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Ex terroristi arrestati in Francia, in attesa dell'estradizione

Sono tutti tornati in libertà, con diverse restrizioni tra cui il divieto di lasciare il territorio francese, gli ex terroristi italiani posti mercoledì in stato di fermo in Francia nell'ambito dell'operazione “Ombre Rosse”. I processi davanti alla Chambre de l'Instruction della Corte d'Appello di Parigi, che dovrà entrare nel merito della richiesta di estradizione dell'Italia nei loro confronti, inizierà mercoledì prossimo. 

Ieri, dopo gli arresti del giorno precedente, si sono costituiti prima Luigi Bergamin e poi Raffaele Ventura: entrambi si sono presentati coi loro avvocati al Palazzo di Giustizia. È rimasto latitante solo Maurizio Di Marzio, per il quale scatterà la prescrizione il 10 maggio. Nove in totale gli arrestati: i giudici hanno convenuto di porre fine al fermo per tutti, accompagnando la decisione con misure cautelari: fra queste, appunto, il divieto di lasciare il territorio francese e l'obbligo di presentarsi a orari prestabiliti a un commissariato.

Su richiesta dell'Italia, il presidente Emmanuel Macron, con una maxi-operazione antiterrorismo in Francia, chiamata "Ombre Rosse", ha deciso di trasmettere alla giustizia dieci nomi, su duecento, dei brigatisti che il Belpaese reclama da anni.

Si tratta di membri delle Brigate Rosse condannati per atti di terrorismo in Italia durante gli anni '70 e '80 che, però, sono riusciti a fuggire nel Paese transalpino e da decenni, ormai, vivono lì sfuggendo alla giusta sorte che li attende in patria. Qualcuno già pregustava il sapore della giustizia immaginando un'estradizione rapida per far, finalmente, riposare serene le vittime dei brigatisti ma così non sarà. La procedura è ancora molto lunga e di conseguenza anche i tempi del loro ritorno in Italia. Nove dei dieci terroristi, tra l'altro, sono stati scarcerati e lasciati andare a casa. Una sola notte è durata la loro detenzione.

Divieto di lasciare il territorio francese, obbligo di presentarsi ad orari prestabiliti al commissariato più vicino e di rispettare tutte le convocazioni sono le restrizioni che dovranno rispettare. Per sicurezza, le autorità giudiziarie francesi hanno anche ritirato i loro documenti. Risultato ottenuto per il lavoro di Irène Terrel, storico avvocato dei brigatisti in Francia. "Si sono stabiliti da tempo in Francia, non esiste il rischio di fuga, sarà sufficiente che ogni giorno vadano a firmare in commissariato", è stata la sua spiegazione.
La decisione dei magistrati francesi non rappresenta una sorpresa per l'Italia.

La storia di tre giorni fa :

Sette ex terroristi italiani rifugiati in Francia sono stati arrestati a Parigi su richiesta dell'Italia, mentre altri tre sono in fuga e sono ricercati. I dieci sono accusati di atti di terrorismo risalenti agli anni '70 e '80.

La questione degli ex terroristi italiani rifugiati Oltralpe si è sbloccata con l'incontro a distanza l'8 aprile scorso tra i ministri della Giustizia dei due Paesi. Quella degli Anni di Piombo è una ferita ancora aperta, l'Italia non può più aspettare, aveva detto la ministra Marta Cartabia, sottolineando l'urgenza di dare subito seguito alla richiesta di assicurare alla giustizia gli ex terroristi, prima che per alcuni scattasse la prescrizione. Un'esigenza compresa da Eric Dupond-Moretti , che per la prima volta per il suo Paese aveva ammesso la necessità di "fare presto".  La data cerchiata sul calendario quella del 10 maggio, data in cui scatta la tagliola della prescrizione per l'ex brigatista Maurizio Di Marzio, che è uno dei tre ex terroristi in fuga. Per tutti gli arrestati di oggi si ferma il corso della prescrizione.

