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Domenica, 24 Ottobre 2021

Amore che d’amor si nutre e sazia, incontro con la poetessa Fulvia Marconi

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Ho incontrato per la prima volta la poetessa e scrittrice Fulvia Marconi circa un anno fa, durante un cenacolo letterario organizzato dalla prestigiosa “Accademia V. Alfieri” di Dalmazio Masini a Firenze, patria del “dolce stil novo”. Conversando con lei, ho avuto immediatamente la percezione del suo intenso coinvolgimento emotivo e spirituale verso le arti letterarie.

Ho avuto conferma di ciò proprio da Fulvia, artista a tutto tondo, gentile, sensibile, colta ed esigente, in particolare quando si parla di poesia e prosa. Sin da bambina, rivela una naturale attitudine nell’esprimere ogni sua emozione attraverso la scrittura, tanto che, appena adolescente, è già iscritta presso la SIAE in qualità di “Autore di parte letteraria”.

Questo suo sconfinato amore per la letteratura nel tempo verrà espresso, in modo icastico e soave, anche attraverso l’accezione poetica; gli eccellenti premi e i numerosi riconoscimenti ottenuti nell’ambito di concorsi letterari su scala nazionale le daranno conferma del suo talento ed oggi il suo nome è ben noto nell’universo poetico, dove è stimata ed apprezzata da tutti.

In quest’ultimo decennio ha pubblicato una raccolta di poesia ed alcuni libri, riscuotendo un notevole successo.

Nel 2010 l’Associazione Culturale Internazionale “Universum-Switzerland” le conferisce la nomina di Presidente Regionale responsabile per la Regione Marche. Sempre nello stesso anno ha ideato il Premio Letterario “Laudato sie, mi’ Signore”, del quale è Presidente e che, in collaborazione con l’OFS (Ordine Francescano Secolare) e la Biblioteca Storica Francescana e Picena, da allora ogni anno organizza nella città di Falconara Marittima.

Lo scorso 11 0ttobre, in un’atmosfera avvolta di spiritualità, presso il Convento dei Francescani della cittadina marchigiana si è svolta la Cerimonia di Premiazione della VI edizione di questo Premio Letterario, diventato ormai un tradizionale appuntamento con la cultura largamente condiviso, vista la partecipazione di poeti provenienti da ogni parte d’Italia e non solo.

 

Dal 2009 partecipa a Premi Letterari in qualità di membro delle Commissioni esaminatrici. Nell’aprile 2014 ha pubblicato il suo 4° libro “Amore che d’amor si nutre e sazia” (Edizioni Di Felice).

Nell’aprile 2014 ha pubblicato il suo ultimo libro “Amore che d’amor si nutre e sazia”(Edizioni Di Felice), un titolo straordinario, la sintesi di un concetto infinito. L’amore è quindi la poesia delle emozioni, di cui nutrirsi per trovare appagamento?

L’amore è un sentimento avido di meraviglie, un impulso imprevedibile, che condiziona il pensiero di ogni essere umano e quindi anche il mio essere donna non è immune dalla prepotenza di questa percezione, che segretamente si insinua, fin nell’inconscio.

L’enigma al quale nessun uomo è mai riuscito a dare spiegazione è proprio questo sentimento che sorprende e confonde, che ci perde e ci ritrova sempre più deboli e indifesi nei confronti del suo allettamento. Infatti, è proprio l’amore che detta le sue leggi e il poeta non fa altro che trascriverle, traducendo la passione o lo sconforto, in versi più o meno accattivanti.

Il dolore e il piacere si occultano tra le parole e rimbalzano tra le righe, esaltando il sentire di chi scrive, come una sorte di magica rivelazione di un immaginifico sentire.

Toni e stili molto diversi tra loro convergono, comunque, nella totale interezza dello slancio affettivo.

Anch’io, pertanto, mi reputo succuba di questa emozione che imprigiona la mente e i sensi, amplificandosi con l’aiuto della fantasia e della speranza.

Il sommo Poeta Dante Alighieri a proposito dell’amore, affermava: “L’amore…non è altro che unimento spirituale del’anima e de la cosa amata”. Quale posto occupa la spiritualità nella sua espressione poetica?

Ognuno di noi vive la propria storia d’amore con energia o rassegnazione e proprio questa energia, che illude o rasserena, ha il fulcro incuneato nell’anima.

Dice il Poeta: ‘’Morire, dormire, forse sognare’’, ed è proprio il sogno che ci spinge a vivere l’amore all’unisono con la nostra anima che, molto flebilmente suggerisce, facendo evolvere o involvere la stabilità dei sentimenti.

