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Mercoledì, 17 Luglio 2019

La Capitana della Sea Watch rischia fino a 27 anni

Al quattordicesimo giorno in mezzo al mare, la terra è ormai ad un passo per i 42 migranti della Sea Watch 3. Ma non possono ancora toccarla. Carola Rackete, la giovane capitana, alle 14 rompe gli indugi, dirige il timone verso Lampedusa ed entra in acque italiane ignorando l'alt delle motovedette della Guardia di finanza. "So cosa rischio - dice la donna - ma non ho scelta. I naufraghi sono allo stremo. Li porto in salvo". "Non sbarcheranno, schiero la forza pubblica. Ora mi aspetto che qualcuno emetta un ordine di arresto", la risposta del ministro Matteo Salvini.

A Bruxelles, la Commissione europea è in contatto con gli Stati per distribuire le persone salvate. Palazzo Chigi, intanto, ha avviato "iniziative formali" per verificare omissioni dell'Olanda, Stato di bandiera della nave. Il braccio di ferro tra l'Italia e la nave della ong tedesca, si trasferisce così dalle acque internazionali ad appena fuori dal porto di Lampedusa. "In 14 giorni - lamenta Sea Watch - nessuna soluzione politica e giuridica è stata possibile, l'Europa ci ha abbandonati. La nostra comandante non ha scelta".

"Questa mattina - aveva scritto in precenza la Sea Watch - abbiamo comunicato ai naufraghi la decisone della Corte di rigettare il ricorso. Sono disperati. Si sentono abbandonati. Ci hanno detto che la vivono come una negazione, da parte dell'Europa, dei loro diritti umani".

"Se il nostro capitano Carola porta i migranti salvati dalla Sea Watch 3 in un porto sicuro, come previsto dalla legge del mare, affronta pene severe in Italia", scrive in un tweet e su Fb la ong tedesca invitando a donare al fondo per l'assistenza legale di Sea Watch per "aiutare Carola a difendere i diritti umani ".

La comandante della nave, Carola Rackete, ieri aveva deciso di forzare il divieto di ingresso nelle acque territoriali con l'intenzione di sbarcare a terra i 42 migranti soccorsi al largo della Libia.

"Buongiorno Ue. Ieri, a causa di un'emergenza, siamo entrati nelle acque italiane. La guardia costiera e la Guardia di finanza sono stati a bordo. Abbiamo aspettato una notte, non possiamo più aspettare. La disperazione delle persone non è qualcosa con cui giocare". Lo scrive la ong tedesca Sea Watch in un tweet, mentre la nave è ferma da ieri appena fuori dal porto di Lampedusa col divieto di sbarcare.

"La legge prevede che bisogna essere autorizzati per poter attraccare, non possiamo far arrivare in Italia chiunque, le regole di un Paese sono una cosa seria. Le persone sulla Sea Watch non sono naufraghi, ma uomini e donne che pagano 3.000 dollari per andar via dal proprio Paese. In Italia stanno arrivando, in aereo, migliaia di migranti certificate che scappano dalla guerra. Spero che nelle ultime ore ci sia un giudice che affermi che all'interno di quella nave ci sono dei fuorilegge, prima fra tutti la Capitana. Se la nave viene sequestrata e l'equipaggio arrestato io sono contento". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini su Radio CRC.

"Sea Watch ha fatto la sua battaglia politica sulla pelle di 42 persone. In 15 giorni sarebbero arrivati in Olanda due volte. Hanno rifiutato i porti sicuri più vicini. Ong aiutano trafficanti di esseri umani". Lo scrive Matteo Salvini in un tweet. E in altri due sottolinea. "Non assecondo chi aiuta gli scafisti che con i soldi degli immigrati poi si comprano armi e droga". E "non permetto che siano Ong straniere a dettare le leggi sui confini nazionali di un Paese come l'Italia".

E così la capitana tedesca della Sea Watch 3 Sea Watch a Lampedusa Carola Rackete ha mostrato i muscoli e indicato la rotta ha puntato la prua della nave verso il porto di Lampedusa, forzando il blocco della Capitaneria navale nostrana. E scatenando l'ennesima guerra tra Italia, Ong ed Europa, quest'ultima sempre più inerme di fronte a tali querelle.

