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Domenica, 15 Dicembre 2019

Le due culture

C._P._Snow

 

In un saggio molto famoso del secolo scorso, Le due culture e la rivoluzione scientifica, Charles Percy Snow (1905-1980) lamentava il gran divario creatosi fra le due figure chiave del nostro tempo: lo scienziato da una parte e il letterato o umanista dall’altra. Il primo conosce tutto sui numeri, sui processi fisici e sui geni, ma poco o nulla di letteratura e filosofia; il secondo padroneggia latino e greco, ma ostenta, addirittura vantandosene, -vedasi per es. il filosofo Benedetto Croce (1866-1952)- la propria non conoscenza del secondo principio della termodinamica. Snow auspicava il sorgere di una “Terza Cultura”, per opera di letterati, che facesse da ponte tra la cultura scientifica e la cultura umanistica. Le cose sono andate poi diversamente; la “Terza Cultura” è nata effettivamente, ma i costruttori del ponte, diversamente da quanto auspicato da Snow, sono sorti nel campo scientifico con tutti i limiti del caso. Si è materializzato, infatti, il rischio paventato, negli anni 30, dal filosofo Ortega Y Gasset (1883-1955), secondo il quale sarebbero arrivati anni in cui lo scienziato, dalla sua conoscenza minuta di un dettaglio, ancorché importante-, ci avrebbe tempestato di epistemologie povere e sostanzialmente scorrette. Scorrette perché, pur partendo da un sapere “esatto”, ma particolare, specifico, si pretende di dare giudizi generali. Gasset è stato un vero “profeta”e quegli anni sono arrivati: i nostri! Qualche anno fa uscì un libro-Profeti senza Dio-, che faceva stato di questa situazione. In esso Karl Giberson e Mariano Artigas, (1936-2006) il primo fisico e il secondo filosofo, tratteggiano con impareggiabile chiarezza la figura e l’opera di sei grandi scienziati del nostro tempo; scienziati che hanno contribuito a far divenire la scienza come l'unica ” fede”possibile per l’uomo postmoderno: Richard Dawkins, Carl Sagan (1934-1996), S. Hawking, S Gould (1941-2002), Steven Weinberg e Edward Osborne Wilson. Costoro a una grande preparazione scientifica hanno unito una grossa capacità letteraria e un insolito dono per la comunicazione; cosa questa, che li ha portati a saper parlare oltre al ristretto ambito degli specialisti e dei ricercatori. Il loro “verbo”si è così diffuso a milioni e milioni di persone, due dati su tutti: si calcola che la serie Cosmos, di Carl Sagan, sia stata vista da almeno 600 (!) milioni di persone e che il libro più famoso di S. Hawking -Dal Big Bang ai Buchi neri-ha venduto in media una copia ogni 750 abitanti del nostro pianeta! Non è difficile pensare, che “l’ateismo anonimo”, del quale ha parlato il card. Angelo Scola nella lettera pastorale- Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano-, sia stato favorito, a livello planetario, dalla matrice nichilista della nostra cultura. Cultura poi diffusa, a livello delle masse, da una scorretta informazione scientifica, che in nome della scienza, surrettiziamente, vuole negare la fede. Così negli ultimi decenni per il tramite di scienziati, veri o presunti, questa cultura, diffusa in maniera ossessiva da tutti i media, è tracimata fino a raggiungere il nostro vicino di casa. Papa Francesco, nell’enciclica Lumen Fidei, ha tratteggiato con impareggiabile chiarezza la situazione contemporanea: "La nostra cultura ha perso la percezione di questa presenza concreta di Dio, della sua azione nel mondo." Pensiamo che Dio si trovi solo al di là, in un altro livello di realtà, separato dai nostri rapporti concreti» Ancora ai tempi del Vaticano II l’ateismo di massa era collegato quasi esclusivamente a particolari situazioni geopolitiche, riferibili, per la maggior parte, alle zone dell’ex Impero sovietico. Di là dalle sfumature diverse e dagli accenti variamente polemici, questi autentici “sacerdoti”della scienza- in Italia si potrebbero ricordare l’astronoma Margherita Hack (1922-2013), il matematico Pier Giorgio Odifreddi, l’oncologo UmbertoVeronesi, ect- pretendono di dare risposte, dal loro limitato campo d’azione, alle domande più profonde dell’uomo: chi siamo? da dove veniamo?dove andiamo? Risposte, peraltro, negative, presentate al grande pubblico -ignaro- come oggettive e derivanti necessariamente dalla scienza, ma in realtà non giustificate dal metodo scientifico. Un esempio su tutti; Edward Osborne Wilson, partendo dalle sue enormi conoscenze mirmecologiche, cioè sulle formiche, pretende di negare l’esistenza di Dio e dell’anima!Domanda da Bertoldo, che ogni uomo della strada può farsi: perché sapere tutto su formiche e formicai, dovrebbe, ipso facto, far considerare autorevole Wilson anche quando discetta di filosofia e religione? Purtroppo è quello che accade nella nostra epoca tecnocratica, nella quale gli scienziati sono interpellati- pendendo dalle loro labbra- su tutto, anche in campi molto diversi da quelli per i quali sono giustamente famosi. Quanto detto per Wilson vale, naturalmente, anche per gli altri cinque. Particolarmente divertente e istruttivo mi sembra riportare quanto scritto dallo studioso ateo Riccardo Chiaberge nel settembre 2010: ” «Confesso che quando sento parlare Odifreddi o Margherita Hack, con quella loro sicumera che esclude categoricamente qualsiasi dimensione trascendente quasi fosse sempre e comunque una favola per gonzi, mi viene immediatamente una crisi mistica e corro alla più vicina parrocchia». Che fare, dunque? “Semplice”; impariamo a usare correttamente la ragione mediante la filosofia, così come auspicato da papa Benedetto XVI: anche i mirmecologi capitoleranno…

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