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Giovedì, 25 Febbraio 2021

La magistratura come sistema: Sallusti con Palamara

''Quando ho toccato il cielo, il Sistema ha deciso che dovevo andare all’inferno''. Luca Palamara, ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati e ex membro del Csm radiato dall'ordine giudiziario per la prima volta nella storia della magistratura, racconta, incalzato dalle domande di Alessandro Sallusti, nel libro 'Il Sistema - Potere, politica, affari: storia segreta della magistratura italiana' cosa sia il 'Sistema' che ha pesantemente influenzato la politica italiana. 

Che cosa è successo in questi ultimi vent’anni? È successo, e da questo libro emerge chiaramente scrive il giornale, che la magistratura ha interferito, a volte anche pesantemente, sulla vita politica italiana e, in particolare, ha interferito partendo da una posizione politica ideologica che fa capo alla sua corrente di sinistra, Magistratura democratica. Tant'è vero che anche Palamara è stato uno dei più grandi oppositori dei governi di destra. 

E alla domanda: "Ma allora anche tu sei di sinistra?", lui risponde così: "Non è vero. Io non ero il protettore di questo o di quello, di una parte politica o dell'altra, io ero il protettore del sistema correntizio che a maggioranza era su posizioni politiche e ideologiche di sinistra in conflitto con le destre di Silvio Berlusconi. Il mio compito non era di cambiare quella posizione, ma semplicemente di difendere il sistema. L'ho fatto per convenienza? Perché ci credevo? Per calcolo? L'ho fatto e l'ho fatto con successo. Punto". E da qui parte il racconto, non solo di quello che è successo all'interno della magistratura, ma anche di quello che è successo nei rapporti tra la magistratura e la politica, tra la magistratura e il Quirinale, tra la magistratura e i poteri costituiti di questo Paese. È uno spaccato che riguarda, come dicevo, vent'anni, che coinvolge i governi di destra e di sinistra, perché, ancora prima di essere di destra e di sinistra, il sistema voleva, e vuole, comandare sulla politica.  

Palamara non veste più la toga dal 9 ottobre 2020. Dal giorno in cui il Csm, di cui lui aveva fatto parte dal 2014 al 2018, lo ha radiato scrive Federica Olivo su huffpost.Una deliberazione che è arrivata un anno e mezzo dopo l'emersione di quelli che sono passati alla cronaca come I fatti dell’hotel Champagne. Quando cioè, la notte tra l′8 e il 9 maggio 2019, Palamara e cinque consiglieri del Csm si incontravano con Luca Lotti e Cosimo Ferri per stabilire chi avrebbe dovuto essere il nuovo capo della procura di Roma. Il successore di Giuseppe Pignatone. Le intercettazioni - captate dal trojan inoculato nel cellulare di Luca Palamara che era sotto inchiesta per una vicenda di presunta corruzione con l’imprenditore suo amico Fabrizio Centofanti - hanno suscitato lo sdegno dell'opinione pubblica. Palamara è a processo a Perugia, è stato espulso dall’Anm e, dicevamo, ha dovuto lasciare il suo lavoro. Ma di quel sistema che racconta per filo e per segno nelle pagine del libro era uno dei vertici. Non il solo attore.  

La storia che attraversa Palamara scrive Federica Olivo su huffpost è quella dei processi a Silvio Berlusconi, del trasferimento di de Magistris dopo un'inchiesta “scomoda”, delle vicende giudiziarie della famiglia Renzi. Si arriva a tempi recentissimi, al caso Diciotti, che vide Salvini scontrarsi con il pm di Agrigento Luigi Patronaggio, alla mancata nomina di Nicola Gratteri a ministro della Giustizia nel 2014. Dovuta, sostiene Palamara, al pressing che sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fecero i procuratori più importanti i capicorrente. C’è poi un riferimento al dietrofront di Alfonso Bonafede che ha promesso il vertice del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a Nino Di Matteo salvo poi ripensarci il giorno dopo. Non per volere della mafia, come aveva adombrato qualcuno ma, sostiene sempre Palamara, per la moral suasion di alcuni magistrati.

Nel mezzo di questi tasselli di storia giudiziaria d’Italia, il ruolo di tanti grandi nomi della magistratura, da Giuseppe Pignatone a Giovanni Salvi. Ne ha incontrati molti Palamara. E più di qualcuno ha chiesto il suo aiuto. 