Bene, se la nave della Ong tedesca battente bandiera olandese vuole arrivare al porto sicuro di Lampedusa, il 61% degli italiani non vuole che attracchi. Già, perché un sondaggio realizzato da Emg Acqua e presentato durante la trasmissione Agorà, su Rai Tre, racconta che la maggioranza dei cittadini interpellati è contraria alla presa di posizione della Ong.

La pensa in questo modo il 93% degli elettori della Lega di Matteo Salvini e il 49% degli elettori del Movimento 5 Stelle. "Solo" per il 33% degli intervistati invece la nave dovrebbe entrare in un porto italiano.

In queste ore, la Guardia di Finanza è salita a bordo dell’imbarcazione per controllare i documenti della nave e i passaporti di tutto l'equipaggio.

È quanto rischia la Sea Watch 3 ai sensi delle nuove norme previste dal decreto sicurezza-bis approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 11 giugno e già operativo, in attesa di essere convertito in legge dalle Camere. Un rischio che la "capitana" della nave ong, Carola Rackete, ha deciso di accollarsi sfidando le autorità italiane e le resistenze dell'altro "capitano" Matteo Salvini. Ma a dover preoccupare la 31enne tedesca non solo soltanto le quasi certe conseguenze economiche del suo gesto, quanto quelle penali, dato che Rackete potrebbe avere commesso alcuni reati.

Tre, per la precisione. Come scrive Repubblica, la comandante della Sea Watch 3 rischia di essere incriminata per rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Andiamo con ordine. Partiamo dalla prima ipotesi di reato, "rifiuto di obbedienza a nave da guerra", disciplinata dall'articolo 1099 del Codice di Navigazione. Che recita: "Il comandante della nave, che nei casi previsti nell'articolo 200 non obbedisce all'ordine di una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione fino a due anni".

Insomma, Rackete se la caverebbe con poco. Se non fosse che la sua decisione di forzare il blocco navale costituisce violazione anche dell'art. 1100 del Codice di Navigazione, "resistenza o violenza contro nave da guerra". Ecco cosa prevede questa disposizione: "Il comandante o l'ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà". Infine, non si può proprio scartare una terza ipotesi di reato, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, punito nei casi più gravi con la reclusione tra i cinque e i quindici anni.

Insomma, nella peggiore delle ipotesi la "capitana" potrebbe essere condannata a 27 anni di carcere. Ma si tratta solo di un'ipotesi...

Il Viminale dà notizia della presenza di due imbarcazioni con complessivamente una quarantina di migranti a bordi attualmente in acque Sar maltesi, con dunque la competenza in mano al governo di La Valletta per quanto concerne la sicurezza.

Intervenuto su Porta a Porta su Raiuno nelle scorse ore, il ministro dell’interno Matteo Salvini afferma di aver dato l’ordine di fermare questi mezzi prima dell’ingresso in acque italiane: “È una questione di principio – tuona il titolare del dicastero – Malta certamente come è solita fare non le fermerà e le lascerà passare in direzione Italia ma questa volta ho dato disposizione di fermarli".

Sul posto secondo il quotidiano il Giornale dovrebbero giungere a breve delle motovedette, a cui Salvini ha dato ordine di bloccare i barconi in procinto di navigare verso l’Italia e molto probabilmente verso il porto di Lampedusa, lo stesso ad oggi sotto i riflettori per via del braccio di ferro tra Viminale ed ong Sea Watch.

La questione dei due mezzi a cui fa riferimento Salvini, è diversa da quella che riguarda l’ong tedesca. Si tratta infatti di migranti non scortato o raccolti a bordo da navi delle organizzazioni non governative.

Al contrario, si parla di imbarcazioni con a bordo probabilmente degli scafisti al timone partite forse dalle coste libiche. In poche parole, si ha a che fare con le stesse modalità riguardanti il fenomeno dei cosiddetti “sbarchi fantasma”, approdo autonomi di migranti lungo le spiagge siciliane che fanno poi perdere le proprie tracce.

Solo che questa volta le due imbarcazioni risultano avvistate e, per l’appunto, Salvini ne vorrebbe proibire l’ingresso presso le acque territoriali italiane.

Resta da capire il modo visto che, come sottolinea Repubblica, non è consentito alcun intervento di polizia giudiziaria delle motovedette italiane in acque internazionali.

