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Salone del Libro a Torino attacco dei M5S ad un editore di destra

Subito si levano gli scudi della brigata antifascista. Si grida allo scandalo. La verità è che nessuno tiene conto del fatto che l'articolo 21 della Costituzione sancisce la libertà di espressione. Per tutti. Altaforte è una casa editrice fuorilegge ? Assolutamente No. Salvini è un ministro fuorilegge? Assolutamente No. Chiara Giannini è una giornalista fuorilegge ? Assolutamente No. Lei una giornalista. Ha pubblicato un libro con una casa editrice, non con la casa editrice di CasaPound. Leggere il suo libro, magari vi accorgerete che hanno preso tutti una grossa cantonata.

Ma davvero le idee fanno ancora paura? È mai possibile che si sia così ideologizzati da voler estromettere un editore dal Salone del Libro di Torino solo perché questo si definisce “sovranista” e edita scrittori, opinionisti e saggisti di destra ? È drammatico, ma sì. L’editore Altaforte ha avuto l’ardire di mettere piede nel regno rosso dell’editoria e farsi un suo stand al Lingotto scatenando l’odio e le ripicche dell’intellighenzia di sinistra.

"Il Salone deve essere lo spazio dove celebreremo la tolleranza e la resistenza alle derive neofasciste e autoritarie, il momento pubblico dove dare battaglia con la forza delle parole e argomentazioni. Ma può esserlo a una sola condizione: l'esclusione di Altaforte e di Polacchi". Lo scrive su Facebook la capogruppo M5S al Comune di Torino, Valentina Sganga, secondo cui "qualsiasi via intermedia, qualsiasi compromesso sancirebbe per il Salone una perdita sul piano culturale che non possiamo accettare".

"Al Salone anche quelli che non ci piacciono saranno sempre i benvenuti. I picchiatori fascisti, no. I violenti, no. I provocatori, no. Gli intimidatori, no - sottolinea l'esponente pentastellata - Da amministratore non posso aderire agli appelli di chi annuncia il boicottaggio; tradirei chi, dal direttore Lagioia all'assessora Leon alla sindaca Appendino, si è speso affinché questa fosse un'edizione preziosa e ricca per tutti i torinesi; ma voglio augurarmi che questi appelli non cadano nel vuoto".  

Francesco Polacchi, editore di Altaforte, non è uno di loro: si dice tranquillamente “sovranista”, pubblica libri sul fascismo e, più in generale, sul pensiero destrorso e viene accostato a CasaPound. Il diavolo, insomma, per quelli che al Lingotto bazzicano da anni. Se ci aggiungiamo che adesso è uscito in libreria con Io sono Matteo Salvini, una lunghissima intervista scritta dalla giornalista Chiara Giannini sulla base di cento domande poste al ministro dell’Interno, l’epurazione dal Salone del Libro era già scritta sulla carta. E così, uno dopo l’altro, i soliti radical chic dei circoletti rossi sono usciti allo scoperto per pestare duro contro il “fascista”. 

Il primo ad aprire le danze è stato il collettivo Wu Ming, poi è a cascata i soliti noti che dettano legge nei premi letterari, nei talk show, nei salotti buoni: lo storico Carlo Ginzburg, il vignettista Zerocalcare, la presidente dell’Anpi Carla Nespolo, gli scrittori Michela Murgia e Christian Raimo e qualche parlamentare in cerca di visibilità.

Era il 2014 quando decisi di mettere nero su bianco le mie esperienze di inviata di guerra dice Chiara Giannini parlando con il quotidiano il Giornale . Volevo rendere omaggio ai caduti dell'Afghanistan, terra su cui ho messo i piedi undici volte. Nel 2015 mi sono ammalata di cancro al seno e ho messo da parte il mio progetto editoriale. Quando sono guarita ho deciso di fare la cosa più naturale per una giornalista: ho messo i miei pensieri su carta, o, meglio, sullo schermo di un telefono cellulare, perché il mio primo volume l'ho scritto così, come faccio con tutti i miei articoli. Ho proposto il mio lavoro a tante case editrici, in passato, ma nessuno lo voleva. Finché un giorno qualcuno mi chiede: «Vorresti pubblicare con Altaforte»? Era una casa editrice agli esordi, piccola, ma ben organizzata. Ho deciso di dare fiducia a chi mi dava la possibilità di raccontare la mia storia e quella di gente morta per la propria Patria. Il mio libro è stato un successo: l'ho presentato al Senato grazie al gruppo Lega e poi in Campidoglio e in tanti altri posti.

Il direttore, Alessandro Sallusti, ha fatto una prefazione bellissima continua nel quotidiano Italiano la Giornalista. Avevo intervistato molte volte il ministro Matteo Salvini e da Altaforte mi propongono di fare un instant book in vista delle Europee. Un libro intervista da 100 domande all'uomo più discusso d'Italia. Chiedo ai collaboratori del ministro e la richiesta viene accordata. Scrivo in tempo record, tra notti insonni, appesantite dall'attesa dell'ennesimo intervento post cancro. Ne esce un libro a mio parere equilibrato e giornalisticamente buono. Non avevo motivo di pensare che Io sono Matteo Salvini, in uscita il 9 maggio, avrebbe scatenato polemiche ancor prima di essere in libreria. Mi accusano di aver pubblicato con la casa editrice di CasaPound. Ma io Francesco Polacchi non l'ho mai neanche incontrato. 

