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Nuovi business: le regole per combattere "l'ignoranza manageriale"

STRAIGHTUP FOTO

Il mondo delle nuove imprese è diventato un catalizzatore per tutti coloro che decidono d'intraprendere un business nel campo dell’innovazione sociale e hi-tech. Ma non sempre chi si affaccia sul mercato globale possiede le competenze manageriali per affrontare le sfide altamente competitive di un contesto in continua evoluzione.

Questo il tema che ha guidato l’incontro con gli studenti dal titolo “Imprenditori Straight up! Manifesto contro l’ignoranza nel business: il Decalogo” che si è tenuto lo scorso 30 maggio al Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Sicilian Venture Philantropy (Svpf) nell’ambito delle iniziative del progetto ministeriale “Start Impresa”.

Studenti, imprenditori e accademici hanno fatto piena luce sulle criticità e sui punti di forza che segnano spesso il destino degli imprenditori: «In un’epoca in cui tanti si improvvisano sturtupper – ha dichiarato la prof. Elita Schillaci, ordinario di Imprenditorialità e Business Planning e presidente di Svpf - è necessario definire quali sono gli asset valoriali da seguire e soprattutto quali sono le regole che determinano il successo di un’azienda: più dell’80 % dei progetti imprenditoriali falliscono. Molto spesso analizzando le storie di insuccesso ci imbattiamo in casi in cui “l’ignoranza manageriale” è l’artefice principale dell'andamento di un'economia sempre più instabile. Non basta una buona idea per fare business, bisogna anche possedere le giuste competenze per poterla realizzare. Alla base di tutto – ha commentato - ci deve essere una solida cultura d’impresa e abbiamo voluto che fossero proprio i nostri studenti a esporre i punti del nostro decalogo: è importante far capire che non si può fare management e business senza conoscere le regole proprie di queste discipline. Come è emerso dai contributi degli studenti e dalle testimonianze degli imprenditori, possiamo affermare che in primo luogo bisogna potenziare i processi di apprendimento: basta con l’improvvisazione, in un contesto dove la business intelligence ricopre un ruolo sempre più pregnante, la fase di learning diventa cruciale».

Ma sono le risorse umane a fare la differenza, sia in termini organizzativi che in ambito relazionale: «Bisogna apprendere anche dagli errori, dai competitors e soprattutto dai clienti – ha affermato la prof. Schillaci – si devono conoscere e superare i propri limiti, ampliare la propria capacità di ascolto e scegliere accuratamente la squadra di collaboratori che ci affiancherà nella nostra avventura imprenditoriale».

«La conoscenza degli strumenti di pianificazione finanziaria diventa fondamentale per ancorare l’idea di impresa al mondo reale», come sottolineato da Marco Romano (prof. associato di imprenditorialità e Business Planning Università di Catania), mentre sul fronte delle imprese che hanno impiegato processi di apprendimento nella realizzazione del loro business sono arrivate le testimonianze di Donato Didonna (amministratore unico Cappadonia s.r.l) e Irene Spinello (direttore generale Algoritmi s.n.c), che ha illustrato le potenzialità di sviluppo legate all’impiego di software per l’analisi dei dati.

Informazioni e procedure che devono essere monitorate soprattutto durante la vita quotidiana delle aziende come puntualizzato da Maurizio Stella (dottore commercialista, consigliere dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Catania) e Melita Nicotra (assegnista di ricerca, Università di Catania).

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