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Domenica, 24 Ottobre 2021

Mes, Lega FDI M5S: Quel fondo è un cappio al collo

"L'Europa ha bisogno di un nuovo piano Marshall. Avremo bisogno di ingenti investimenti pubblici e privati, per ricostruire l'economia e creare nuovi posti di lavoro. La chiave di questo è un nuovo, potente bilancio pluriennale dell'Ue". Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, presentando la road map per l'uscita dalle restrizioni per il Covid 19. "Il prossimo bilancio Ue - afferma - dovrà distinguersi dagli altri, perché dovrà dare la risposta europea alla crisi del coronavirus".  

Ma un TG Tedesco Il Tagesschau, cioè il telegiornale dell'Ard, il primo canale pubblico della Germania nonché il più seguito del Paese, ha spiegato ai suoi telespettatori che l'Italia ha rifiutato i 39 miliardi che l'Unione europea le avrebbe concesso per far fronte alla crisi economica provocata dal nuovo coronavirus.  

Il senso del messaggio è che Roma non ha intenzione di prendere quei soldi perché non ne ha bisogno. Dunque, se non ne ha bisogno, è la tesi implicita del servizio, perché mai il governo italiano vuole imputarsi sugli Eurobond e sulla mutualizzazione del debito? Per ottenere altri benefici a spese dei tedeschi. Queste sono le idee che molto probabilmente circolavano nelle teste dei 9,3 milioni di spettatori che il lunedì di Pasquetta hanno assistito al tg (che dal canto suo ha ottenuto uno share del 25,5%).  

Intanto Ursula von der Leyen continua dichiarando che il commercio ha rallentato enormemente ovunque nel mondo. I governi usano tutti i mezzi disponibili per rafforzare i sistemi sanitari e sostenere le aziende e i lavoratori indipendenti. Tutto questo ha un costo gigantesco. Le azioni prese finora rappresentano nell'Ue quasi tremila miliardi di euro, e altre misure arriveranno, come dimostra risultato dell'Eurogruppo della settimana scorsa".

La presentazione delle linee guida per allentare le restrizioni introdotte a seguito del Covid-19 "non è un segnale per togliere oggi le misure di contenimento, ma per fornire una cornice alle decisioni degli Stati membri. In generale raccomandiamo un approccio graduale. Ogni azione deve essere continuamente monitorata". Così la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, presentando il documento preparato da Commissione e Consiglio europeo per la ripartenza dopo la paralisi da coronavirus

La strategia europea per la ripresa deve avere come priorità la "riparazione del mercato unico europeo" e lo "sviluppo di un'imponente strategia d'investimento". Lo ha detto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, presentando le linee guida per la exit strategy dell'Ue dalla crisi coronavirus. "Il mercato unico è un bene comune Ue, è il cuore pulsante dello sviluppo europeo e della capacità di coesione sociale. E' stato danneggiato e colpito dalle decisioni prese" dai Paesi membri per ragioni sanitarie.

 "Le priorità del digitale ed il green deal possono essere il pilastro della ripresa economica" europea.  Michel ha ribadito che il prossimo bilancio pluriennale Ue sarà un nuovo piano Marshall, evidenziando che al prossimo Consiglio europeo si cercherà di fare "un po' più chiarezza" sulle cifre dell'impatto economico della crisi, perché le cifre "non sono ancora stabili".

Intanto scrive Il blog di Andrea Indini :  Completamente estromessa dai tavoli che contano, l’Italia si trova ora a digerire un accordo che non solo non le permette di affrontare la terribile crisi economica generata dall’epidemia da coronavirus, ma che rischia di rivelarsi profondamente dannoso qualora l’esecutivo dovesse incatenarsi al Fondo salva Stati. Perché, sebbene le clausole sono “light”, ci sono e non lasciano tranquillo chi ne dovesse far uso. Il trucco sta, infatti, nelle regole. L’azzeramento delle condizionalità è solo in via temporanea e riguarda unicamente le spese sanitarie sostenute dai Paesi dell’Unione per affrontare l’emergenza. Anche per questa voce, però, c’è un limite di budget. Che equivale al 2% del Pil annuale del Paese che le sostiene e che fa ricorso al Mes come linea di credito. Su tutto quello che eccede questa cifra si applicano le regole del Mes che potranno anche essere modificate ex post.

Continua Andrea Indini : È proprio mentre il popolo è in ginocchio che gli anti italiani entrano in azione per fare ancora più male. Nelle ultime ore si è, infatti, delineato il drammatico quadro che ci attende nei prossimi mesi. Prima di annunciare il prolungamento del lock down fino ai primi di maggio, il premier Giuseppe Conte si è inchinato ai padroni dell’Europa accettando una versione edulcorata (ma pur sempre pericolosa) del Fondo salva Stati e rassegnandosi all’idea di non avere i coronabond. Nel frattempo il Partito democratico se n’è uscito rispolverando la solita rapina del ceto medio: la patrimoniale. Il tutto mentre sui mercati i titoli italiani (scaricati dai principali investitori stranieri) vengono sostenuti dall’intervento della Bce.

Come sottolinea il quotidiano Italia Oggi, lo speaker del telegiornale Il Tagesschau ha precisato che, se l'Italia ha rifiutato i soldi di Bruxelles, la colpa è del Movimento 5 Stelle. Trattandosi di un tg che dura circa una quindicina di minuti, le notizie sono stringate. Impossibile, quindi, spiegare ai tedeschi lo scontro che si sta consumando in seno alla maggioranza del governo italiano, con Pd e Italia Viva che vanno in una direzione e grillini in un'altra.