L’amore spirituale è quello che resiste anche senza essere ricambiato, poiché esso non accetta né condizionamenti né regole.

A mio vedere, non è possibile isolare il cuore dalla mente o dall’anima, per cui affinché sia totale il dominio sull’uomo, ogni cellula del corpo deve essere completamente assorbita dalla interezza del sentimento.

Preziose gemme sono gli stupori dettati da turbamenti, più o meno inquieti, che spesso recano insicurezza e forse anche annullamento della volontà, ma nell’architettura del nostro essere, l’amore, come già detto si dilata, invadendo ogni fibra dell’essere umano.

Noi apparteniamo ad una generazione in cui la didattica poggiava le basi su regole e principi molto rigidi e la loro osservanza ha in qualche modo determinato ciò che siamo oggi. Qual è il suo ricordo delle insegnanti di materie letterarie?

Essendo piuttosto portata per le materie letterarie, non posso avere che ottimi ricordi circa le mie insegnanti.

Ho memoria della mia maestra delle elementari che mi incitava a scrivere, soprattutto nel periodo natalizio, delle poesiole che poi, regolarmente, mi faceva leggere per omaggiare le visite del direttore didattico.

Il gusto della parola, già da bambina, era vivo in me e già allora i miei scritti anelavano all’amicizia, alla speranza e alla risoluzione del male, cosa che, purtroppo, la maturità ha trasformato in amara delusione. Ma il tempo della scuola resta, comunque, un periodo radioso, tutto ciò grazie alle mie insegnanti che sono riuscite a seminare il tenero virgulto della poesia in un terreno, a dire il vero, già piuttosto fertile.

Potrei sapere la sua personale opinione nei confronti della scuola del terzo millennio?

Ho avuto il piacere di conoscere tanti bravissimi insegnanti che, tramite lo sviluppo di progetti e procedimenti scolastici, hanno indirizzato i propri alunni a ricercare la strada dell’arte.

La ricerca del sé, soprattutto, costituisce la base per procedere verso l’amore spirituale, del quale abbiamo parlato precedentemente e noto, organizzando e partecipando a vari premi letterari, che oggi i giovani si avvicinano alla poesia con una certa curiosità o cautela, quasi in punta di piedi, come se avessero paura di profanare un altare non destinato alle loro preghiere.

È proprio grazie a questi docenti che, forse, nel futuro avremo nuove menti che renderanno più fulgida la stella della nostra letteratura.

Vorrebbe parlarmi della sua opera prima di poesie “Sulle ali dei sogni”(2007, Nicola Calabria Editore)?

La silloge ‘’Sulle ali dei sogni’’ rappresenta un sintattico gioco giovanile. Timide trasparenti rivelazioni sull’immaginifico, quando affascinata da ogni cosa che mi circondava e, con palesi e ingenue aggettivazioni, svelavo il mio mondo al mondo. Trapelavano già i moti classici di uno scrivere portato alla poesia tipica della tradizione italiana, ma ero anche alquanto insicura, pronta a mutarmi ed arricchirmi grazie alle svariate esperienza offerte o pagate alla vita. Una ricerca di me stessa, dei miei cambiamenti di umore, di carattere, un ritratto dai lineamenti vaghi e sfuggenti; questo è ciò che penso del mio primo lavoro che, naturalmente, oggi non rispecchia più il mio attuale sentire letterario, ma, comunque, suscita in me ancora tanta tenerezza, come se guardassi una foto di me bambina.

Il sogno, quell’affascinante viaggio del nostro inconscio, è un rifugio dove trovare appagamento, seppur illusorio?

Come precedentemente citato, la letteratura ha le sue regole a volte costanti altre volte mutevoli, ma tutte si incorporano nella fantasia e nel sogno.

Sfuggire la tristezza, molto spesso offerta dalla vita, è per me il ritrovamento di ciò che sogno e che ho sempre sognato, una ricerca nelle piccole cose che amo e che ho sempre amato. ‘’Esserci’’ negli attimi ormai concessi soltanto ai ricordi e che, mai rimossi, riemergono costantemente lasciando tracce indelebili nella psiche e nel carattere. Sognare è la massima difesa concessa a chi cerca di identificare la vita in un’esistenza priva di quella preziosità anelata.

In poesia la componente onirica riesce opportunamente a curare le ferite inferte dalle quotidiane delusioni, oppure, è solo foriera di nuove fonti d’ispirazione, attraverso mille impercettibili sfumature poetiche?