Ombre rosse': così è stato chiamato dalle autorità francesi e italiane il dossier riguardante gli ex terroristi italiani arrestati questa mattina in Francia. Dei 7 fermati, quattro hanno una condanna all'ergastolo: Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti. Per Alimonti e Calvitti, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni.

Sono in attesa di essere presentati al giudice per la comunicazione della richiesta di estradizione da parte dell'Italia. Secondo quanto apprende l'Ansa da fonti investigative francesi, gli arrestati sono Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse; di Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e di Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. I tre in fuga sono Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura.

"Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta. La memoria di quegli atti barbarici- afferma il premier Mario Draghi - è viva nella coscienza degli italiani". "A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime".

"A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime", conclude.

"Ha una portata storica la decisione della Francia, di rimuovere ogni ostacolo al giusto corso della Giustizia per una vicenda che è stata una ferita profonda nella storia italiana, per l'alto tributo di sangue versato e per l'attacco alle Istituzioni della Repubblica". Lo afferma la ministra della Giustizia Marta Cartabia. "Il mio pensiero oggi va innanzitutto alle vittime degli anni di piombo e ai loro familiari, rimasti per così tanti anni in attesa di risposte", aggiunge. "Ringrazio le autorità francesi e in particolare il ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, che fin dal nostro primo incontro ha mostrato una particolare sensibilità verso questa pagina drammatica del nostro Paese e una determinata volontà di collaborazione. In queste ultime settimane, c'è stato un intenso scambio di contatti a vari livelli delle Istituzioni, che hanno permesso di raggiungere questo storico risultato".

L'operazione "ha visto la collaborazione delle autorità francesi e italiane, con il coinvolgimento dell'esperto di sicurezza della nostra Ambasciata a Parigi. Questi ex brigatisti erano stati accusati e condannati in Italia per atti di terrorismo connessi a fatti di sangue tra gli anni '70 e '80. Massimo impegno per contrastare criminalità e terrorismo. Non si può fuggire dalle proprie responsabilità, dal dolore causato, dal male generato". Lo scrive su Fb il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

 "Sette brigatisti ricercati dall'Italia, catturati grazie alla collaborazione tra le due polizie italiana e francese, il Servizio di cooperazione internazionale di polizia della Criminalpol e l'Esperto per la sicurezza della Polizia di Stato, cui va un plauso corale per lo storico risultato". E' quanto scrive su Twitter il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia dopo l'arresto degli ex terroristi in Francia.

"Sette ex brigatisti arrestati in Francia su richiesta dell'Italia. Dopo aver sollevato il problema con la Lega al governo - tanto da aver dato la caccia a Cesare Battisti fino in Bolivia - ora la ritrovata autorevolezza del nostro Paese ci consente di festeggiare un altro successo. Grazie al governo e in primis al Presidente Mario Draghi, bene la collaborazione della Francia". Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini.

L'Eliseo, in merito all'arresto degli ex brigatisti italiani, ha precisato che la decisione del presidente Emmanuel Macron "si colloca strettamente nella logica della 'dottrina Mitterrand' di accordare l'asilo agli ex brigatisti, eccetto ai responsabili di reati di sangue'". La compilazione della lista dei 10 nomi (7 arrestati e 3 in fuga) è il frutto "di un importante lavoro preparatorio bilaterale, durato diversi mesi - sottolinea l'Eliseo - che ha portato a prendere in considerazione i reati più gravi".

"Il presidente Emmanuel Macron - ha fatto sapere l'Eliseo - ha voluto risolvere questo problema, come l'Italia chiedeva da anni. La Francia, anch'essa colpita dal terrorismo, comprende l'assoluto bisogno di giustizia delle vittime". Inoltre, questa decisione - continua l'Eliseo - "rientra nella logica della necessità imperativa di costruire un'Europa della giustizia, in cui la reciproca fiducia sia al centro".

