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Saman Abbas, vittima della cultura islamista

Pur di non fare i conti con la cultura di provenienza della ragazza pakistana, uccisa atrocemente, i sinistri, “i maestri dell’indignazione danno la colpa alla ‘mascolinità tossica’”. E’ questo il commento di Francesco Borgonovo su La Verità di oggi. (F. Borgonovo, Altro che vittima del patriarcato. Saman tradita dall’sms della madre, 17.6.21, La Verità).

Sostanzialmente per il mainstream progressista, “l’unico responsabile è l’uomo bianco, e chi osa citare l’islam è un razzista”. Peraltro, è il pensiero del filosofo francese, Pascal Bruckner, l’uomo bianco è il nemico di tutte le minoranze. Anzi “il maschio occidentale è diventato il capro espiatorio perfetto su cui riversare tutte le colpe del mondo”. Pertanto, questi partigiani dell’indignazione gridano: l’Islam non c’entra! E’ colpa dei maschi che trattano le donne come oggetti a tutte le latitudini”. Addirittura, si spingono oltre è colpa nostra che non siamo stati abbastanza accoglienti e tra l’altro lo ius soli non basta.

Fin dall’inizio si è tentato di occultare aspetti fondamentali della vicenda come il ruolo della religione e la cultura di appartenenza. Ritornando a Bruckner, il maschio bianco è il colpevole quasi perfetto. L’oggetto di odio per eccellenza per larghissima parte della cultura progressista. “L’uomo bianco qualsiasi cosa faccia, è colpevole di esistere”. Per Borgonovo questa è una definizione razzista simile all’”accusa rivolta dai nazisti agli ebrei”. In pratica è sorprendente come gli “antirazzisti” sono diventati loro stessi neorazzisti. Pertanto, questa sinistra progressista si concentra sul razzismo sistemico dell’uomo bianco e la discriminazione dei trans, ma non vede l’oppressione reale per concentrarsi su oppressioni immaginarie.

Sullo stesso tema sul quotidiano Libero di oggi, Francesco Carella, (Sui diritti non si deroga. Lo scontro di civiltà c’è, difendiamo la nostra) evoca uno scontro di civiltà e invita a difendere la nostra civiltà, facendo riferimento al celebre saggio “The Clash of Civilizations” (Lo Scontro di Civiltà) di Samuel Huntington, che decreta, “il problema dell’Occidente non è la variante fondamentalista, ma l’islam in quanto tale”. La loro civiltà è diversa, il popolo islamico vive con l’idea di essere superiore a noi. Sono convinti che il mondo occidentale sia immerso nel peccato e considerano le sue tradizioni brutali e decadenti. Di qui il divieto di ogni forma di contaminazione con lo stile di vita dell’Occidente ateo. “Ed è in forza di tali principi che la famiglia di Novellara ha deciso di sacrificare la loro giovane figlia”.

Comunque sia la storia di Saman, che voleva vivere all’occidentale e soprattutto sposare il suo compagno che lei si era scelto, è un refrain che siamo costretti a subire da troppo tempo. E’ capitato ad altre ragazze, una per tutte, Hina Salem, ragazza pakistana, sgozzata dal padre e dai suoi zii perché faceva una vita troppo occidentale. Ho rivisto il mio intervento pubblicato dal Corriere del Sud nel 2007. È impressionante la somiglianza tra i due fatti. Anche allora sottolineavo la mancanza di un’adeguata reazione popolare, soprattutto da parte delle cosiddette femministe. In quell’occasione provavo a capire il perché di questa mancata reazione.

In quel mio intervento facevo riferimento a un libro di Alessandro Nucci, “La donna a una dimensione” (Marietti, 2006) e soprattutto a uno studio di Guglielmo Piombini, “Jihad? Merito delle femministe”, pubblicato dal settimanale “Il Domenicale”, (28.7.07).

Le donne femministe e la cultura progressista a cui fanno riferimento sono riuscite ad imporre in ogni sede l’ideologia di “genere”, che intende che tutte le differenze fra gli uomini e le donne, tranne quelle fisiche, sono frutto di indebiti condizionamenti e di stereotipi sociali. In pratica la rivoluzione sessuale femminista, dopo aver distrutto la famiglia monogamica, ha diffuso con successo una cultura che disprezza il maschio e, tutti i caratteri solitamente associati alla mascolinità.

