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Rampelli: "Non mi risulta" che ci sia un veto su Matteo Salvini al Viminale

"Crisi energetica è una questione europea e come tale deve essere affrontata. Azioni di singoli Stati tese a sfruttare i propri punti di forza rischiano di interferire nella competitività delle aziende e creare distorsioni nel mercato unico europeo. Sosterremo ogni azione volta a contrastare fenomeni speculativi e ingiustificati aumenti del costo dell'energia e appoggeremo iniziative condivise di concreto aiuto a famiglie e imprese". Così Meloni, su facebook. Fdi e i Conservatori sostengono che il vero compito dell'Ue dovrebbe essere quello di gestire le grandi sfide continentali difficilmente affrontabili dai singoli Stati membri.

Intanto  Eni informa che oggi sono ripresi i flussi di gas approvvigionati da Gazprom. Lo si legge sul sito della società. La ripresa delle forniture "è stata resa possibile dalla risoluzione da parte di Eni e delle parti coinvolte dei vincoli che derivano dalla nuova normativa introdotta dalle autorità di regolamentazione austriache".

Sul rapporti con l'Europa, infine, aveva spiegato: "La materia europea è dirimente perché noi non possiamo pensare che continuiamo a regalare soldi alla speculazione all'infinito, non ce li abbiamo. Quindi il tema europeo è fondamentale, io sono in contatto ogni giorno con il governo uscente per cercare di capire poi qual è il punto di caduta".

"Stiamo parlando della fase storica in cui versano l'Italia e il mondo e ragionando sulla grande responsabilità -  ha detto il capogruppo alla Camera di FdI, Francesco Lollobrigida, sull'andamento dell'esecutivo nazionale del partito - che potremmo trovarci da qui a poco a incarnare in prima persona con Giorgia Meloni. Se questo sarà, cercheremo con disciplina e responsabilità di condurre l'Italia fuori da le situazioni nelle quali i nostri cittadini e le nostre imprese si stanno trovando". A chi gli domandava se si stia discutendo della lista di ministeri indicata dalla Lega, Lollobrigida ha replicato che "no, non è questa la sede: Giorgia Meloni, nel caso in cui sarà incaricata dal presidente Mattarella di formare un governo, ragionerà nel dettaglio delle persone migliori che possono occupare ruoli di responsabilità e che possano lavorare al meglio per rispondere immediatamente alle esigenze degli italiani e poi in termini strategici, e a come rilanciare la nostra nazione".

"Non mi risulta" che ci sia un veto sull'approdo di Matteo Salvini al Viminale, "comunque adesso stiamo andando a questa riunione per capire il quadro. Poi sarà Giorgia Meloni, quando riterrà, a informarvi", aveva detto il deputato di FdI Fabio Rampelli, rispondendo ai giornalisti prima di entrare nella sede del partito. "Polemiche? Non so dove siano queste polemiche sinceramente, ci sono tre partiti che devono comporre un governo, è normale che discutano anzi mi pare che le cose stiano andando benissimo, perché non c'è proprio alcuna polemica", ha aggiunto Rampelli, e a chi gli domandava della "lista della spesa" della Lega sui ministeri ha replicato: "Tutti hanno una lista della spesa, non credo che questo possa essere rappresentato come un problema. Hanno dato delle indicazioni su cui si discuterà. Nervosismo non c'è - ha aggiunto -, l'attenzione legittima del circuito mediatico crea molto più nervosismo di quanto ce ne sia nella realtà".
"Pieno mandato" al segretario e "idee chiare" sulla squadra dei ministri: Matteo Salvini compatta il partito al federale. E per la prima volta non esclude un 'passo di lato' nella sua corsa per il Viminale.

"Salvini conferma l'atteggiamento che tutto il centrodestra sta avendo dall'inizio di questa avventura, con l'obiettivo di dare un governo che possa offrire le risposte migliori al Paese". Lo ha affermato Giorgia Meloni conversando con i giornalisti mentre lasciava Montecitorio. La leader di Fdi ha in particolare risposto ad una domanda sulle parole di Matteo Salvini che lascerebbero intendere un possibile passo indietro per quanto riguarda il Viminale. "Sui tempi non dovere chiedere a me ma al presidente della Repubblica", ha aggiunto rispondendo ad una domanda sulla nascita del nuovo esecutivo.

Durante la riunione prende atto sornione dei tanti interventi di chi gli chiede di tornare alla guida del ministero dell'Interno. Il suo obiettivo primario resta quello di "difendere i confini", ma il suo commento a questo pressing è sibillino. Secondo fonti parlamentari avrebbe infatti replicato a questi inviti con una frase dal sapore 'draghiano', più da civil servant che da segretario di partito: "Farò quello che serve al Paese". Ciò non vuol dire rinunciare alla poltrona dell'Interno ma aprire a opzioni diverse. Detto questo, Salvini ha ricordato che alla Lega dovrebbe andare anche il dicastero delle Riforme e autonomia, quello dell'Agricoltura e delle Infrastrutture. E al contempo non molla un centimetro sul programma, a partire dalla flat tax e Quota 41.

Insomma, detta la linea e riscopre l'orgoglio del partito, soprattutto sulle priorità del futuro esecutivo. Al riguardo respinge al mittente i dubbi di Confindustria sulla flat tax: sul fisco, come sulle pensioni, la parola d'ordine di Via Bellerio è "avanti tutta". Una riunione piuttosto breve che è servita al segretario per fare chiarezza: nessun dibattito sulla vita interna, nessun intervento sulle regole con cui gestire i futuri congressi, ma una discussione, secondo diverse fonti, pacata e tranquilla, centrata sui prossimi passaggi nel nuovo esecutivo. Il primo punto resta la richiesta netta da parte di tutte le anime del partito che al Viminale vada proprio Matteo Salvini: Giancarlo Giorgetti, lasciando la riunione, definisce senza mezzi termini il segretario leghista "il candidato naturale" per guidare il ministero dell'Interno.

Nelle ultime ore è tornato a far paura lo scenario nucleare, alla luce della recente escalation tra Ucraina e Russia. Ieri in una regione di Mosca è stato avvistato un treno russo con un presunto "kit nucleare". Inevitabilmente la tensione è salita, anche se movimenti di questo tipo potrebbero essere segnali solo di imminenti esercitazioni di routine. Non possono comunque passare inosservati gli allarmi lanciati dai Generali, che hanno messo in guardia su quelli che potrebbero essere gli sviluppi qualora la situazione dovesse degenerare in maniera pericolosa.

C'è chi interpreta le mosse di Vladimir Putin come un bluff, ma in realtà dietro le sue uscite si potrebbe nascondere un pericolo molto concreto. Ne è convinto il Generale Vincenzo Camporini, secondo cui esiste davvero il rischio che il presidente della Federazione Russa possa ricorrere all'arma più potente di tutte: "Avere a disposizione l'arma nucleare può solleticare la tentazione di utilizzarla per cambiare le sorti sul terreno di battaglia, dove per la Russia non sta andando bene".

Fonti il Giornale Ansa Agi e varie agenzie

 

 

 

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