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Venerdì, 22 Novembre 2019

Il Rapporto Svimez lancia l’allarme sulla «trappola demografica»

I giovani del Sud continuano a fuggire. Crollano gli investimenti pubblici. Male l’agricoltura, bene il terziario. L’industria stenta. Scarsi i servizi ai cittadini, a partire dalla sanità e dalla scuola. Sul piano occupazionale, il reddito di cittadinanza ha avuto un impatto nullo. Non solo: «invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro».

«Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani con una età fino a 34 anni, quasi un quinto laureati». Così il Rapporto Svimez, che lancia l’allarme sulla «trappola demografica». In Italia nel 2018 si è raggiunto «un nuovo minimo storico delle nascite», si ricorda, sottolineando che al Sud sono nati circa 157 mila bambini, 6 mila in meno del 2017. La novità, spiega, è «che il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli».

La popolazione meridionale è cresciuta di soli 81mila abitanti a fronte di circa 3.300.000 al Centro-Nord. Nello stesso periodo la popolazione autoctona del Sud è diminuita di 642.000 unità mentre al Nord è cresciuta di 85.000. Nel corso dei prossimi cinquant'anni si stima che il Sud perderà 50 milioni di residenti. Nel 2018, inoltre, sono nati solo 157 mila bambini, 6 mila in meno rispetto al 2017. 

Accanto alla crisi demografica, si sta verificando un vero e proprio esodo di giovani meridionali che emigrano al Nord o all'estero in cerca di lavoro. Negli ultimi decenni più di due mila residenti hanno lasciato il Mezzogiorno, si tratta soprattutto di giovani laureati. Un'alternativa all'emigrazione è il pendolarismo di lungo periodo, che nel 2018 ha interessato circa 236mila persone nelle regioni meridionali. 

Nel 2018 il Pil al Sud è cresciuto dello 0,6% rispetto all'1% del 2017. Ristagnano soprattutto i consumi (+0,2%) mentre al Centro-Nord sono cresciuti dello 0,7%, recuperando e superando i livelli pre-crisi. Secondo le stime della Svimez il Pil al Sud nel 2019 calerà dello 0,2% mentre al Centro-Nord aumenterebbe dello 0,9%. I consumi alimentari sono scesi dello 0,5% in seguito alla caduta dei redditi e dell'occupazione

Si registra un crollo degli investimenti pubblici: nel 2018, secondo i calcoli della Svimez, la spesa in conto capitale è scesa al Sud da 10,4 a 10,3 miliardi. Nello stesso periodo al Centro-Nord è passata da 22,2 a 24,3 miliardi. Crescono, invece, gli investimenti privati nelle costruzioni che segnano un +5,3% mentre si sono fermati quelli in macchinari e attrezzature. 

I consumi alimentari sono calati del 5%. Si stima che nel corso dei prossimi cinquant'anni il Sud perderà 5 milioni di residenti. Le regioni meridionali sono ultime in Europa per il tasso di occupazione femminile. Questi sono solo alcuni dei dati principali emersi dal rapporto Svimez 2019 sull'economia e la società del Mezzogiorno, presentato a Montecitorio. 

Secondo lo studio della Svimez nell'ultimo ventennio la politica economica nazionale ha disinvestito dal Mezzogiorno e ha aumentato in questo modo il divario tra Nord e Sud. L'indagine ha analizzato, inoltre, l'impatto del reddito di cittadinanza ed è arrivata alla conclusione che «la povertà non si combatte solo con un contributo monetario e che identificare la misura come una politica per il Mezzogiorno è scorretto, perché si basa sulla dannosa semplificazione che vorrebbe dividere il Paese nei due blocchi contrapposti e indipendeti di un un Nord-produttivo e un Sud-assistito». 

Nel corso della presentazione è intervenuto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha sottolineato l'importanza centrale e strategica delle regioni meridionali. «Se riparte il Sud, riparte l’Italia: questo non è uno slogan ma un dato di realtà. Nell’ultimo ventennio, la politica economica nazionale ha disinvestito dal Mezzogiorno, ha svilito - anziché valorizzato - le sue interdipendenze con il Centro-Nord. Questo progressivo disimpegno della leva nazionale delle politiche di riequilibrio territoriale ha prodotto conseguenze negative per l’intero Paese». 

Ha assicurato che «La determinazione del governo nell’invertire questo indirizzo è massima, tanto che il piano per il Sud partirà entro fine anno». 

«Nonostante gli sforzi compiuti per arrestare la progressiva contrazione della domanda di lavoro, molto ancora resta da fare per assicurare adeguate prospettive occupazional. Il Sud sta soffrendo e il senso di declino, avvertito soprattutto dai giovani come inesorabile, ha un fondamento purtroppo. 

Questi sentimenti di sfiducia e di rassegnazione, come dimostra il rapporto Svimez, hanno un fondamento razionale: i dati macroeconomici e le analisi sul tessuto sociale e produttivo del Sud non sono incoraggianti. Il Sud non può più attendere, la sfida è davanti a noi», ha aggiunto Conte, il primo Presidente del Consiglio che ha partecipato all'evento annuale della Svimez. Ha evidenziato, inoltre, quanto sia importante il lavoro: «Non è solo fonte di reddito, ma è fonte di dignità».                                      

Durante l'evento il direttore della Svimez Luca Bianchi presentando il rapporto «Il Mezzogiorno nella nuova geografia europea delle disuguaglianze» ha toccato i punti cruciali dell'attuale situazione che il Sud si sta trovando a vivere. 

Le regioni meridionali per la percentuale di donne che lavorano sono il fanalino di coda di tutta l'Europa. Il tasso di occupazione femminile è fermo al 20%. L'emergenza riguarda soprattutto le giovani donne tra i 15 e i 34 anni di età, che si sono ridotte di oltre 769mila unità. È aumentato, inoltre, il part-time involontario: nell'ultimo decennio è stata stimata una crescita del 97,2%. 

Il tasso di abbandono scolastico al Sud dopo aver conseguito la licenza della terza media è del 18,8% contro l'11,7% del Centro-Nord. La media europea è del 10,6%. Si è interrotto in questo modo il processo di convergenza delle regioni meridionali verso gli standard europei. Le infrastrutture scolastiche del Sud, inoltre, presentano dei servizi inferiori a quelli nazionali. La maggior parte delle classi per esempio non ha il tempo pieno. Più in generale si registra un ampio divario nei servizi dovuto soprattutto a una minore quantità e qualità delle infrastrutture sociali in termini di sicurezza, di idoneità dei servizi sanitari e di cura. 

Nonostante questa carrellata di dati negativi, è necessario evidenziare anche l'eccellenze del Sud-Italia: come l'Università Federico II di Napoli  che ha sviluppato vari progetti come la riqualificazione del quartiere San Giovanni o la Apple Developer Academy. Da segnalare anche il programma di U-Link Accademy in Basilicata. 

Da non dimenticare infine l'importanza della bioeconomia meridionale, che si può valutare tra i 50 e i 60 miliardi di euro, equivalenti a un peso tra il 15 e il 18% di quello nazionale. Le imprese del bio-tech, inoltre, sono cresciute molto nelle aree meridionali e hanno segnato un +61,6% contro un +34,5 su scala nazionale. 

Il rapporto della Svimez, infine, ha indicato le linee guida per far crescere il Mezzogiorno: investire più risorse pubbliche, rafforzare le politiche di coesione e puntare sul Green New Deal. 
 

 

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