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Martedì, 19 Gennaio 2021

Coronavirus, Istat: 73mila imprese chiuse, 17mila non riapriranno

Tra giugno ed ottobre circa il 70% delle aziende italiane ha subito cali di fatturato a seguito delle misure anti-contagio, segnala l'Istat nel suo rapporto "Situazione e prospettive delle imprese nell'emergenza sanitaria COVID-19".

Tutt'altro che rassicurante il quadro descritto dall'Istat sulle condizioni delle imprese italiane nel contesto della pandemia di coronavirus. Al momento della stesura del rapporto "Situazione e prospettive delle imprese nell'emergenza sanitaria COVID-19", non tutte le aziende hanno ripreso in pieno l'attività.

"Nel corso della rilevazione, il 68,9% delle imprese ha dichiarato di essere in piena attività, il 23,9% di essere parzialmente aperta - svolgendo la propria attività in condizioni limitate in termini di spazi, orari e accesso della clientela".

"Il 7,2% ha invece dichiarato di essere chiuso: si tratta di circa 73 mila imprese, che pesano per il 4,0% dell’occupazione. Di queste 55 mila prevedono di riaprire mentre 17 mila (pari all’1,7% delle imprese e allo 0,9% degli occupati) non prevedono una riapertura", si legge in un passaggio del rapporto.

“Al contrario degli altri settori simbolo del Made in Italy come moda e automotive, che registrano cali di fatturato superiori al 20% - sottolinea Coldiretti -, le imprese del comparto alimentare mettono a segno un aumento dei ricavi diventando la prima ricchezza del Paese con un valore di filiera che supera i 538 miliardi . Quella agroalimentare è una realtà allargata dai campi agli scaffali che garantisce – continua la Coldiretti – 3,6 milioni di posti di lavoro e vale il 25% del Pil grazie all'attività, tra gli altri, di 740 mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio.

Le aspettative sono negative per le medie imprese manifatturiere familiari italiane che stimano di chiudere l'anno con un calo del fatturato dell'11,1%. E' quanto emerge dalla 55esima edizione della ricerca sulle principali Società Italiane dell'Area Studi di Mediobanca, in base a interviste realizzate dalla seconda metà di settembre. Unico settore che resiste alla pandemia quello agroalimentare, nonostante il lockdown abbia messo sotto scacco il mondo della ristorazione. Con il segno più ci sono le aziende del conserviero (+1,3%), dolciario (+2,5%) e il caseario (+4,9%) e altri alimentari (+5,3%). Accusano invece una battuta d’arresto i molini e i pastifici (-4,4%) e il beverage (-2,9%).

Una quota non irrilevante delle imprese denuncia difficoltà nel portare avanti il proprio business.  "Il 32,4% (con il 21,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 37,5% ha richiesto il sostegno pubblico per liquidità e credito, ottenendo nell’80% dei casi."

In questo contesto, si segnala l'aumento del canale web per realizzare le vendite, quasi raddoppiato con il 17,4% delle imprese coinvolte. Un altro fattore positivo in controtendenza è che circa un'azienda su quattro (25,8%) è orientata ad adottare strategie di espansione produttiva.

A livello settoriale il report Istat segnala che recuperano rispetto ai risultati negativi di marzo-aprile le imprese che operano nelle costruzioni, con il 26,8% che dichiara una stabilità del fatturato e l'11,5% una crescita, contro l'8,3% e il 6,1% di marzo-aprile. La metallurgia presenta una quota relativamente elevata di imprese con flessione del fatturato mentre nelle industrie farmaceutiche l'incidenza di dinamiche positive, pur consistente (22% dei casi), è inferiore a quella di marzo-aprile (28%). La quota di operatori che riportano una perdita di fatturato compresa tra il 10 e il 50% è superiore alla media complessiva (45,6%) nel comparto dei beni alimentari (50,8%) e in quello dei beni di investimento (49,2%). Il commercio, in particolare quello al dettaglio, ha risultati in linea con quelli aggregati nonostante le limitazioni amministrative: il 42,3% registra un calo del 10-50%, il 10,6% di oltre il 50% e l'11,2% di meno del 10%.

