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Giovedì, 27 Luglio 2017

Fisco e casa, nuovo rapporto

C’è poco da fare, il rapporto tra Fisco e casa è cambiato. C’è stata un’inversione di tendenza, netta. Ma sarà sufficiente per ridare fiato all’immobiliare? Ne hanno discusso rappresentanti del Governo, parlamentari e giuristi al tradizionale appuntamento di settembre della Confedilizia a Piacenza, che ha aperto come da collaudata consuetudine – è stato il 23° Convegno – le riflessioni destinate a dare la traccia degli orientamenti che si svilupperanno nell’autunno. Un appuntamento importante e di tradizione, che peraltro si è rinnovato: quest’anno la parentesi dedicata all’aggiornamento sui lavori parlamentari è stata trasmessa in streaming sul sito (www.confedilizia.it) della proprietà immobiliare.

Il futuro dell’immobiliare, allora. Qualcosa – partiamo da questa constatazione – si muove, comincia a muoversi. Gli ultimi provvedimenti (e decisioni) del Governo e della maggioranza parlamentare hanno tolto lo scoramento che aveva preso i più, è subentrato un cenno di fiducia. L’abolizione dell’Imu, la sua sostituzione con la service tax (tassa istituita “in luogo” dell’Imu, dice il comunicato ufficiale del Governo), l’incoraggiamento fiscale all’affitto, l’apertura alle nostre proposte per un Catasto trasparente e controllabile (dall’interno e da fuori), sono segnali importanti. Come fondamentale (per chi l’ha colto nella sua interezza) è il passaggio dalla tassazione della proprietà in sé (ad libitum, quindi; senza riferimenti) alla tassazione dei servizi ricevuti (che non potrà non essere oggettivamente collegata all’entità e alla qualità dei servizi stessi). Ancora: decisivo (per poter aprire il cuore alla speranza) è l’apertura ad un federalismo competitivo tra enti impositori (che andrà controllato, anche aprendo a sistemi – o Autorità – che evitino accordi elusivi, per non dire collusivi) contenuta nell’impalcatura stessa della service tax (la vera novità, rivoluzionaria – per enti e contribuenti – se non sarà distrutta dai provvedimenti applicativi).

Cauto ottimismo, dunque, per il mercato immobiliare. Che va però riempito di nuovi, coerenti contenuti con i provvedimenti applicativi in certi casi (Catasto e service tax) e con i provvedimenti cornice in altri. Gli strumenti per il rafforzamento della fiducia sbocciata sono presto individuabili: il Decreto Fare 2 (previsto per i primi del prossimo mese) ed il Collegato alla legge di stabilità oltre che quest’ultima direttamente. Sono i “treni” legislativi per rimuovere un’inopinata previsione di nullità che blocca da più di un mese la stipula delle locazioni e delle compravendite; per rimuovere anomalie della riforma del condominio che bloccano la formazione degli amministratori e i lavori straordinari nei condominii; per definire i contorni (in atto, equivoci) della morosità incolpevole stabilita nel decreto Imu; per correggere certe storture della Tares (il sostanziale, unico criterio della superficie penalizza il nostro patrimonio storico); per rimuovere la discriminazione sull’invenduto privato e gettare basi eque del trattamento tributario dello sfitto involontario. Soprattutto, si dovrà intervenire – con coraggio e contro potenti lobby sostenute dal potere mediatico – contro una sclerotizzazione dell’affitto ad uso diverso dall’abitativo che in atto, ancora governato da un’intoccata legge di 35 anni fa (equo canone), condanna alla morte i piccoli esercizi commerciali, artigianali e industriali, anche impedendone il rinnovo generazionale. Tutti lussi che questa Italia – se crede, e spera, nella rinascita – proprio non può permettersi.

Corrado Sforza Fogliani

Presidente Confedilizia

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