Ma l’invio in quel tratto di mare dei mezzi promesso da Salvini, ha in realtà in primo luogo un chiaro scopo politico: far capire cioè sia ai mezzi delle ong che ai barconi “autonomi” in navigazione verso l’Italia che dal Viminale non vi è alcuna intenzione di accettare supinamente impennate del numero di approdi.

In effetti, dopo il crollo degli sbarchi arrivato a raggiungere anche il 90% rispetto al 2018, da fine maggio complice il bel tempo i viaggi della speranza verso le nostre coste appaiono in aumento. I numeri rimangono ben lontani rispetto ai periodi delle emergenze degli anni passati e soprattutto del 2017, al tempo stesso però Salvini appare preoccupato da nuove possibili impennate delle partenze soprattutto dalla Libia.

Da qui il “braccio di ferro” con la Sea Watch e l’annuncio di invio di due motovedette lì dove appaiono avvistati i barconi prima citati.

Su Repubblica, questa mattina, Lerner va oltre e di fatto chiama in causa la madre di Salvini: "Vien da chiedersi: ma cosa penserà di Salvini la madre di Salvini? Quando, di fronte a quello che, comunque la si pensi, rimane un dramma umano, il suo Matteo scrive: 'Non sbarca nessuno, mi sono rotto le palle. Lo sappia quella sbruffoncella'". A questo punto, dopo avre preso le difese della "capitana" di Sea Watch, Lerner non risparmia il colpo e attacca ancora: "Una giovane donna che lo ridimensiona a Capitano piccolo piccolo. Sbruffoncella? Non abbiamo piuttosto a che fare con un ministro sbruffone da osteria? - continua Lerner - Come nei videogiochi con cui egli si diletta nel cuore della notte, il responsabile dell'ordine pubblico scimmiotta la parodia della difesa dei confini nazionali bloccando un'imbarcazione di 50 metri con 42 naufraghi a bordo. E poi minaccia di erigere barriere fisiche (galleggianti?) a imitazione dei suoi modelli Orbán e Trump, o al contrario (sarebbe già meglio) di smettere l'identificazione e la registrazione degli sbarcati, di modo che possano proseguire il loro viaggio in direzione Nord Europa, da dove, così facendo, non potrebbero più essere rispediti a forza in Italia".

Il durissimo attacco al leader di Fratelli d'Italia è di Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana. sottolinea il quotidiano il Giornale Il pasdaran pro immigrazione, in un video, risponde per le rime al video della collega-avversaria politica, nel quale l'esponente di Fdi aveva invocato l'arresto dell'intero equipaggio della Sea Watch 3, il sequestro della nave della Ong tedesca battente bandiera olandese e, dulcis in fundo, anche il suo affondamento.

"Ho visto il video della Meloni, girato da qualche tetto del Parlamento, comoda e sistemata. Le dico con molta onestà che il delirio va curato. Forse sarà colpa del caldo", scrive Fratoinanni nell'anteprima nel filmato, in cui dice: "Sono a Palermo, in attesa di imbarcarmi sul volo che mi porterà a Lampedusa. Sto andando lì ad accogliere la Sea Watch 3 e la sua comandante, Carola Rackete, persona coraggiosa che ha sfidato l'ipocrisia e la violenza del nostro governo e dell'Europa intera, per portare in salvo 42 persone che hanno una sola colpa: quella di essere sfuggite alla morte, salvate dal naufragio del mezzo di fortuna sul quale si trovavano…".

Dunque, ecco l'affondo al capo politico di Fratelli d'Italia: "Mi è capitato sotto gli occhi un video di Giorgia Meloni: è forse il caldo a spiegare il contenuto di questo video, in cui la Meloni si scaglia con una violenza inaudita contro persone inermi, contro chi organizza e pratica solidarietà, e nel quale, con la bava alla bocca, in modo cattivo e violento, annuncia addirittura la richiesta e la necessità che la Sea Watch venga affondata". Infine, c'è tempo per un'ultima stilettata: "Questa rincorsa folle sempre più a destra, in competizione con la Lega di Salvini, la Meloni sfiora il ridicolo. Ecco, forse è il caldo la causa di questo delirio, ma di delirio si tratta e va curato: trovi qualcuno bravo, che provi a mettere un freno a questa violenza che fluisce senza freni…".

