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Venerdì, 01 Luglio 2022

Brexit, Merkel: un colpo al processo di integrazione

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L'addio degli inglesi all'Unione europea ha ridato forza a tutti gli Euro scettici del vecchio continente. Per Angela Merkel, invece, la Brexit è "un colpo all'Europa e al processo di integrazione europea". E, dopo aver lodato l'Ue per aver garantito a lungo "la pace europea dopo secoli di violenza", ha messo in guardia chi vuole uscirne rispolverando "gli effetti di guerre costate la vita a tantissime persone, guerre che hanno costretto tante persone a lasciare i loro Paesi". Auspiscando un'analisi "fredda e composta" dell'accaduto, la cancelliera tedesca ha annunciato un vertice lunedì a Berlino con Francois Hollande, Matteo Renzi e Donald Tusk.

Nella nota congiunta diffusa al termine della riunione tenuta per discutere della Brexit  i presidenti di Commissione europea Jean-Claude Juncker, Parlamento europeo Martin Schulz, Consiglio europeo Donad Tusk e il primo ministro olandese Mark Rutte hanno provato a mostrare i muscoli con gli inglesi. "Ci aspettiamo che il governo del Regno Unito dia attuazione alla decisione del suo popolo il prima possibile, per non prolungare l'incertezza".

Junker ci ha tenuto a metterlo subito in chiaro. Non ci troviamo davanti alla fine del moloch europeo. L'Unione europea terrà anche se la Gran Bretagna gli volta le spalle. Eppure l'aria che tira oggi nella sala stampa di Palazzo Berlaymont a Bruxelles, gremita come non mai, è nefasta. La preoccupazione nelle sale del potere europeo è palpabile. Ci sono molte incognite sul futuro politiche e troppe paure sulla tenuta economica e finanziaria.

"Quella che si è venuta a creare dopo il referendum britannico - hanno lamentato le massime autorità di Bruxelles - è una sitazuone senza precedenti, ma restiano uniti nella rispondere". Proprio per questo, durante la riunione per il dopo Brexit, è stato deciso che non sarà più possibile un posto speciale del Regno Unito all'interno dell'Unione europea. "L'accordo per una nuova collocazione britannica nell'Ue, raggiunta in occasione del Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio - hanno messo in chiaro - da questo momento cessa di esistere e non ci saranno rinegoziazioni".

Intanto i mercati : Lo yen, valuta rifugio, recupera le perdite iniziali e si quota a 105,12 sul dollaro intorno a metà mattina. Tokyo arretra di oltre l’8%, Hong Kong va giù del 4,67% e Shanghai del’1,19%. Le borse europee sono previste in forte calo, per l’effetto Brexit. Secondo la britannica CMC Markets, la borsa di Londra si appresta ad esordire in discesa del 7%. La sterlina è caduta di oltre il 10% a quota 1,3305 dollari, il minimo dal 1985, con la vittoria del fronte del 'leave' con circa il 52% dei voti. La sterlina è scesa quindi di oltre il 6% contro l'euro e il 15% nei confronti dello yen. Mercato valutario travolto dal risultato del referendum in Gran Bretagna, che ha visto la vittoria del "sì" all'uscita dalla Ue. Oltre alla sterlina, ai minimi da 30 anni, anche l'euro subisce le ripercussioni e si attesta a poco meno di 1,10 dollari (1,096), in calo del 3,7%.

Standard and Poor's è pronta a declassare la Gran Bretagna con l'uscita, ora ufficiale, dall'Unione europea. In sostanza, dichiara il portavoce Motitz Kramer al Financial Times, "l'attuale valutazione del credito di tripla A è insostenibile nelle circostanze attuali". Piazza Affari all'apertura non riesce a fare prezzo dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue. Mps e Popolare di Milano riescono a segnare un primo prezzo d’apertura a circa un’ora dall’avvio ufficiale delle contrattazioni di Piazza Affari. Il titolo della banca senese ha segnato un apertura a -28% a 0,41 euro per poi salire a 0,42 (-23,77%) ed è poi stato sospeso in asta di volatilità. Stesso movimento per Bpm, che segna un calo del 23,8% a 0,386 euro. Fermi in volatilità quasi tutti i titoli bancari italiani (Mps, Bpm, Mediobanca, Intesa, Unicredit, Ubi). Il Ftse Mib arretra dell’11,4% a 15912 punti, minimi da febbraio scorso. Apertura in forte calo per la Borsa di Francoforte, con l'indice Dax che cede il 9,83% a 9.248,58.

La vittoria del fronte del BREXIT è merito di un uomo solo: Boris JohnsonIl sindaco di Londra, averrsario di Cameron per la leadership dei Tory, ha di fatto guidato la campagna della destra inglese per dire addio all'Unione Europea. Johnson leader del movimento Brexit è il favorito dai bookmakers inglesi come prossimo primo ministro.

È un uomo cosmopolita che incarna perfettamente il mood della nuova Grna Bretagna. Il suo bisonno era un ministro dell'Impero Ottomano, nel suo albero genealogico ci sono pure antentai francesi, turchi e tedeschi: un insieme di culture che rendono Johnson un personaggio unico nel panorama politico europeo e britannico. Nel 2008 è stato eletto sindaco di Londra. Poi dopo il successo dei Giochi di Londra, nel 2012 viene rieletto per il secondo mandato. Chi lo consoce bene dentro il partito ha sempre sostenuto la tesi che Johnson abbia da tempo un piano per prendersi la leadership dei conservatori e la poltrona di premier. Nel 2015 è stato eletto in Parlamento.

Il passo indietro di Cameron di fatto apre la successione all'interno del partito e anche a Downing Street. Johnson secondo le ultime rilevazioni dei sondaggi è il politico più popolare del Regno e potrebbe ora diventare il nuovo leader del partito conservatore e primo ministro. Capelli spettinati e un fare rude ma concreto gli hanno spianato prima la strada verso la City Hall di Londra e ora verso la poltrona di Primo Ministro.

Johnson non è nato in Gran Bretagna, ma a New York.

Adesso ha abbracciato la campagna del Brexit: il passaporto per la sua scalata dentro il partito e al numero 10 di Downing Street. Johnson, il vincitore indiscusso del referendum sulla Brexit, ha reso omaggio al premier dimissionario David Camerone ha concordato con lui sul fatto che non c’è bisogno di affrettarsi a invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, per avviare il negoziato di separazione di Londra dall’Ue. "L’Ue è stata una buona idea, ma non è più giusta per il nostro Paese.

Il popolo ha parlato per la democrazia, in Gran Bretagna e in Europa", ha aggiunto, parlando dal quartier generale di Leave, nel suo primo intervento dopo la clamorosa vittoria. "La Gran Bretagna - ha proseguito- continuerà ad essere una grande potenza europea, che condividerà (con l’Occidente) sicurezza, intelligence e tutto quel che serve per rendere sicuro il nostro Paese. Dobbiamo ringraziare il popolo britannico, perchè hanno risposto a questa difficile domanda: l’elettorato ha cercato nel proprio cuore e risposto nel modo più onesto possibile, con un’affluenza mai vista. E ha deciso che è ora di votare per riprendeci il controllo. L’Ue è diventata troppo lontana, non abbastanza responsabile".

 

 

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