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Mercoledì, 28 Giugno 2017

Dal 2013 sventati già 18 attentati: il jihad è dentro l'Inghilterra

Gli attacchi terroristici simultanei che hanno colpito Londra questa notte sono il frutto di un complesso fenomeno di mobilitazione jihadista che ha come obiettivo l’Europa. Dal 2014 ad oggi, il continente europeo è diventato l’oggetto di una chiamate alle armi del jihad che non ha precedenti, né per modalità di attentati né per il numero e il ritmo di attacchi, che ormai ha raggiunto livelli mensili. In questa nuova guerra del terrorismo all’Europa, i servizi d’intelligence e le forze di sicurezza dei paesi europei, in special modo il Regno Unito e la Francia, si trovano completamente travolti da un fenomeno che non riescono a frenare né a comprendere. Nonostante l’innalzamento dei livelli di allarme, il dispiegamento di militari e di forze speciali per le strade delle città, nonostante il controllo capillare d’internet e dei media, il nemico sfugge, colpisce e miete continuamente vittime

L'attacco al London Bridge e al Borough Market di Londra nel quale sono morte sette persone, oltre ai tre aggressori, e rimaste ferite 48, si è svolto tutto nell'arco di otto minuti.

Ecco la sequenza temporale.

* 23.07 (ora italiana) - Il servizio ambulanze di Londra viene chiamato per un incidente al London Bridge

* 23.08 - La polizia viene allertata sul fatto che un pullmino ha travolto diversi passanti sul London Bridge. Testimoni hanno raccontato del un pullmino che correva contro la folla a 80 chilometri all'ora e di diversi corpi sulla strada. Il pullmino prosegue la sua folle corsa fino alla Borough High Street e si schianta fuori dal pub Barrow Boy e Banker. Lì i tre assalitori escono fuori e iniziano ad accoltellare le persone

* 23.14 - Le ambulanze arrivano sul luogo dell'attentato

* 23.16 - La polizia arriva sul luogo dell'attentato, spara e uccide i tre terroristi fuori dal pub Wheatsheaf.

Il presidente degli Stati Uniti vuole, lanciare una versione più dura del "muslim ban", il bando agli ingressi dai Paesi a maggioranza musulmana. "Questo bagno di sangue deve finire e questo bagno di sangue finirà", ha detto il tycoon pomettendo, all'indomani dell'attentato sul London Bridge, che come presidente farà tutto quello che è necessario per "impedire che questa minaccia raggiunga i nostri confini" e per "proteggere gli Stati Uniti e i loro alleati da un nemico vile che ha dichiarato guerra contro delle vite innocenti

Ma in Gran Bretagna e scontro sui tagli alla polizia portati avanti da Theresa May, prima come ministro degli Interni e poi come premier. Il leader laburista Jeremy Corbyn invoca apertamente le dimissioni del capo del governo ancor prima delle elezioni di giovedì 8. May - ha tuonato Corbyn - dovrebbe "dimettersi per aver presieduto ai tagli" imposti alle forze di polizia mentre era ministro dell'Interno. E' un'opinione - ha insistito - condivisa da "persone molto responsabili" che sono "molto preoccupate". Anche esperti sulla sicurezza concordano nel criticare la riduzione di 20 mila agenti in nome dell'austerità portata avanti dai governi conservatori per contenere la spesa pubblica. In particolare la polemica si è concentrata sullo scarso numero di agenti armati nelle strade rispetto alle necessità in un momento di crescente emergenza dopo la serie di attacchi che hanno colpito il Regno Unito. 