Gli arresti degli ex brigatisti in Francia non sono solo una soddisfazione per noi parenti delle vittime, ma per tutto il nostro Paese. E' una giustizia che doveva essere assicurata molto tempo fa". Così Adriano Sabbadin, figlio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso nel 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia) dai Pac, commenta l'operazione svolta dall antiterrorismo a Parigi. "I nostri morti non sono andati in prescrizione' - aggiunge - e mi dispiace che Luigi Bergamin - che partecipò all'omicidio Sabbadin ndr. - sia riuscito a fuggire, ma sono fiducioso che possa essere catturato. Questi non sono da considerare ex terroristi".

Irene Terrel, storica avvocatessa degli ex terroristi italiani in Francia, ha denunciato stamattina un "tradimento senza nome da parte della Francia". "Sono indignata - ha detto la Terrel dopo l'arresto di 7 ex brigatisti - e non ho parole per descrivere questa operazione che assomiglia a una piccola retata".

"Gli arresti odierni avvenuti a Parigi di persone anziane, in alcuni casi gravemente malate come Giorgio Pietrostefani, a quasi mezzo secolo di distanza dai fatti per i quali sono stati condannati sono l'effetto del diritto alla vendetta". Lo dichiara Sergio Segio, ex esponente di Prima Linea che ha scontato 22 anni di carcere per i delitti commessi negli 'Anni di piombo' e da anni ormai con il Gruppo Abele impegnato nel sociale.

Un periodo quello cosiddetto degli 'Anni di piombo' non passato alla storia, dice Sergio se si continua a trattare come cronaca, inseguendo ai quattro angoli del mondo uno sparuto gruppetto di persone anziane, e da decenni pur faticosamente integrate, affinché 'non la facciano franca' ". Protagonisti di"un periodo cupo e insanguinato per il quale le ferite personali di chi è stato direttamente o indirettamente colpito esigono rispetto e considerazione, ma che non devono e non possono trasformarsi in vendetta, come sta avvenendo".

Giorgio Pietrostefani è stato il fondatore con Adriano Sofri di Lotta Continua. E' stato condannato a 22 anni, con Sofri, come mandante dell'omicidio Calabresi, del quale si è sempre dichiarato innocente, come gli altri imputati (ad eccezione di Leonardo Marino). Ha scontato solo una minima parte della pena (circa 2 anni) essendosi poi rifugiato in Francia protetto dalla dottrina Mitterrand. La pena (ridotta a 16 anni da alcuni indulti, quindi 14 anni da scontare) si prescriverà nel 2027 (non è stata contestata l'aggravante di attentato a fini di eversione, ma il reato comune di concorso morale in omicidio).

Dai  tre che erano in fuga, solo Di Marzio e latitante

Luigi Bergamin viene considerato l'ideologo dei Proletari armati per il comunismo, il cui membro piu' famoso è Cesare Battisti, catturato nel gennaio 2019 in Bolivia dopo una lunga latitanza ed estradato in Italia. Bergamin  è stato condannato tra l'altro per l'omicidio del macellaio Lino Sabbadin e la sua pena sarebbe vicina alla prescrizione.

L'ex brigatista Maurizio Di Marzio, 5 anni residui da scontare, partecipò con Giovanni Alimonti al tentativo di sequestro del vice questore Nicola Simone, rimasto gravemente ferito. La sua condanna scadrebbe il 10 maggio.
Raffaele Ventura, gia' esponente delle Formazioni comuniste combattenti, ha condanne per oltre 20 anni e fu riconosciuto anche tra i responsabili in concorso morale per l'omicidio del vice brigadiere Antonino Custra avvenuto nel maggio del '77 in via De Amicis a Milano durante una manifestazione.

Raffaele Ventura, gia' esponente delle Formazioni comuniste combattenti, ha condanne per oltre 20 anni e fu riconosciuto anche tra i responsabili in concorso morale per l'omicidio del vice brigadiere Antonino Custra avvenuto nel maggio del '77 in via De Amicis a Milano durante una manifestazione.

Fonte ansa / agi / il giorno / Il giornale

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