Il rapporto tra il sogno e la poesia è la cellula d’incontro tra la realtà e la fuga dalla concretezza. E’ un gioco, forse neanche meditato, dove l’istinto tenta la sua partita. Nel verso l’incantesimo spaura lo sconforto e allo stesso tempo infierisce ampliando il senso di vuoto, pertanto, lo scrivere è quella ferita che si cura, per poi nuovamente degenerare. Ogni componimento è l’ambizioso progetto atto ad illuminare, in maniera sorprendente, le suggestioni del poeta; è il preludio di uno stato d’animo che non concede tregua e si amplia con sorprendenti trastulli verbali.

Il filosofo A. Schopenhauer in uno dei suoi tanti illuminati aforismi afferma: “La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro. Leggerle in ordine è vivere, sfogliarle a caso è sognare.” Lei è d’accordo?

 

Assolutamente si! Sono d’accordo con la saggezza espletata da questo aforisma, poiché sono le nuove e impreviste emozioni che impreziosiscono la vita; sono le maschere che nascondono la realtà a darci il brivido dell’incognito e l’inquietudine che, tanto spesso, accompagnano l’artista divenendone poi spose e sorelle.

A tal proposito: ‘’Non mi resta che spezzare gli ultimi lacci e poi gettarmi nel mio mare’’ scrisse D’Annunzio ad un amico, a dimostrazione di non voler essere agganciato alla consuetudine, ma di gettarsi libero tra i marosi della sua storia.

Qual è il poeta, fra i contemporanei e non solo, al quale si sente più empaticamente legata?

Non voglio fare nomi anche perché mi sarebbe impossibile indicarne uno o due.

Ogni autore ha qualcosa da insegnare, fosse anche un’unica sensazione. L’artista lascia la propria impronta, regala quel ritratto che egli stesso ha costruito e dato in pasto ai lettori, pertanto è difficile stabilire predilezioni assolute confrontando i vari autori; sarebbe come paragonare un Van Gogh con un Picasso, stili diversi, ma entrambi estremamente interessanti.

Dal 2010 lei è presidente del Premio Letterario Internazionale “Laudato sie, mi’ Signore”, del quale cura personalmente l’organizzazione. Vorrebbe parlarmi della VI edizione 2015, che si è appena conclusa?

Ben 257 autori hanno onorato questa VI° edizione con 604 poesie suddivise nelle tre sezioni.

Un premio che si caratterizza ogni anno di più come una buona identità letteraria affinandosi, oltre che nel riconoscimento del ‘’bel verso’’, anche nei meandri della coscienza e dell’autocritica.

Colgo questa occasione per ringraziare ancora una volta quanti hanno sostenuto con tanto vigore il premio che, metaforicamente parlando, sorvola quella realtà, a tutti noi ben nota, di un mondo sempre più egoista ed egocentrico, per planare nella serenità e pace di un monastero dedicato al Poverello d’Assisi. Una stragrande maggioranza di buoni lavori sono stati sottoposti ai Signori della Commissione Giudicatrice, ma anche il ‘’Laudato sie, mi’ Signore’’ ha la regolamentazione di ogni altro concorso del genere, pertanto, si è dovuto stilare una graduatoria, ma non posso assolutamente escludere la validità dei componimenti non risultati finalisti.

Lei è stata nominata “Donna Universum 2012” nella sezione Cultura ed anche Ambasciatrice di Pace. Qual è il suo messaggio di pace, rivolto ad un mondo travagliato da guerre, efferate violenze, ideali in disuso e sempre più labili certezze?

Difficile dire senza dover ricorrere alla retorica.

Ero ancora bambina e gli insegnanti mi inculcavano nella mente che la parola uccide più della spada, e allora combattiamo la nostra battaglia con la penna, con le speranze e con l’arte. Lasciamo a figli e nipoti una ricchezza tratta dalla letteratura. Cimeli consapevoli, formati da parole prese in prestito all’immaginazione e che saranno gli oracoli del futuro.

Esorcizziamo le negatività con disegni dedicati alla vita e con l’incantesimo della volontà, così, forse, le illusioni si concretizzeranno in un’alchimia di pace.

Auguro a tutti gli artisti che l’eccitazione data dall’arte, anche una volta smarrito il primo ardore, possa proseguire nella meditazione, sviluppando intuizioni mature e evitando la mancanza dell’esserci in questo meraviglioso giro di giostra.

 

 

 

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