La garanzia dell'indipendenza di Altaforte sta nei nomi degli autori che con essa hanno deciso di pubblicare i propri libri: Adriano Scianca, Francesco Borgonovo, Francesca Totolo, Ilaria Bifarini. Le prefazioni dei volumi sono di Maurizio Belpietro e Alessandro Sallusti, per i miei titoli, Marcello Veneziani, Mario Giordano e altri per il resto del catalogo. 

Quando esce la notizia che «Salvini ha pubblicato con la casa editrice di CasaPound» mi sorprendo. Come si può strumentalizzare così? Come si può creare polemiche prima di aver letto il libro? Il direttore del Salone del Libro, Nicola Lagioia, dice che non sarà presentato, Christian Raimo accusa i miei colleghi di essere fascisti o razzisti. E la parte buonista d'Italia si schiera. Contro il giornalismo indipendente, contro gente che lavora con serietà, contro il ministro Salvini, perché, lo spiego nel libro, quest'uomo solo al comando di un'Italia allo sbando è diventato capro espiatorio di qualsiasi cosa succeda nel Paese.

Intanto polemiche, dimissioni, defezioni alle vigilia dell'apertura del Salone del Libro di Torino, che si inaugura il 9 maggio, per la presenza tra gli espositori del Lingotto della casa editrice neofascista Altaforte, ma si mobilita anche la comunità di lettori, scrittori ed editori che saranno al Lingotto ....

"Io sono fascista. L'antifascismo è il vero male di questo Paese". Lo dice all'ansa Francesco Polacchi, della casa editrice Altaforte, in merito alla presenza al Salone del Libro di Torino del marchio ritenuto vicino a Casapound. "Eravamo pronti alle polemiche - aggiunge - ma non a questo livello allucinante di cattiverie. C'è addirittura chi sui social ha scritto che verrà a Torino per tirarci le molotov... Noi ci saremo perché ora è anche una questione di principio".

E' ancora polemica sulla presenza della casa editrice al Salone. "Al Salone ci saremo - dicono i consiglieri M5s di Torino - perché il campo, specie quello culturale, non va abbandonato. E per far sentire la voce dell'antifascismo. Oggi più che mai".  "Di certo, non abbandoneremo il campo - dice la sindaca di Torino Chiara Appendino su Fb - perché le idee si combattono con idee più forti". "Le nostre idee ci saranno e, insieme alle nostre, ce ne saranno tantissime altre. E' solo con la cultura - dice - che possiamo porre un argine a ogni possibile degenerazione o ritorno di ciò che deve essere archiviato per sempre. Tanti e uniti. È così che si vince".

Ci sarà la scrittrice Michela Murgia che fa un appello e in un post su Facebook dice: "Se CasaPound mette un picchetto nel mio quartiere che faccio, me ne vado dal quartiere? Se Forza Nuova si candida alle elezioni io che faccio, straccio la tessera elettorale e rinuncio al mio diritto di voto? Se la Lega governa il paese chiedo forse la cittadinanza altrove? No. Non lo faccio. E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. Per questa ragione al Salone del libro di Torino io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre".

Il presidente della Regione Sergio Chiamparino e la sindaca di Torino Chiara Appendino danno mandato di denunciare Francesco Polacchi, l'editore di AltaForte, la casa editrice vicina a CasaPound, per apologia di fascismo. "Alla luce delle dichiarazioni sul fascismo rilasciate a mezzo stampa e attraverso emittenti radiofoniche dal signor Francesco Polacchi “io sono fascista”, “l’antifascismo è il vero male di questo Paese”, ecc. ritengono il rappresentante della casa editrice Altaforte e la sua attività professionale nel campo dell’editoria estranee allo spirito del Salone del libro e, inoltre, intravvedono nelle sue dichiarazioni pubbliche una possibile violazione delle leggi dello Stato". 

Hanno inviato un esposto alla Procura della Repubblica "affinché i magistrati possano valutare se sussistano i presupposti per rilevare il reato di apologia di fascismo (legge Scelba 645 del 1952) e la violazione di quanto disposto dalla legge Mancino 305 del 1993 e, nello specifico, l’articolo 4 che prevede venga punito chi “(…) pubblicamente  esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

Nessuno di questi radical chic scrive Andrea Indini nel suo blog, si è mai sognato di protestare con Altoforte. Almeno non prima che questo si presentasse al Salone del Libro. Finché un editore di destra (o sovranista, a dir si voglia) se ne sta, reietto, nel sottoscala dell’industria letteraria non c’è alcun problema. Ma, appena approda sull’Olimpo dei pensatori progressisti, non può che essere sbattuto giù. Anche con la forza, se serve. Perché quel mondo lì è solo loro e non può essere contaminato. Una riserva indiana dove le élite possono gloriarsi, lontano dal popolino ignorante e destrorso.

Sia chiaro, il Salone è solo un episodio, ma è ovvio che si tratta di un pretesto. Non solo la cultura mainstream non vuole che sia “sporcato” il Lingotto, ma nessuno vuole che queste idee abbiano spazio. Non dare visibilità agli editori “diversi” è la stessa cultura che ha negato per anni visibilità a un mondo cui si chiedeva di “tornare nelle fogne”.

 

 

 

 

 

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