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Migranti, numeri da record in Italia

Nel mezzo del Canale di Sicilia varie unità navali civili e militari coordinate dalla Guardia Costiera nell'ambito di più di quaranta differenti operazioni hanno salvato dal mare oltre seimila e cinquecento profughi salpati dalle spiagge dell'Africa settentrionale. Le operazioni di soccorso sono state svolte circa a venti chilometri al largo della città libica di Sabratha, nella parte più occidentale del Paese, quasi al confine con la Tunisia. Come spesso accade, i migranti si trovavano alla deriva su imbarcazioni sovraccaricate, senza carburante a sufficienza e assolutamente non in grado di tenere il mare.

Negli ultimi quattro giorni sono addirittura diecimila le persone soccorse in alto mare fra la Libia e l'Italia. Solo domenica diverse unità della Marina Militare italiana e della Guardia Costiera avevano tratto in salvo oltre mille e cento altri profughi. Secondo i dati dell'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni riportati da BBC, oltre 275.000 altri disperati aspettano di salpare sulle coste libiche.

Da parte nostra ci atteniamo all'accordo" siglato con la Turchia, "speriamo che l'altra parte faccia altrettanto". Così Alexander Winterstein, portavoce della Commissione Ue a chi chiede di commentare la dichiarazione del premier bulgaro Boiko Borissov oggi a Istanbul per incontrare il primo ministro turco Binali Yildirim. Borissov ha infatti messo in guardia su una possibile nuova ondata di profughi dalla Turchia, se l'Ue non concederà lo stop dei visti.

Intanto dopo il viaggio in Turchia, Borissov vedrà domani la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino, per parlare anche della crisi dei migranti. Un incontro tra Merkel ed il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, sempre a Berlino, è in agenda per il 2 settembre. Intanto, la pubblicazione della "prossima relazione sui progressi fatti da Ankara sulla roadmap per la liberalizzazione dei visti è prevista per settembre", spiega la portavoce Natasha Bertaud.

"Negli ultimi due giorni una delegazione di alto livello di esperti del Servizio di azione esterna e della direzione generale Affari interni è stata in Turchia per parlare dei negoziati di accesso all'Ue e di liberalizzazione dei visti. I risultati di questi colloqui confluiranno nel report di settembre", specifica Bertaud. Secondo la scorsa relazione, restavano ancora cinque criteri da rispettare", alcuni con limiti temporali oggettivi di applicazione, per questo la finestra è stata ampliata. "Dei cinque, l'accordo di riammissione tra l'Ue e la Turchia è ormai entrato in forza". L'ostacolo principale sembra essere ancora la revisione della legge anti-terrorismo.

Quest'anno sono già arrivati in Europa oltre 284mila immigrati, di cui circa 106mila in Italia. Fra quelli diretti nel nostro Pese, oltre 2700 persone hanno perso la vita in mare.

Nel frattempo cresce la tensione a Calais, sulla sponda francese della Manica. Nell'accampamento improvvisato della "Giungla" si trovano al momento 6900 persone secondo le stime ufficiali, ma le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio ritengono che non possano essere meno di diecimila. Tutti fermamente decisi a passare in Gran Bretagna con ogni mezzo.

L'aumentato numero di profughi accalcatisi alla periferia della città francese contribuisce ad esasperare gli animi di residenti e soprattutto degli autotrasportatori, sempre più spesso vittime di veri e propri attacchi da parte dei migranti, che non esitano a fermare i tir lungo l'autostrada pur di intrufolarsi nel cassone. Per questo lunedì prossimo alle sette del mattino è stato convocato un doppio corteo dalle vicine città di Dunkerque e Boulogne-sur-Mer, che dovrebbe culminare in un blocco autostradale.

Nel frattempo il candidato repubblicano alle elezioni del 2017 ed ex presidente Nicolas Sarkozy ha rimarcato - in chiave evidentemente propagandistica - la necessità di "spostare" la Giungla di Calais su suolo britannico. La questione, per la verità, è regolata da accordi bilaterali anglo-francesi che stabiliscono come la frontiera sia da collocarsi in suolo transalpino. Al netto di qualche polemica all'indomani del voto sul Brexit, pare che lo status quo non debba subire, almeno per il momento, revisioni.

 

 

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