Intanto e' diventato l'emblema della legalità. Il Movimento 5 Stelle lo ha difeso a spada tratta. La Raggi è scesa in campo personalmente spiegando che quella casa gli spettava di diritto

Scrive il giornale lo ha ricevuto persino papa Francesco nella sagrestia della Basilica di San Giovanni in Laterano esprimendogli solidarietà cristiana dopo gli attacchi ricevuti. Lui, Imer Omerovic, il 40enne rom bosniaco con una moglie e 12 figli sulle spalle, è andato in tv a dire «che ha sempre lavorato, che ha una regolare partita Iva e che vende macchine su internet». Ecco, le macchine. Allo stato attuale Imer ne ha intestate 27. Sì, avete capito bene: ventisette. Due sono arrivate dopo la turbolenta assegnazione dell'alloggio popolare a Casal Bruciato. Si tratta di una Fiat Stilo 1.9 JTD, intestata il 22 maggio, e di una fiammante Bmw Serie 5 530D, intestata il 7 giugno.

La partita Iva della sua ditta individuale è regolare, ancora attiva e collegata al «commercio all'ingrosso e al dettaglio di autovetture e di autoveicoli leggeri». Peccato però che la sede sociale (e in realtà anche l'indirizzo di residenza) siano a Roma in via Pontina 601. E cosa c'è in quella via? Il nulla. O meglio, fino a qualche anno fa c'era l'ex campo nomadi di Tor de Cenci. Adesso l'area di proprietà del Comune è abbandonata. Ma dove sono le autovetture di Omerovic? Se svolge l'attività che dice di svolgere, il commerciante dovrebbe quantomeno avere un deposito, una lista di veicoli in esenzione fiscale, un registro di carico e scarico, delle fatture di vendita e quindi degli introiti. Tutte cose che non risultano. Anzi, effettuando una visura risulta che non ci sono bilanci depositati in camera di commercio dall'apertura dell'attività.

Ma è normale che a una persona che possiede 27 auto venga assegnata una casa popolare? Roberta Della Casa, presidente M5s del Municipio IV nonché una delle più attive nel garantire il diritto all'alloggio alla famiglia Omerovic, non si sbilancia ma ammette: «Mentre per ottenere il reddito di cittadinanza vengono fatte verifiche patrimoniali approfondite, per la domanda di assegnazione di una casa popolare i controlli sono più stringati ed è necessario solo l'Isee e la documentazione relativa allo stato di famiglia, stiamo cercando di rivedere il meccanismo per dare maggiori risposte».

Le storie dei appartenenti alla sinistra Italiana non finiscono con i Rom o con sea watch ma questa storia ha del incredibile : li inquirenti hanno ricostruito un giro d'affari da centinaia di migliaia di euro, secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Coinvolta anche una onlus di Moncalieri, nel torinese, perquisita questa mattina dai carabinieri.

Politici, medici, assistenti sociali e psicologi. Sono tutti coinvolti, insieme al sindaco Pd di Bibbiano, che si trova agli arresti domicilari, nell'inchiesta "Angeli e Demoni", accusati di aver redatto false attestazioni, per fare in modo che i bambini venissero allontanati dalle proprie famiglie, per collocarli da amici e conoscenti, dietro compenso. 

Per riuscire a dimostrare l'inadeguatezza delle famiglie dei piccoli, venivano usati metodi barbari. Dall'inchiesta della pm Valentina Salvi, infatti, emergono ore e ore di "lavaggi del cervello" durante i colloqui tra i bambini e gli psicologi e persino l'uso di piccole scosse elettriche, che erano in grado di alterare "lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari". Tutti metodi con i quali la memoria dei piccoli e i loro racconti sulla situazione familiare venivano manipolati: falsi abusi, disegni non autentici nei quali venivano riprodotte scene di violenza. Non solo. Sembra che spesso i terapeuti si vestissero da mostri o personaggi inquietanti, per incutere paura ai bambini, così da minare le loro convinzioni.

Così, una volta davanti al giudice, la versione dei minori non corrispondeva alla realtà e i magistrati decidevano spesso a favore del loro affido ad altre famiglie, inserite nel losco giro di affari. Sembra che alcuni bambini siano stati stuprati, una volta entrati a far parte dei nuovi nuclei famigliari o delle comunità.

 

 

 

 

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