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La giusta strada del ritorno

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Nel suo ultimo lavoro poetico La giusta strada del ritorno, edito a Roma da Progetto Cultura, l'Autrice Silvana Palazzo "ci racconta della sua personale esperienza della morte del linguaggio, del fallimento della parola dinanzi alla disumanizzazione del mondo e dell'arte, dell'oltraggio che colpisce anche le parole che vorrebbero significare, delle parole amputate e doloranti che sconfinano nel silenzio, ma non il silenzio mistico, ascetico, ma un silenzio frutto avvelenato di una irrimediabile perdita di cui il poeta e' costretto a far dono" (dalla prefazione di Giorgio Linguaglossa).

La prima parte del libro e' infatti interamente dedicata alla ricerca del significato della parola. Nasce prima la parola o il significato che lei assumerà? si chiede la Palazzo che gia' in precedenza aveva dato esempio di come si possa fare poesia in quanto ricerca filosofica, psicologica, linguistica. Non solo come esercizio o modo espressivo bensì come tentativo di trasferire la poetica sui binari dell'esistenziale, non poesia di maniera, ma maniera di far poesia di scavo, sforzo di racchiudere il significato delle parole della quotidianità.

Man mano nel testo in questione le tematiche si allargano, si dipanano sulla ricerca sempre costante sul significato di concetti quali il tempo, il suo senso stesso, o quello che noi gli attribuiamo.

La parola porta alla formazione del periodo. Il periodo e' composto dalla formazione di più parole che nell'insieme danno un significato ed e' attraverso il significato della parola come tramite che si giunge al significato della vita stessa.

Cercando di capire la parola si tenta di interpretare la vita, il tempo nel suo rapporto con la vita e la sua fine.

Il tempo e la morte sono amiche tra loro, si intendono da sempre, da migliaia di anni di vita in cui nessuno e' sopravvissuto.

E la vita e' vista come intrattenimento nell'attesa dell'incognito che accadra'.

Una vita da amare o da ripudiare, da trascorrere a volte nel buio della follia con squarci di luce intermittente come bagliori di vita della mente.

Questa angoscia esistenziale che si esprime ad ogni evento vissuto attimo per attimo puo' e deve trovare la giusta strada del ritorno e qualora cio' non accadesse occorre aspettare di essere liberati dai labirinti nei quali nei quali c'eravamo incuneati ad esplorare, noi, con la nostra identita' e ciò che ci circonda. E' cosi che il problema esistenziale che affligge il mondo contemporaneo in questo lavoro si estende dal privato al sociale. Che la mens/oikos si espande, ecologia della mente, e la poesia dischiude il proprio confine domestico. Altra caratteristica, dunque, della poesia della Palazzo, questo passaggio dall'introversione al confronto col mondo che ci circonda.

E' il poeta a lanciare il proprio grido individuale di dolore che diventa appello, speranza di imboccare la giusta strada del ritorno.

Cosi', grazie a tale sguardo, qualcosa si apre all'orizzonte poetico:

"c'e' un'aria leggera che si espande / come polvere di nuvole nel cielo / ed e' un'aria che risveglia dal torpore della mente".

Il ritorno diventa cosi' recupero non di cio' che si e' abbandonato ma gioia di cio' che si e' ritrovato.

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