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Giovedì, 15 Novembre 2018

Teologia, Filosofia e nascita dell’Occidente

L’Occidente, così come lo conosciamo, è il frutto di una corretta impostazione della relazione Creatore/creato; relazione, che raggiunse la sua massima sintesi, nel pensiero di San Tommaso d’Aquino(1225-1274), il quale seppe amalgamare, adeguatamente, elementi del pensiero giudaico-cristiano. Pensiero cristiano, ovviamente, ben innervato dalla filosofia greca. Evidenza, questa, che per motivi ideologici, non si volle riconoscere ufficialmente, al tempo del varo dei Trattati europei. Sull’argomento, ha scritto cose puntuali il padre domenicano Giovanni Cavalcoli. La citazione è un po’ lunga, ma meritevole di essere riportata per intero:«Il vero Dio biblico è un Assoluto che appare al vertice e al di sopra della scala degli esseri, come sommo Ente, come l’“Altissimo” su tutti gli altri enti del mondo e su “tutti gli dèi”: un Ente imparagonabile con tutti gli altri, eppure dal Quale tutti gli altri provengono ed al Quale tutti gli altri conducono. Certo anche per la Bibbia il mondo appartiene a Dio, ma non come un qualità o un accidente dell’essenza divina, bensì come un insieme di sostanze o di beni appartiene ad una persona dei quali essa è proprietaria e che sono soggetti al suo governo. Il vero concetto di creazione, confermato dalla Bibbia, è raggiunto dalla ragione sulla base di un cammino ovvero un procedimento induttivo, per il quale il nostro sapere, iniziando con la percezione delle cose sensibili, da questa percezione giunge a sapere che Dio esiste come creatore dell’universo. Nella Scrittura la ragione scopre che le cose sono state create dal nulla e con ciò stesso scopre l’esistenza di Dio e di Dio libero creatore e governatore del mondo. Il Dio biblico quindi non è un’anima del mondo che dà forma al mondo o un principio impersonale del mondo dal quale il mondo vien dedotto come si deducono le proprietà di un triangolo dall’essenza del triangolo o le conseguenze necessarie di un primo principio razionale o intuitivo. Il Dio biblico è invece una persona infinitamente sapiente, potente e provvidente, dalla quale il mondo trae origine non in modo deterministico come dalla scintilla nasce il fuoco o dalla pianta nascono i frutti o dal sole escono i raggi o per sviluppo logico, come dall’implicito sorge l’esplicito o dall’indeterminato si ricava il determinato o come il singolare deriva dall’universale. Dio infatti è una persona, per cui il mondo trae origine da lui in modo simile al quale una nostra opera trae origine da una nostra idea e da una libera decisione della nostra volontà […] l’uomo biblico ha coscienza del fatto che il mondo è contingente, che esiste ma potrebbe anche non esistere. […] L’uomo biblico sa per esperienza che esiste il mondo come insieme di enti finiti, divenienti, diversificati, contingenti, causati, relativi. Il mondo non è l’essere, ma un insieme innumerabile di esseri. Essi hanno l’essere, ma non sono l’essere. Solo Jahvè è l’Essere sussistente. […] Tutto ha una ragione, ha un senso, un perché, che però rimanda a un principio e ad un fine estrinseci: Dio ordinatore e Signore dell’universo». L’uomo occidentale medio dei nostri giorni, dunque, non ha la più pallida idea di quanto sia debitore, rispetto alle cosiddette conquiste – non sempre lo sono … – civili di cui va fiero, di una corretta concezione del Creatore e del suo rapporto con le creature. Se ne accorse, eccome, il  sociologo delle religioni Rodney Stark, il quale riflettendo sul ruolo del Cristianesimo e, in particolare, della Teologia razionale nella genesi dello sviluppo, della libertà e delle ricchezze dell’Occidente scrisse: «E’ stato il cristianesimo a creare la civiltà occidentale. Se i seguaci di Gesù fossero rimasti un’oscura setta ebraica, la maggior parte di voi non avrebbe imparato a leggere e gli altri leggerebbero papiri scritti a mano. Senza una teologia affidata alla ragione (…) il mondo intero sarebbe oggi più o meno dove le società non europee erano, diciamo, nel 1800: un mondo pieno di astrologi e alchimisti, ma non di scienziati». Il perché è presto detto. Il pensiero medievale avendo combattuto l’emanazionismo di Plotino (204 d.C-270d. C), – secondo il quale il mondo sarebbe uscito obbligatoriamente, di necessità, dalle mani di Dio, dunque, come un prodotto, eventualmente, non voluto, – giunse alla retta conclusione, che il mondo dovesse essere una cosa buona. Una cosa obbligata, infatti, non essendo voluta, potrebbe essere anche negativa: questo, peraltro, è quel che ha sempre insegnato il pensiero gnostico, interpretando la creazione materiale, come uno sbaglio di Dio sul quale era doveroso intervenire mediante la sapienza nascosta e nota solo a pochi iniziati. Inoltre, l’Assolutezza di Dio significava, che non avendo Egli bisogno delle creature per giungere a perfezione, ha creato il mondo volontariamente. La volontà è sinonimo di Amore: Dio ci ha chiamati ad esistere, ad uno ad uno, partecipandoci Lui stesso. È facile accorgersi, di come un conto sia l’essere “sbattuti” nel mondo da forze cieche ed oscure, ed un altro sia quello di essere chiamati all’esistenza dall’Amore, che null’altro vuole, se non il nostro bene.

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