Una carriera brillante avviata con la presidenza dell'Associazione nazionale magistrati a trentanove anni, scrive adnkronos,Palamara a quarantacinque anni viene eletto nel Consiglio superiore della magistratura e, alla guida della corrente di centro, Unità per la Costituzione, contribuisce a determinare le decisioni dell'organo di autogoverno dei giudici. A fine maggio 2019, accusato di rapporti indebiti con imprenditori e politici e di aver lavorato illecitamente per orientare incarichi e nomine, diventa l’emblema del malcostume giudiziario. “Tutti quelli – colleghi magistrati, importanti leader politici e uomini delle istituzioni molti dei quali tuttora al loro posto – che hanno partecipato con me a tessere questa tela erano pienamente consapevoli di ciò che stava accadendo”, sostiene Palamara.

Il punto di partenza è: è possibile che quel sistema interno alla magistratura con cui venivano decisi in modo abbastanza discutibile i procuratori, i magistrati più importanti d'Italia abbia infettato, oltre che la magistratura, anche la vita politica italiana?

Ecco, Palamara in questo libro non dà le sue opinioni, ma documenta episodio per episodio, inchiesta per inchiesta, nomina per nomina che cosa è successo dietro le quinte della magistratura e della politica italiana. (ilGiornale.it)

La notizia riportata su altri giornali:

Un sistema collaudato che metteva all'angolo quanti avessero dei rigurgiti di coscienza, premiando invece coloro i quali decidevano di aderire alla linea di pensiero dominante. "Leggiamo anche di protezione particolare per chi ha fatto mosse politiche ostili al leader di Forza Italia" , ha proseguito il senatore azzurro. (ilGiornale.it)

Il “Sistema” di cui si parla nel libro "è il potere della magistratura,secondo adnkronos che non può essere scalfito: tutti coloro che ci hanno provato vengono abbattuti a colpi di sentenze, o magari attraverso un abile cecchino che, alla vigilia di una nomina, fa uscire notizie o intercettazioni sulla vita privata o i legami pericolosi di un magistrato. È quello che succede anche a Palamara: nel momento del suo massimo trionfo (l'elezione dei suoi candidati alle due più alte cariche della Corte di Cassazione), comincia la sua caduta". “Io non voglio portarmi segreti nella tomba, lo devo ai tanti magistrati che con queste storie nulla c’entrano”, dice l'ex presidente dell'Anm. E i segreti sono tutti in questo libro.

Ed ecco come l'agenzia adnkronos presenta i punti importanti del libro :

IL MODELLO FIRENZE 

"In questa corsa senza freni provo il colpo della vita: applicare il modello Firenze per conquistare il vertice della magistratura italiana", racconta Palamara. "Siamo nel 2017, ci sono da eleggere i nuovi procuratore generale e primo presidente della Cassazione, fondamentali non solo per il destino delle vicende processuali ma anche perché siedono di diritto nel plenum del Csm, dove si decide tutto, dalle nomine alle sanzioni". Era "un azzardo - riconosce Palamara -, perché nel frattempo è iniziata la parabola discendente di Renzi".

"PM E GIORNALISTI COMPLICI"  

Tra pm e giornalisti c'è "complicità professionale", "si usano a vicenda", sostiene Palamara. "Prendiamo l’informazione, che nella vicenda Berlusconi di quegli anni ha avuto un ruolo fondamentale - racconta l'ex pm - Tra di noi girava la battuta: 'La vera separazione delle carriere non dovrebbe essere quella tra giudici e pm ma tra magistrati e giornalisti'. Magistrati e giornalisti – lo dico anche per esperienza personale – si usano a vicenda, all'interno di rapporti che si costruiscono e consolidano negli anni. Il giornalista vive di notizie, ogni testata ha una sua linea politica dettata dall’editore, che ha precisi interessi da difendere. Il pm li conosce bene, e sa che senza quella cassa di risonanza la sua inchiesta non decollerà, verrebbe a mancare il clamore mediatico che fa da sponda con la politica. È inevitabile che una frequentazione assidua porti a una complicità professionale, a volte anche a un’intimità personale più o meno clandestina che crea qualche imbarazzo tra i colleghi".

Ma, aggiunge Palamara, "c’è anche un livello superiore: io stesso ho avuto modo di partecipare a incontri riservati tra importanti direttori e procuratori impegnati su inchieste molto delicate...".

"NON RINNEGO CIO' CHE HO FATTO"  

"Non rinnego ciò che ho fatto, dico solo che tutti quelli – colleghi magistrati, importanti leader politici e uomini delle istituzioni, molti dei quali tuttora al loro posto – che hanno partecipato con me a tessere questa tela erano pienamente consapevoli di ciò che stava accadendo. Io non voglio portarmi segreti nella tomba, lo devo ai tanti magistrati che con queste storie nulla c'entrano", racconta l'ex pm.

