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Sabato, 15 Dicembre 2018

De Mita: La situazione italiana “non è drammatica, è tragica”

La situazione italiana “non è drammatica, è tragica”. È questo il “twit” di Ciriaco De Mita che, ospite del salotto Rai di Fabio Fazio, analizza il dopovoto.

Io faccio politica da quando ho cominciato a capire”, ha esordito l’ex presidente del Consiglio parlando dell’esperienza da sindaco di Nusco. Ma lo stallo parlamentare maturato dopo il 4 marzo è palese, anche per un personaggio del suo calibro: “Per la prima volta in vita mia non riescono a capire le cose che accadono. Può accadere di tutto: le forze politiche che hanno vinto hanno opinioni contrastanti. Il governo si fa se c’è una maggioranza che gli dà fiducia. Non credo che il Capo dello Stato possa dare incarico a chi non ce l’ha”. E poi: “Guardando l’esistente credo che la soluzione sia difficile perché le posizioni politiche sono in contrapposizione. Trovarla non è impossibile ma complicato”.

Addossare troppe colpe al Rosatellum, per De Mita, è però sbagliato: “Caricare di responsabilità la legge elettorale è come pensare che cambiando vestito si prenda il raffreddore. Non è così. La cosa vera è che da tempo abbiamo abbandonato l’analisi dei problemi, ingigantito l’illusione della promessa semplice e ci meravigliamo che questo circuito sia esploso”.

C’è spazio per le battute sferzanti che De Mita utilizza per fare il punto della situazione politica. Tipo quando commenta la similitudine tra il leader Cinque Stelle Luigi Di Maio e il giovane Giulio Andreotti tracciata da Bruno Vespa: “Non ha la gobba”. Bissata dalla domanda sui ministri dell'eventuale governo grillino provenienti dal campus di Vincenzo Scotti: "E ha detto tutto. Lo chiamavano Tarzan nella Democrazia Cristiana. Perché era un tipo movimentoso".

Ho grande fiducia nel futuro dell'Italia e voi ne siete una delle ragioni". Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale "gli Alfieri della Repubblica". 

'Le sorti dell'Italia - ha evidenziato il capo dello Stato - sono "comuni" e siamo tutti ugualmente responsabili del "futuro".

Il presidente Mattarella, rivolgendosi a un gruppo di studenti al Quirinale premiati per essersi distinti in attività di solidarietà, ha spiegato che i giovani hanno dimostrato "di sentire corresponsabilità per le sorti comuni dell'Italia". Il presidente estendendo il ragionamento ha detto inoltre che bisogna "comprendere che occorre essere protagonisti e costruire il futuro del Paese senza chiudersi nella propria dimensione personale, magari con egoismo".

Il Presidente della Repubblica ha consegnato, al Quirinale, 29 Attestati e distintivi d'onore di "Alfiere della Repubblica" a ragazze e ragazzi che si sono distinti nella partecipazione, nella promozione del bene comune, nella solidarietà, nel volontariato e per singoli atti di coraggio.

Sono giovani, nati tra il 1999 e il 2007, che rappresentano modelli positivi di cittadinanza e che sono esempi dei molti ragazzi meritevoli presenti nel nostro Paese

Uno dei temi più caldi è naturalmente quello dell'immigrazione, su cui la Ue gioca la propria partita decisiva precisamente nei Paesi membri di primo arrivo come l'Italia e la Grecia. Il commissario all'Immigrazione

E in Italia non si è ancora formato il nuovo governo che già la Commissione Europea si affretta a mettere le mani avanti e a fissare alcuni punti chiave della propria agenda dettando la linea al futuro esecutivo che tra poche settimane dovrà insediarsi a Palazzo Chigi.

Dimitris Avramopoulos e intervenuto oggi al termine del Consiglio Ue su Interni e Difesa, dando indicazioni ben chiare su quelle che sono le aspettative di Bruxelles rispetto al prossimo governo che si sta per formare a Roma.

