quello di sempre. E non a caso nel testo più importante dal punto di vista magisteriale di questo periodo di Avvento il Papa lo ripropone citando espressamente la Dottrina sociale cattolica. Alla fine del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2018, infatti, leggiamo: «la sapienza della fede nutre questo sguardo, capace di accorgersi che tutti facciamo “parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa”». Solo leggendo così le parole sempre valide del magistero sociale dei Papi il Nord ricco del mondo sarà in grado di bilanciare la legittima preoccupazione per la sicurezza nazionale con la tutela della dignità delle persone e dei diritti umani fondamentali. Solo così, scrive Bergoglio che è “politico” assai più accorto di quanto non si pensi alla fine del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, «il necessario realismo della politica internazionale non diventerà una resa al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza». Nessuna “breaking news”, quindi, nessuna “brexit spirituale” e nessuna “arrabbiatura”, credetemi. 

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