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Giovedì, 30 Giugno 2022

Intervista a Francesco De Gregori

DB_FDG-Ottobre-2014-77-ALTA_Foto di Daniele Barraco-®

Abbiamo intervistato Francesco De Gregori che il prossimo 30 aprile terrà un concerto a Catanzaro.

Il nuovo disco, Vivavoce, prodotto da Sony/Caravan, che contiene tuoi hits ma anche un brano di Leonard Cohen, per esempio, e ospiti come Ligabue e Piovani, e' un album che ti sta dando delle grosse soddisfazioni.
E che sarà al centro di questo ritorno in Calabria, a Catanzaro, giorno 30, al PalaGallo, tappa del Vivavoce Tour dove aprirà il concerto Ylenia Lucisano.

Molto brava. Interessante voce. Il suo genere e' diverso dal mio, ovviamente. Si tratta di un pop con particolare attenzione a testo ed arrangiamento. Mi fa piacere dare una possibilità a una giovane artista. L'ho fatto anche a Roma e Milano, con Paolo Simoni. L'opening Act  è una strada, una possibilità in più per fare esperienza, farsi conoscere. Ylenia esegue anche brani in calabrese, questo vuol dire che la sua voce ha forti radici popolari.

Parliamo del De Gregori artista.
I tuoi testi hanno una propria autonomia. Penso ad esempio a La donna cannone (che rievoca la pittura di Chagall). Ma anche le musiche. Eppure sia testo che note son così sinergici...  Ma quanto De Gregori si sente poeta? E quanto musicista?

Poeta per niente, è un altro mestiere. In quel caso la parola deve vivere senza la musica. Uno scrittore di canzoni da parte sua deve saper dar voce sonora al testo, più o meno bello che sia.

Certo la canzone non è poesia, e' qualcos'altro. Ma la tua canzone, anche quella amaramente ironica di Viva l'Italia o quella sognante di Alice, come non definirla poesia? Magari una forma espressiva al passo coi tempi, a volte surrealista...


A dire il vero all'inizio della mia attività avevo letto molte cose dadaiste e surrealiste. Oggi il mio modo di scrivere penso sia normale perché è abbastanza diffuso un linguaggio creativo anche alogico cioè nel quale si superino anche i comuni nessi logici.

A proposito di cantautori, puoi regalarci un tuo pensiero su Lucio Dalla, su questa amicizia artistica che ha segnato in positivo la storia della musica popolare italiana contemporanea.


Lucio e' stato un grandissimo musicista. L'altra volta risentivo Quand'ero soldato, brano degli anni sessanta: che timbro! Che impressione vocale! Da suo collega devo dire che la vocalità di Lucio e' impressionante. Siamo stati amici per 40 anni ed ora avverto molto la sua mancanza. A volte spero invano uscendo di casa di trovare in vetrina il nuovo disco di Lucio Dalla nei negozi.  Ma questa è la vita.

Ti offri alla curiosità di media e pubblico senza problemi? Ed essere svelato come fanno Silvia Viglietti e Alessandro Arianti, nel libro "Francesco De Gregori, guarda che non sono io" (SVPress) che effetto fa? 


Nella mia vita privata non c'è segreto. Sono uomo di spettacolo e fa parte del mio lavoro essere esposto. Gli atteggiamenti da divo non mi riguardano. A volte viene frainteso il mio rifiuto di partecipare al circo del mondo pop ma non è così. Sono semplicemente una persona normale.

Parliamo del tuo rapporto con la letteratura. In particolare la tua rilettura di America di Kafka, nell'audiolibro edito da Emons, ci fa intendere che il nuovo mondo, il suo mito, ha influenzato i tuoi orizzonti non solo musicali?


Certo. Negli anni giovanili siamo stati sommersi dalla musica di Elvis Presley, di Bob Dylan, dalla cultura americana in genere. Io leggevo Faulkner, Hemingway... vedevo  i film di John Ford... ma anche il folk italiano ha fatto la sua parte.

Il 22 settembre all'Arena di Verona per Rimmel 2015 si annuncia una grande festa di musica.

A dire il vero sto ancora pensando alla scaletta con Caparezza Elisa Malika Sparagna, a Fedez, anche lui uno che vuole raccontare delle cose, ed altri che stanno aggiungendosi. Faremo le canzoni di Rimmel per questa festa di compleanno per i 40 anni del disco con tanti amici, non solo i parenti ovvero i cantautori.
L'intervista si chiude con un arrivederci al concerto di De Gregori, scrittore di musica dell'oggi, un oggi che lui astrae dal quotidiano, anche quello di ieri.

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