"Non credo che la politica italiana sull'immigrazione possa cambiare - ha spiegato il commissario ai giornalisti che gli chiedevano se temesse che le politiche di Roma in materia possano cambiare - L'Italia è uno dei Paesi europei più importanti e la sua politica non credo che cambierà. Contiamo molto sul contributo italiano e sul suo sostegno alla nostra strategia comune sulla immigrazione".

Avramopoulos ha poi colto l'occasione per elogiare l'operato del ministro dell'Interno uscente Marco Minniti di cui ha lodato "l'ottimo lavoro che lascia in eredità", definito "qualcosa di cui l'Italia può andare orgogliosa". Dichiarazioni e prese di posizione assai nette, che però dovranno fare i conti con la linea del nuovo esecutivo. Che, a trazione leghista o pentastellata che sia, rischia di lasciare il commissario all'Integrazione con l'amaro in bocca. La continuità con l'operato del precedente governo non è certo infatti in cima alle priorità dei partiti usciti vincitori dalle urne.

Per le presidenze delle Camere, "penso che fare il contrario di quello che gli italiani hanno scelto la settimana scorsa sarebbe una follia, e ci sono due forze politiche che hanno vinto le elezioni, non è difficile capire con chi si ragionerà". Lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, parlando alla scuola politica del partito.

"Farò tutto quello che è umanamente possibile per rispettare il mandato che gli italiani ci hanno dato, ovvero di andare a fare il presidente del Consiglio, ma senza scendere a patti e rinnegare la nostra Bibbia che è il programma". Lo ha detto Matteo Salvini alla scuola politica della Lega. "Ho letto ipotesi astruse di governissimi, di governini, di passi di lato - ha aggiunto -. C'è un programma scelto dagli italiani".

"Ho il dovere di dialogare con tutti e non serbare rancore. Ma mi sono tolto la soddisfazione di dire di no. Stasera, stranamente dopo le elezioni, sono stato invitato in tv da Fazio gli detto 'no grazie, faccio altro'". Diverse volte, in campagna elettorale, Salvini aveva criticato il conduttore Rai per non averlo invitato.

"Andare al voto con il governo Gentiloni, magari facendo una legge elettorale migliore". "Il fatto - ha spiegato Berlusconi - è che non vedo alcuna possibilità, con questi numeri parlamentari e con questa situazione nel Paese, di fare una legge elettorale migliore. Voglio essere ancora più esplicito: non considero migliore una legge elettorale che consegni il governo del Paese a una minoranza, qualunque essa sia. II voto ha detto con chiarezza che oggi una maggioranza politica fra gli elettori non c’è. Non può essere la legge elettorale a crearla, a meno di non voler ancora aggravare il distacco fra i cittadini e la classe dirigente del Paese".

Infine sottolinea il ruolo di Forza Italia in questa tornata elettorale e il suo peso consistente nel cetrodestra: "Il nostro futuro si chiama semplicemente Forza Italia. Il nostro è un grande partito liberale, quindi tutte le opinioni sono legittime. Però, proprio perchè siamo una grande forza liberale, parte integrante della grande famiglia del Ppe, il nostro avvenire rimane ben distinto da quello dei leghisti che sono certo alleati leali, ma che hanno una storia diversa dalla nostra, un linguaggio diverso dal nostro, valori diversi dai nostri. Aggiungo che in questa campagna elettorale Forza Italia è stata fortemente penalizzata dalla non candidabilità del suo leader. Ma io continuo a pensare che - come in tutto il mondo - il futuro sarà dei liberali, dei cattolici, dei moderati".

Il leader M5S Luigi Di Maio lancia un nuovo appello per la formazione del governo e cita le parole di ieri del presidente della Cei, cardinale Angelo Bassetti. "Faremo tutto il possibile per rispettare il mandato che ci hanno affidato. Mi auguro che tutte le forze politiche abbiano coscienza delle aspettative degli italiani: abbiamo bisogno di un governo al servizio della gente", scrive Di Maio dal blog, sottolineando: "Non abbiamo a cuore le poltrone ma che venga fatto ciò che i cittadini attendono da 30 anni".

