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Domenica, 09 Agosto 2020

Autonomia differenziata, CGIL: da Catania proposta per un attivo nazionale

“La scuola, l’università e la ricerca svolgono una funzione strategica per la trasmissione e l’elaborazione della cultura nazionale e per l’avanzamento tecnologico e sociale del Paese e in nessun aspetto possono essere devolute alle potestà regionali”.  Così, ha esordito il segretario  generale della Flc Cgil Catania, Tino Renda, aprendo il seminario formativo dal titolo “Diritti, solidarietà e uguaglianza: i pericoli dell'autonomia differenziata“, organizzato dall’associazione Proteo Sapere Fare, Flc Cgil Catania e la CGIL etnea, all’Istituto Fermi- Eredia.

Sono intervenuti Elena Tumeo, presidente associazione Proteo Fare Sapere Catania, Rosaria Leonardi, segretaria confederale della Cgil, Claudio Longhitano, presidente Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Massimo Vallone, professore emerito di diritto Costituzionale dell’Università Federico II di Napoli; Marina Boscaino, docente comitato tecnico-scientifico Proteo; Vincenzo Calò, Comitato nazionale ANPI, Vittorio Turco, FLC Area Democrazia e Lavoro, Amalia Zampaglione, presidente associazione Shamofficine Catania, Mario Cuccia, dirigente medico direttivo FP CGIL, Alessio Grancagnolo, studente di Giurisprudenza. Ha concluso Giacomo Rota, segretario generale della Camera del Lavoro di Catania, che ha lanciato la proposta di  convocare proprio a Catania un attivo  con i dirigenti  sindacali nazionali per approfondire i  temi.

"La Cgil di Catania ha già avviato una riflessione pubblica e interna sull'autonomia differenziata – ha dichiarato il segretario generale Giacomo Rota - tema che considera centrale per la tenuta democratica dell'istruzione, del welfare sociale e persino dei contratti nazionali, nonché per il rispetto della Costituzione stessa. Il nostro sindacato ha seguito il caso fin dal procedimento avviato dalle Regioni del Veneto, Emilia Romagna e Lombardia”. “Siamo preoccupati e perplessi – ha sottolineato anche la segretaria confederale della Cgil, Rosaria Leonardi - sia per l'assenza di un dibattito pubblico partecipato, sia per il serio timore che un provvedimento del genere possa aumentare le già notevoli  diseguaglianze tra regioni del Nord e del Sud”

Di “progetto dalla gravità senza precedenti” ha parlato Marina Boscaino “in un colpo solo – ha detto -  vengono annullati i principi di uguaglianza e solidarietà della Costituzione repubblicana, fondamenta della nostra democrazia”.” Le pretese autonomistiche differenziate, fondate sulla maggiore capacità fiscale, sono inaccettabili alla luce della nostra Costituzione, che riconosce al cittadino, e non ai territori, la titolarità dei diritti fondamentali – ha sottolineato   -Elena Tumeo  -Disegnare condizioni privilegiate, inoltre, sottrarrebbe lo Stato centrale alla responsabilità di attuare politiche pubbliche di riequilibrio territoriale, di contrasto alla divaricazione crescente dei redditi e di tutela di eguali diritti. Secondo i relatori, occorre che lo Stato redistribuisca le risorse secondo i bisogni reali delle popolazioni e non sulla base di presunti meriti o demeriti, con criteri oggettivi che sanino diseguaglianze ed ingiustizie storiche, che contrastino in maniera efficace il divario sempre più grave tra Nord e Sud del Paese e che garantiscano la piena fruizione dei diritti civili e sociali fondamentali a tutti i cittadini in ogni territo. La bozza di legge ferma in Parlamento, inoltre, non risponde alle problematiche che si pongono per l'attuazione dell'art.116, limitandosi alle definizioni dei LEP e lasciando un vuoto preoccupante. Siamo invece contenti che attraverso la formazione in occasioni come queste, siano veicolate informazioni importanti oltre che corrette e trasparenti". “Riteniamo che il dibattito sull’autonomia e sul decentramento – ha proseguito Renda-  non possa ignorare che ogni sistema decentrato ha la sua precondizione in uno Stato centrale che garantisca l’uniformità dei principi fondativi e del sistema perequativo”.

 

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