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Venerdì, 10 Luglio 2020

40 anni fa moriva il poeta Pasolini

Il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia, si consuma il «massacro tribale» di uno dei maggiori intellettuali del ventesimo secolo: Pier Paolo Pasolini. L’inchiesta di Simona Zecchi Pasolini Massacro di un Poeta (Ponte alle Grazie editore) appena uscito in libreria riparte da alcune settimane precedenti quel massacro e attraversando proprio quella sciagurata notte, con l’ausilio di prove fotografiche mai emerse sinora, di evidenza schiacciante, documenti inediti, interviste e testimonianze esclusive, fa tabula rasa dei moventi ufficiali e le piste finora accreditati – dall’«omicidio a sfondo sessuale» al «misterioso» Appunto 21 di Petrolio.

Lo «schema perfetto» che condusse il poeta friulano fra le braccia dei suoi carnefici è sempre stato in realtà sotto gli occhi degli inquirenti e, in parte, dell’opinione pubblica: un oscuro attentato a pochi passi dall’abitazione di Pasolini la cui funzione viene finalmente svelata, un furto di bobine come espediente dai tratti inediti, la presenza di più macchine all’Idroscalo e la prova del doppio sormontamento del corpo ormai agonizzante, i testimoni che nessuno ha mai voluto veramente ascoltare, la matrice fascista dell’agguato, la direzione dell’intelligence nostrana, il ruolo depistante dell’enigmatico Giuseppe Pelosi, i tentativi di alcuni giornali, sempre ben informati, troppo informati, di trasformare Pasolini in imputato nello stesso processo che avrebbe dovuto stabilire l’identità dei suoi assassini. ...

Simona Zecchi racconta di questo e di molto altro, con un unico fine: dire e trovare la verità, niente altro che la verità  e il suo libro "Pasolini, massacro di un poeta" racconta solo questo

Pasolini ha catalizzato nel nostro Paese tanto amore quanto odio, tanto rispetto quanto disprezzo, come mai nessun’altro scrittore, regista, poeta ha avuto modo di sperimentare nella nostra storia recente. In parte il libro ci permette di indagare motivi e risvolti di tale fenomeno culturale, tendendo ‘in vita’ non solo l’opera del poeta, ma la sua stessa figura di uomo e cittadino, cercando di comprenderli entrambi: “La morte non è nel non potere più comunicare, ma nel non potere più essere compresi” scriveva il poeta in “Poesia in forma di rosa” (1961-1964).

Come ha scritto Alberto Moravia sulle pagine dell’Espresso qualche giorno dopo la morte dell’artista: “La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nei suoi romanzi e nei suoi film, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile”.

Simona Zecchi, giornalista, vive a Roma. Per la rivista I quaderni de L’Ora ha curato con la collega Martina Di Matteo un’inchiesta sulla morte di Pasolini, tema cui ha dedicato molti anni di ricerca. Ha collaborato con il manifesto e scrive sulla versione online del Fatto Quotidiano, il sito di informazione e approfondimento Gli Stati Generali e il quotidiano statunitense La Voce di New York, occupandosi di cronaca giudiziaria e attualità. È fra i fondatori del sito indipendente d’inchiesta Lettera 35. Questo è il suo primo libro che ieri e stato presenta alla stampa estera e con il Corriere del Sud presente....

 

 

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