"In tutta la campagna elettorale e subito dopo il voto ho detto che noi siamo disponibili al confronto con tutti per far nascere il primo governo della Terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini. Questa occasione non può essere persa. I cittadini ci guardano e pretendono il massimo dalle persone che hanno eletto in Parlamento". "Anche la settimana prossima sarà molto importante per il destino del nostro Paese. La partecipazione non si esaurisce con il voto. Continuate a informarvi e ad appassionarvi", sottolinea il capo politico del M5S.

"Abbiamo messo al primo posto la qualità della vita dei cittadini che vuol dire eliminazione della povertà (con la misura del Reddito di Cittadinanza che è presente in tutta Europa tranne che in Italia e in Grecia), una manovra fiscale shock per creare lavoro, perché le tasse alle imprese sono le più alte del Continente, e finalmente un welfare alle famiglie ricalcando il modello applicato dalla Francia, che non a caso è la nazione europea dove si fanno più figli, per far ripartire la crescita demografica del nostro Paese. La nostra attenzione sarà massima anche su altri fronti come quello della lotta alla corruzione, dell'eliminazione della burocrazia inutile con 400 leggi da abolire, del rispetto dell'ambiente", scrive Di Maio.

"'Politica vuol dire realizzare' diceva Alcide De Gasperi, ed è a questo che tutte le forze politiche sono state chiamate dai cittadini con il voto del 4 marzo. Più precisamente a realizzare quello che anche nella dottrina sociale della Chiesa viene chiamato 'bene comune', che è ciò che noi in tutta la campagna elettorale abbiamo indicato come 'interesse dei cittadini'". Lo scrive Di Maio in un post su Facebook rispondendo al presidente della Cei Bassetti, che ha auspicato che il prossimo governo sia "al servizio della gente".

"Il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso. Sono stati 4 anni difficili ma belli. Abbiamo fatto uscire l'Italia dalla crisi. Quando finirà la campagna di odio tanti riconosceranno i risultati. Ma la sconfitta impone di voltare pagina. Tocca ad altri. Io darò una mano: noi non siamo quelli non che scendono dal carro, semplicemente perché il carro lo hanno sempre spinto. Continuerò a farlo con il sorriso: non ho rimpianti, non ho rancori". Lo dice in un'intervista al Corriere della Sera il segretario dimissionario del Pd, Matteo Renzi, che sulla composizione del nuovo governo avverte: "Non esiste governo guidato dai 5 Stelle che possa ottenere il via libera del Pd". Per Renzi "non è un problema di odio che i grillini hanno seminato. E non è solo un problema di matematica, visto che i numeri non ci sono o sarebbero risicatissimi. I grillini sono un'esperienza politica radicalmente diversa da noi. 

Lo sono sui valori, sulla democrazia interna, sui vaccini, sull'Europa, sul concetto di lavoro e assistenzialismo, di giustizia e giustizialismo. Abbiamo detto che non avremmo mai fatto il governo con gli estremisti, e per noi sono estremisti sia i 5 Stelle che la Lega. L'unico modo che hanno per fare un governo è mettersi insieme, se vogliono". "Hanno il diritto e forse il dovere di provarci - sottolinea Renzi - I sovranisti hanno lo stesso programma su vaccini, Europa, immigrazione, burocrazia, tasse. Facciano il loro governo, se ci riescono. 

Altrimenti dichiarino il loro fallimento. Noi non faremo da stampella a nessuno e staremo dove ci hanno messo i cittadini: all'opposizione". Renzi chiude anche all'ipotesi di un governo di unità nazionale: "Noi purtroppo - dice - siamo il quarto gruppo parlamentare, non più il primo: gli appelli alla responsabilità sono sempre utili, ma si rivolgono soprattutto ai gruppi più grandi". Renzi assicura quindi che non fonderà un nuovo partito: "Ho visto piaggeria e viltà ma non lascio il Pd".

 

 

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