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NEXT STOP, il nuovo album Verve di Gianni Bardaro e Pierluigi Villani

Villani-Bardaro, una coppia che scoppia, in senso dinamico s'intende. Infatti, a tre anni di distanza da "Unfolding Routes", rieccola con Next Stop, un nuovo album Verve/Universal che sembra costruito su misura per le composizioni in scaletta firmate dal sassofonista laziale (6) e dal batterista pugliese (3).

I quali si presentano interpreti "autentici" in un Group che annovera al pianoforte Francesco Villani, Giovanni Falzone alla tromba e, in alternanza, rispettivamente a contrabbasso e basso, Giorgio Vendola e Viz Maurogiovanni.

Per una musica da ascrivere al contemporary jazz, nel senso anche piu' lessicalmente stretto di attualizzante, con una spiccata propensione export. Non si spiegherebbe altrimenti la plaudente accoglienza di riviste come l'americana "JazzTimes" che ne sottolinea, in una recensione del 3 aprile, lo sforzo evocativo in una genuina performance definita "a joy". Un entusiasmo che fa il paio con i positivi giudizi della stampa di settore italiana tipo "Buscadero" che qualifica il disco "di compiuta maturita'" (Ernesto D'Angelo).

Varie appaiono intanto le cornici stilistiche e ritmico/armoniche dei brani, dal funk di "Bogo" e "Wild Banky", alla lirica ballad "Square" ispirata almeno quanto la ternaria Morning Star, al modale di "Italian Blur", alla pulsante polimetria di "Blue Sun" che si concentra nel flusso dispari di "Open The Door" , al bop, hard ma non troppo, di "Draftorn". Si intravede l'ombra di Herbie Hancock come riferimento a composizioni quali "Hipster" ma e' tutta la lezione del jazz moderno e contemporaneo ad essere assimilata dalla formazione, Steve Coleman in primis; e ad essere riprodotta con afflato e, appunto, "verve", di particolare colore e calore da musicisti che si dividono lo spazio terra (la sezione ritmica) / aria (i due fiati) del suono secondo un piano preordinato alla libera e composita esposizione/improvvisazione dell'idea/guida attraverso la voce  degli strumenti a disposizione. Le perle? Gli assoli al soprano di Bardaro, il levigato timbro a volte davisiano di Falzone, la sicurezza granitica di Vendola, la capacita' cronometri(c)a  di Maurogiovanni, l'energia contenuta di Pierluigi Villani, qualita' che condivide con il fratello Francesco, come se quest'ultimo restasse in bilico nel guardare Cedar Walton o Mc Coy Tyner, e ritrovarsi, nelle impro e nei tessuti accordali, ad essere, jazzisticamente, se stesso.

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