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Tsipras twitta «non vogliono un accordo»

Nonostante l'ottimismo degli ultimi giorni e le voci di un accordo già oggi tra Grecia e creditori per evitare il default di Atene, Alexis Tsipras non avrebbe convinto i suoi interlocutori.

Tsipras lunedì scorso aveva presentato un pacchetto di misure che comprende aumenti delle tasse sulle imprese e sugli alti redditi individuali, per raggiungere gli obiettivi di bilancio fissati dai creditori idonei e ricevere così nuovi aiuti finanziari.

A rivelarlo sarebbe stato lo stesso premier greco parlando con i suoi alleati di governo e accusando l'Europa di non voler effettivamente salvare il Paese: "La non approvazione delle misure compensative non è mai accaduta prima. Né in Irlanda, né in Portogallo... in nessun posto", avrebbe detto Tsipras, "Questo atteggiamento può solo significare due cose: o non vogliono l’accordo o sono al servizio di interessi specifici in Grecia".

L'annuncio ha avuto immediatamente ripercussioni sullo spread tra Btp e Bund: dopo aver raggiunto un picco sopra i 140 punti base, il differenziale di rendimento tra il decennale italiano e il pari scadenza tedesco, è poi sceso intorno ai 130 punti base e, in seguito, è tornato sotto la soglia dei 130.

I creditori internazionali della Grecia rifiutano la proposta di riforme di Atene e «non vogliono un accordo», twitta Tsipras denunciando «uno strano atteggiamento». Dietro la posizione delle istituzioni, spiega il premier greco, ci possono essere due possibilità: «O non vogliono un accordo o stanno servendo interessi specifici».

Tsipras è pronto ad incontrarsi con il presidente della Banca Centrale, Mario Draghi, con il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde e con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nel tentativo di raggiungere un accordo prima delle scadenza del piano di salvataggio fissato per il prossimo 30 giugno, giorno in cui la Grecia dovrà rimborsare 1,5 miliardi di euro al FMI.

Oggi Tsipras incontra il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, Mario Draghi, Christine Lagarde e il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem, mentre alle 19 si riunirà di nuovo l’Eurogruppo. Fonti vicine ai creditori, però, fanno sapere che i negoziati non si sono interrotti e le trattative proseguono.

Intanto i  capi di Stato e di governo della Ue, riuniti domani e venerdì al vertice europeo, si aspettano solamente di approvare l’accordo raggiunto all’Eurogruppo sulla Grecia. È quanto spiega un alto funzionario europeo, in attesa che nel pomeriggio si riunisca
un Eurogruppo straordinario per arrivare a un’intesa sul piano di riforme di Atene. "I leader non vogliono negoziare, ma accogliere giovedì mattina l’accordo raggiunto questa sera o questa notte all’Eurogruppo", spiega la fonte. I capi di Stato e di governo europei daranno dunque domani il loro via libera al principio della solidarietà fra paesi Ue ma non all’imposizione di criteri di redistribuzione da parte di Bruxelles. "È stato chiaro dal mese di aprile che il sistema delle quote obbligatorie non avrebbe avuto il via libera degli Stati - ha spiegato un alto funzionario del Consiglio - ma d’altra parte la volontarietà non può essere una scusa per non fare niente o fare qualcosa che non aiuta i Paesi in prima linea". La Commissione Ue intende comunque mantenere la sua proposta sulla redistribuzione obbligatoria di 40.000 richiedenti asilo da Italia e Grecia verso il resto di Europa nei prossimi due anni, ha affermato la vicepresidente della Commissione Ue, Krystalina Georgieva, al termine della riunione settimanale dell’esecutivo Ue a Bruxelles. "Manteniamo la nostra proposta", ha detto Georgieva. I leader europei si apprestano comunque domani, al vertice in programma a Bruxelles, ad approvare una redistribuzione solamente volontaria dei richiedenti asilo, secondo diverse fonti diplomatiche europee concordanti.

La proposta della Commissione europea di imporre quote obbligatorie agli Stati membri per ricollocare 40 mila migranti arrivati in Italia e Grecia non passerà al vertice Ue di domani e venerd

Insomma a quanto pare l'Ue non ha alcuna intenzione di dare concreatmente una mano all'Italia ridistribuendo gli immigrati e i profughi nei Paesi membri. Una mossa quella dell'Ue che di fatto non risolverà l'emergenza immigrazione a casa nostra. Il governo non è riuscito a battere i pugni sul tavolo. Per Renzi un altro flop in Europa

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