 La polizia di Londra ha le "risorse appropriate e il governo protegge il bilancio delle forze dell'ordine dal 2015", ha risposto oggi la premier Theresa May alla dichiarazione fatta da Cressida Dick, comandante di Scotland Yard, secondo cui "sarebbe appropriato" rivedere le risorse a disposizione della Met Police dopo i recenti attacchi terroristici. May ha inoltre tentato di contrattaccare sul piano politico affermando che il Labour era contrario ad un aumento della spesa in favore della polizia e che il suo leader Jeremy Corbyn si era opposto a dare maggiori poteri alle forze dell'ordine. May inoltre sostiene in pieno lo 'shoot to kill', lo 'sparare per uccidere' i terroristi adottato dagli agenti armati di Scotland Yard per fermare i tre aggressori di Londra. La premier britannica ha sottolineato infatti che questo ha permesso di salvare "innumerevoli vite" grazie anche alla tempestività delle forze dell'ordine arrivate a London Bridge in pochi minuti.

Intanto i tre attacchi terroristici commessi da militanti islamici negli ultimi tre mesi nel Regno Unito hanno avuto "un baricentro principalmente interno" al Paese, in relazione alle indagini sull'attacco della notte tra sabato e domenica nella capitale britannica, il commissario della polizia di Londra, Cressida Dick, ha spiegato ai microfoni di BBC radio che, sia nei cinque attacchi sventati sia nei tre commessi, ci sono "senza dubbio dimensioni internazionali", e su questo vengono condotte indagini, ma "la maggioranza della minaccia che affrontiamo al momento non sembra essere diretta da oltremare".

Adesso la priorità della polizia londinese è tentare di capire se i tre attentatori, che hanno insanguinato il London Bridge, "stessero lavorando con qualcun altro", "se qualcuno fosse coinvolto nella pianificazione di questo attacco" e, soprattutto quale fosse il background della cellula jihadista. E, mentre capo di Scotland Yard rivendica per conto della polizia e dei servizi di sicurezza britannici di aver sventato diciotto potenziali attacchi terroristici a partire dal 2013, di cui cinque dopo la strage di Westminster del 22 marzo, sull'intelligence inglese pende il capo di accusa di non aver sventato un allarme che era già risuonato più volte. Uno dei tre terroristi che sabato sera hanno seminato la morte a Londra era molto noto alla polizia. Tanto da esser stato filmato, in un documento poi andato in onda su Channel 4, mentre discuteva con alcuni agenti sul perché avesse dispiegato una bandiera dello Stato islamico a Regent's Park di Londra . Al momento il 27enne era stato "catturato" al fianco di due predicatori incendiari ben noti alla polizia e all'intelligence.

Un terremoto diplomatico si abbatte sul Medio Oriente. Arabia Saudita, Egitto, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Yemen hanno tagliato i rapporti diplomatici con il Qatar. 

L'accusa che muovono al piccolo ma ricchissimo emirato è di destabilizzare la regione sostenendo economicamente "gruppi terroristici" come al Qaeda, lo Stato islamico e i Fratelli Musulmani.

La rottura dei rapporti diplomatici segue di appena due settimane la visita a Riad del presidente americano, Donald Trump, che ha chiesto ai Paesi musulmani di agire in maniera decisiva contro l'estremismo religioso. E il dito dei principali Paesi del mondo arabo hanno puntato il dito contro il Qatar che sta provando a ritagliarsi un ruolo regionale e che organizzerà i Mondiali di Calcio del 2022. Doha è stata anche esclusa dalla coalizione militare araba che combatte i ribelli filo-iraniani in Yemen. Da Sydney, però, il capo della diplomazia americana, Rex Tillerson, ha chiesto ai Paesi del Golfo di restare uniti.

La rottura diplomatica con il Qatar è sicuramente la crisi più grave dalla nascita nel 1981 del Consiglio di cooperazione del Golfo. L'agenzia di stampa saudita Spa ha detto che Riad ha chiuso i collegamenti terrestri, aerei e marittimi con l'emirato e, citando fonti locali, ha spiegato che la mossa serve a "proteggere la sua sicurezza nazionale dai pericoli del terrorismo e dell'estremismo"