In questi studi si faceva riferimento a università, scuole, del Nord Europa, dove i giovani sono attaccati sistematicamente per la loro identità e denigrati, addirittura dalle stesse insegnanti. Naturalmente l’ideologia femminista mette sotto accusa solo i maschi occidentali, in particolare la figura paterna. Praticamente le femministe non spendono una parola di critica nei confronti degli uomini appartenenti ad altre culture, molto più oppressive e patriarcali di quella occidentale. Vedi la cultura islamica.

Qualcuno delle femministe addirittura, ha osato fare proposte, tipo tassare i maschi in riparazione delle loro presunte violenze sulle donne. Tuttavia, però questa aggressione al maschilismo potrebbe diventare un boomerang: la progressiva islamizzazione del continente europeo. Per gli studiosi a cui facevo riferimento prima, la distruzione della famiglia e della figura paterna hanno spianato la strada alla penetrazione indisturbata dell’Islam nella nostra società, preparando un futuro da incubo per le prossime generazioni di donne. Una vittoria della cultura femminista, del multiculturalismo certamente favorisce l’avvento dell’Eurabia.

Peraltro, questo mondo si disinteressa del fenomeno immigrazione e sull’oppressione islamica delle donne è paralizzato, perché hanno abbracciato l’ideologia terzomondista, e antioccidentale.

Per il femminismo radicale tutti i mali del mondo provengono dall’uomo occidentale, che opprime sia le donne che gli uomini non occidentali, è la stessa filosofia che sta dietro al movimento americano dei Black Lives Matter (BLM), che vuole cancellare tutta la cultura occidentale. Gli immigrati sono vittime, al massimo hanno qualche pregiudizio patriarcale, ma sono meglio degli uomini occidentali. Ho presente certi cartelli autolesionisti, nelle manifestazioni di certo femminismo contro il presunto maschio di destra. Il femminismo contribuisce a diffondere il vittimismo in Occidente e alla riscrittura dei libri di Storia, per far giustizia dei pregiudizi maschilisti ed eurocentrici.

In particolare, gli immigrati che arrivano nel nostro paese, ben presto acquisiscono una mentalità vittimistica, e per certi versi così si trovano il lavoro già preparato dalla cultura radicale del politicamente corretto. Alla fine, si può scrivere che l’utopia femminista si traduce nel suo opposto, la legge coranica.

Intanto nei Paesi del Nord Europa sono in forte aumento gli stupri delle donne, gli autori sono quasi sempre giovani immigrati. Qualcuno ha anche insinuato che la colpa è delle donne norvegesi che si vestono in modo provocante.

Addirittura, Piombini nel suo articolo arriva a sostenere che il femminismo radicale tende a rendere impotenti i maschi occidentali, in quanto colpevoli di tutte le oppressioni del mondo. Tuttavia, questa ridicolizzazione dei maschi occidentali non sta conducendo al paradiso femminista ma all’inferno islamista. In fin dei conti, forse, senza rendersene conto il femminismo giustifica la schiavitù in cui è costretta la donna musulmana.

Una società in cui gli uomini sono stati “femminilizzati”, è destinata a cadere preda delle più aggressive civiltà tradizionali. Piombini cerca di capire il perché le donne progressiste hanno questa ammirazione per l’islam, quando non esiste nessun paese musulmano in cui le donne godono di diritti paragonabili a quelli dell’uomo. E’ paradossale che le femministe attaccano duramente l’arretratezza e la mentalità patriarcale della Chiesa Cattolica, ma poi quando vanno nei paesi musulmani ostentano con orgoglio le loro foto con il chador.

In molti siamo convinti che certo femminismo radicale, contribuisce occidentale, un indebolimento della civiltà, sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista demografico. Distruggendo la famiglia attraverso il divorzio e l’aborto, le femministe hanno contribuito a rendere la nostra civiltà incapace di reggere l’assalto di società prolifiche e patriarcali come quella islamica.

 

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