Secondo Il Post  si parla di crisi di governo anche come affrontare questa situazione economica con l arrivo dei recovery found, secondo il giornale,l’idea di Conte è creare una «cabina di regia», composta dalla presidenza del Consiglio, dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri – del Partito Democratico – e da quello dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, del Movimento 5 Stelle. Il ministro degli Affari europei Vincenzo Amendola dovrebbe fare da referente unico con la Commissione europea.

Ai ministri, stando ai piani di Conte, dovrebbero essere affiancati sei manager per ciascuna delle macrocategorie dei progetti, che a loro volta dovrebbero sovrintendere una “task force“ di “tecnici”, il cui numero non è ancora stato definito. La struttura dovrebbe essere istituita con un emendamento alla legge di bilancio che le garantisca poteri speciali.

A opporsi a questo tipo di gestione del piano è stata soprattutto Italia Viva, il partito dell'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi che sostiene la maggioranza. Secondo Italia Viva questa forma di gestione creerebbe una struttura parallela che, anziché snellire l’iter di realizzazione dei progetti, andrebbe a sovrapporsi ai ministeri esistenti.

In un'intervista al giornale spagnolo El Pais, Renzi ha detto che «se Conte vuole pieni poteri come Salvini, io dico no», e alla domanda se fosse disposto a far cadere il governo nel caso in cui Conte non dovesse fare un passo indietro ha risposto «sì, perché questo non è un problema di posti, che pure mi hanno offerto. Il meccanismo del dibattito sulle regole istituzionali non può essere compensato con un piccolo accordo».

Non c’è solo Italia Viva a contestare la cosiddetta “task force” sul piano di gestione del Recovery Fund: si sono detti contrari anche alcuni deputati del PD e i presidenti di alcune regioni, i quali vorrebbero avere un ruolo maggiore nella progettazione, realizzazione e gestione dei piani nazionali sui fondi.

Secondo il Tempo Giuseppe Conte non è insostituibile: Mario Draghi sarebbe il preferito dai partiti infatti nel Pd, Stefania Pezzopane è sicura: “dopo Conte? Conte! Credo che le scaramucce di questi giorni verranno superate e andremo avanti”. In Forza Italia, invece, la fedelissima berlusconiana Michaela Biancofiore presuppone tre scenari teorici: “Renzi si stacca e si fa il governo dei due Mattei. Di Maio si stacca con la sua componente pentastellata più moderata, e governa con il centrodestra assieme a Renzi. Il terzo scenario è che Forza Italia appoggi questa maggioranza, ma è davvero improbabile”. Nomi? “Il nome che gira di più é quello autorevole di Draghi, ma ci sono molti altri aspiranti”.  

E’ lapidario, poi, Osvaldo Napoli, azzurro anche lui. “Se Mattarella vuole un governo che duri fino a fine legislatura ed elegga anche il Presidente della Repubblica c'è solo un nome, e lei sa benissimo qual è”. Draghi? “Perfetto!” Dall'udc, il senatore Antonio Saccone smonta qualsiasi ipotesi: “nomi non se ne fanno perché secondo me non crede nessuno a questa cosa. Detto ciò, auspico nasca una collaborazione alla luce del sole tra maggioranza e opposizione. Il governo di unità nazionale sarebbe un passo di grande maturità che io al momento non vedo”. Dalla Lega, il deputato Luca Paolini osserva: “Cadesse Conte? I più mirano a Draghi ma non so se lui sarebbe disponibile per un governo che in ogni caso dovrebbe durare sei mesi. In ogni caso si tratterebbe di un nome di alto profilo…quindi forse anche la Cartabia, ma tanto per dirne uno”.

 

fonti Sole 24 / il Tempo/ il Post / Sputnik

 

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