In tedeschi hanno semplicemente capito che l'Italia non accetta soldi dall'Ue perché non ha bisogno di alcun aiuto immediato. Anzi: il governo italiano vuole addirittura speculare per ottenere ancora più soldi e ad altre condizioni. Condizioni, va da sé, convenienti per il nostro governo e sfavorevoli a quello di Berlino.

Secondo il quotidiano il Giornale, la questione ruota attorno ai coronabond (o Eurobond). Il premier Giuseppe Conte, e con lui tutto il fronte anti rigorista, vorrebbe ottenere da Bruxelles questo strumento; la cancelliera Angela Merkel non sembra tuttavia aver alcuna intenzione di cedere. Anche perché se facesse anche una sola, minima, apertura, verrebbe sconfessata dalla Corte costituzionale tedesca e rischierebbe di essere denunciata da uno dei Lander.

Scendendo nel dettaglio, il Bundesrat, ovvero la camera dei rappresentanti regionali,scrive il Giornale, può imporre il diritto di veto su ogni legge varata dal governo centrale che abbia una rilevanza locale. Rientrano nella fattispecie anche molti trattati europei. Insomma, dovessero essere approvati i coronabond, Angela Merkel sarebbe costretta a fare i conti con una sorta di ribellione di un discreto numero di regioni tedesche.

Nel frattempo anche Berlino è alle prese con il Covid-19. Oltre agli affari europei, il governo tedesco deve decidere il da farsi. La decisione su come e quando ripartire sarà presa il prossimo mercoledì. Gli scienziati qui non sono pessimisti come in Italia, ma gli istituti di ricerca invitano alla massima prudenza. Anticipare troppo i tempi potrebbe essere più dannoso della clausura.

Secondo l’eurodeputato della Lega Vicenzo Sofo visto che l’UE consente di svincolare le risorse dei fondi di coesione destinate alle regioni e ricollocarle per affrontare l’emergenza coronavirus, la Calabria sfrutti l’occasione utilizzando questi soldi per potenziare i presidi ospedalieri delle aree interne e per realizzare nel territorio calabrese un’IRRCS, poiché è una delle poche regioni a non essere dotata di questo istituto importantissimo anche per affrontare emergenze come quella in corso. Così come altrove mettono in piedi ospedali in pochi giorni, questa Regione deve migliorare in fretta il suo sistema sanitario”.

Così si è espresso *l’eurodeputato della Lega membro della commissione per lo sviluppo regionale al Parlamento europeo Vincenzo Sofo*, che ha aggiunto “Sarebbe utile che la Regione Calabria istituisca una commissione consiliare ad hoc dedicata alla supervisione e all’indirizzo nell’utilizzo dei fondi comunitari poiché una leva così importante per lo sviluppo deve essere seguita con attenzione dal consiglio regionale che deve spronare la Regione e i suoi dirigenti a muoversi efficacemente per fare finalmente buon uso di queste risorse fondamentali per la Calabria.”

La maggioranza giallorossa torna a litigare – ammesso che abbia mai smesso di farlo – sul nodo del Mes. Il controverso meccanismo del Fondo Salva Stati, infatti, è il nuovo-ennesimo terremo di discussione tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, con i primi più restii e non così intenzionati a utilizzare i 36 miliardi di aiuti economici che l'Europa ci concederebbe per fronteggiare la crisi sanitaria causata dalla pandemia di coronavirus, e i secondi che invece spingono sull'accelerazione per la sua attivazione.

Nel mezzo della contesa Giuseppe Conte – chiamato a mediare tra le due posizioni diverse per non dire opposte – e, soprattutto, il popolo italiano.

Nella giornata di ieri vi avevano raccontato di quegli esponenti del Pd che vogliono il Mes: dal padre fondatore Romano Prodi al commissario europeo all'economia Paolo Gentiloni, passando per il segretario Nicola Zingaretti, i capogruppo alla Camera e al Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci, Dario Parrini, Enrico Morando, David Sassoli e compagnia cantante.

Come riporta il Giornale, ecco lo scontro frontale con i soci di maggioranza, acuito dal fatto che lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei giorni scorsi non si è tirato indietro dal sottolineare quella che sarebbe l'inadeguatezza rispetto agli eurobond. Sulla stessa onda il titolare della Farnesina Luigi Di Maio e l'attuale reggente pentastellato Vito Crimi, che in un'intervista al Fatto Quotidiano ha puntato il dito contro il Pd accusandolo di "voler mettere in discussione in premier", dal momento che continuano a caldeggiare l'adozione del Fondo Salva Stati.

Delrio e Marcucci, come detto capogruppo Pd rispettivamente a Montecitorio e Palazzo Madama, sono tornati a insistere, replicando alle accuse: "No, non si mette in discussione nulla, abbiamo solo detto che se non ci sono condizioni capestro il nostro paese deve utilizzare tutte le risorse, non capisco perché non utilizzare il fondo se c'è bisogno. Il governo non rischia sul Mes, è il governo che ha ottenuto questo capolavoro, questo miracolo, trasformando il Mes. Ho difficoltà a comprendere la posizione dei 5Stelle", le loro parole riportate da Repubblica.

Parole alle quali è arrivata la controreplica a stretto, anzi strettissimo giro da parte del vice di Di Maio agli Esteri Manlio Di Stefano: "Delrio ha ammesso candidamente di non sapere nulla sul tema ma comunque, alla cieca, si è lanciato contro la linea sul Mes del governo e del presidente Conte". E Stefano Buffagni, viceministro dello Sviluppo, ha rincarato la dose: "Quel fondo è un cappio al collo. Il Mes non sono soldi regalati, ci impone dei limiti che dovrà pagare pure mio figlio fra 30 anni".

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