Intanto a Torino la psicosi di attentato fa 1400 feriti : C’è un ragazzo a petto nudo con uno zaino nero sulle spalle. Intorno a lui si crea il vuoto, la gente corre in avanti, corre dappertutto tranne che verso di lui. Il ragazzo alza le mani, potrebbe sembrare la posa di un kamikaze o invece il tentativo di voler fermare l’onda, quasi a voler dire non è quello che credete, non abbiamo fatto niente. Le testimonianze riferiscono che il suo amico avrebbe accompagnato un suo gesto, un suono, con l’urlo «è un attentato». I due giovani sono entrambi lombardi, uno di loro ha una segnalazione per tafferugli da curva. Sono stati riconosciuti da un filmato. Sono entrati in questura alle 14. Ne sono usciti dopo dieci ore di testimonianza confusa, a volte contraddittoria, dove si sono spinti ad ammettere che c’è stato un momento «di confusione» dove qualcuno, comunque non loro, «avrebbe fatto una stupidata».

La bravata è l’unica spiegazione. Non ci sono altre concause. Lo scoppio dei petardi non risulta in alcuna traccia sonora della serata, se c’è stato si tratta di piccoli botti, grandi qual tanto che basta per scuotere il subconscio e far emergere la grande paura collettiva di questi anni. La folla si è mossa a sciame, sul lato a sinistra dello schermo, per poi passargli davanti allargandosi, attraversando la piazza in una fuga collettiva che si è conclusa sulle vetrine del dehor del Caffè San Carlo, su quelle dell’antica drogheria Paissa, abbattendo la ringhiera di ferro della scalinata che porta al parcheggio sotterraneo, l’unico fragore percepito, e guardando quei due metri di vuoto che finiscono sui gradini di cemento viene in mente un’altra tragica finale di Coppa dei Campioni, e l’esistenza dei miracoli.

Le cronache degli eventi non dovrebbero mai superare un certo tasso di emoglobina, ma ieri mattina era davvero difficile ignorare gli schizzi di sangue sui muri, i kleenex e persino le pagine del giornale gratuito distribuito in piazza intrisi di rosso e accartocciati. E negli interstizi dei sanpietrini, vetri, cocci di vetro ovunque, al punto che delle 1.527 persone che hanno ricevuto cure ospedaliere almeno 8-900, secondo i calcoli empirici fatti al Pronto soccorso delle Molinette, che ha fatto da centro di smistamento verso gli altri ospedali cittadini e piemontesi, perché alle cinque del mattino a Torino non c’erano più letti e personale a sufficienza, presentano ferite fa taglio curate con punti di sutura. E tutto questo disvelamento, questa paura inutile neppure temperata dalla consapevolezza che poteva andare davvero molto peggio, per una bravata, uno scherzo imbecille che ha scatenato 20 minuti di panico e ha reso la scorsa notte un futuro caso di scuola sulla psicosi da terrorismo. Non è neppure così importante chi ne è stato l’autore, la sua identità. Sappiamo che c’è un prima calmo e silenzioso a causa della sconfitta incombente della Juventus e un dopo che comincia alle 22.25, subito dopo il terzo gol del Real Madrid. Il fermo immagine è su un gruppo nella parte di piazza dove la folla si fa più rarefatta, verso piazza Castello, a sessanta metri dal megaschermo, davanti al ristorante che porta il nome del monumento tutelare, il Caval ‘d Brons.

Una "folla presa dal panico e dalla psicosi da attentato terroristico" causati da "eventi in corso di accertamento". E' stato questo a provocare gli incidenti in piazza San Carlo. Lo spiega in una nota la Prefettura. "La folla ha lasciato precipitosamente la piazza con danni causati dalla calca".

"Allo stato attuale non ci sono nè indagati nè ipotesi di reato". Così il procuratore di Torino, Armando Spataro, in merito all'indagine sui fatti di piazza San Carlo. "Prima di tutto è necessario ricostruire la dinamica precisa dei fatti", ha aggiunto a margine della cerimonia per la festa dei Carabinieri. Nel pomeriggio è previsto un vertice in Procura per fare il punto sull'inchiesta.

   

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