"IN QUELLE CHAT NON C'E' TUTTO"  

"Il contenuto di quelle trascrizioni, come pure le chat e i messaggi estratti dal cellulare, è ormai noto, i giornali ne hanno pubblicati centinaia. C’è di tutto, ma non c’è tutto" e Luca Palamara fa un elenco di nomi.

"PATTO PM-FINI? TANTI INCONTRI"  

"Quando nel dicembre del 2010 si parla di un possibile patto tra la magistratura e Gianfranco Fini, ben visto dal Colle, non si va lontano dalla verità", racconta ancora nel libro intervista. "Con lui, in quel momento presidente della Camera, troviamo un’inaspettata sponda in campo avverso, quello del centrodestra di cui lui è il numero due dopo Silvio Berlusconi - spiega l'ex pm - Abbiamo più di un incontro, ci rassicura che con lui a dirigere la Camera non varerà nulla di sgradito ai magistrati. Tra noi certamente c’è un buon feeling che diventa collaborazione attiva nel fornirgli pareri e spunti per emendare leggi che, direttamente o indirettamente, riguardano il nostro mondo".

"DIETRO OGNI NOMINA UN PATTEGGIAMENTO"  

"La verità è che dietro ogni nomina c’è un patteggiamento che coinvolge le correnti della magistratura, i membri laici del Csm e, direttamente o indirettamente, i loro referenti politici, e ciò è ampiamente documentabile", racconta Palamara. "Normalmente funziona che se le correnti si accordano su un nome può candidarsi anche Calamandrei, padre del diritto, ma non avrà alcuna possibilità di essere preso in considerazione", aggiunge l'ex pm.

"LEGNINI MI DISSE DI AVERLO UMILIATO"  

"Dopo la votazione al Csm che incorona Fuzio raggiungo il vicepresidente Legnini a Chieti per partecipare a un convegno. Mi insulta, si sfoga: 'Tu mi hai umiliato agli occhi del Quirinale, penseranno che io non conto nulla, non finirà qui'", racconta ancora nel libro.

"RACCOMANDAZIONI? TANTE RICHIESTE"  

Raccomandazioni? "Io ho soddisfatto tante richieste in tal senso e soprattutto sono stato contattato più volte da magistrati, anche autorevoli, che chiedevano raccomandazioni per gli esami orali dei figli", afferma l'ex pm.

"CONTRO DE MAGISTRIS SPINTA DA CORRENTI SINISTRA"  

Quando il Csm apre un fascicolo che di lì a pochi mesi porterà al trasferimento di Luigi de Magistris, spiega ancora Palamara, "io mi consulto sia con i miei sia con il Quirinale. E succede che, per la prima volta nella sua storia, almeno recente, l’Anm prende le distanze dall'operato di un pubblico ministero. Il comunicato lo feci io insieme a Giuseppe Cascini, fu un atto sofferto ma di coraggio, rompeva il dogma secondo cui un pm va difeso sempre e comunque. E su questo ebbi la spinta di Cascini, cioè dell’ala sinistra della magistratura, una spinta che mi lasciò molto stupito".

"CENA A CASA DI FANFANI CON FERRI, ERMINI E LOTTI"  

Il 25 settembre "c’è una cena a casa di Giuseppe Fanfani, membro del Csm in quota renziana. Siamo invitati io, Ferri ed Ermini per chiudere il cerchio. Io e Ferri chiediamo all'ultimo al padrone di casa se può venire anche Lotti, lui non obietta né tantomeno obietta il vicepresidente in pectore Ermini", racconta Palamara. Quindi, sottolinea, "il futuro, oggi in carica, vicepresidente del Csm è a tavola con un politico indagato, Luca Lotti, con un magistrato del Csm, il sottoscritto – che lui ben sapeva essere indagato, perché, anche se la notizia non era ancora stata pubblicata dai giornali, nel nostro mondo era stranota –, e con un fresco onorevole del Pd, Cosimo Ferri".

"MAGISTRATURA DEMOCRATICA EMBRIONE SISTEMA" - 

"Magistratura democratica è l'embrione del sistema", afferma ancora Palamara nel libro. L'ex pm spiega anche il suo ingresso in Md: "Noto una cosa: la maggior parte dei colleghi che contano sono iscritti a Magistratura democratica, la corrente di sinistra della magistratura". A un certo punto "capisco che ho bisogno di una protezione e per questo mi iscrivo alla corrente di Magistratura democratica. Ecco, in quel momento, anche se ancora non ne ho piena coscienza, varco la porta ed entrò nel 'Sistema'". Poi, compreso che Md è una "corrente ideologica e non scalabile con la mia storia", matura la scelta di passare a Unicost.

 

Fonti Adnkronos / il giornale / Huffpost

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