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UNHCR: 65 persone annegate in seguito a un naufragio al largo della costa tunisina

Circa 65 persone sono annegate nelle prime ore del mattino di ieri dopo che la barca su cui viaggiavano è affondata a circa 45 miglia nautiche al largo della costa tunisina, in uno dei peggiori incidenti verificatisi nel Mediterraneo negli ultimi mesi.

16 persone sono state recuperate in acqua e condotte verso la costa di Zarzis dalla Marina Militare tunisina. Una persona è stata trasportata immediatamente in ospedale per ricevere cure mediche, mentre le restanti attendevano l’autorizzazione a sbarcare.
Secondo quanto riferito dai superstiti, il gruppo era partito da Zuara, a circa 120km a ovest di Tripoli, la sera di giovedi. L’imbarcazione ha cominciato ad andare alla deriva a causa del mare fortemente mosso.

“Questo tragico incidente ci ricorda i rischi terribili a cui sono esposti coloro che tentano la traversata del Mediterraneo”, ha dichiarato Vincent Cochetel, Inviato Speciale dell’UNHCR per il Mediterraneo.
Lo staff dell’UNHCR è pronto ad assistere i superstiti mettendo a disposizione alloggi d’emergenza, cibo e coperte, e ad effettuare una valutazione delle loro esigenze di protezione. La Mezzaluna Rossa tunisina, partner dell’UNHCR, è parimenti a disposizione per garantire assistenza medica.
Quest’ultimo incidente ha provocato la perdita più elevata di vite umane da quando circa 117 persone erano decedute o andate disperse a metà gennaio. Da alcuni mesi l’UNHCR ha espresso ripetutamente preoccupazione per l’assenza di una strategia adeguata di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.
164 persone sono morte lungo la rotta dalla Libia all’Europa nei primi quattro mesi del 2019, una quantità considerevolmente inferiore rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, la traversata sta diventando sempre più fatale per coloro che si assumono il rischio di intraprenderla. Nei primi quattro mesi di quest’anno, una persona ha perso la vita nel Mediterraneo centrale per ogni tre che hanno raggiunto le coste dell’Europa dopo essere partite dalla Libia.

“È necessario rafforzare la capacità delle operazioni di ricerca e soccorso nella regione”, ha affermato l’Inviato Speciale Cochetel. “Se non si interviene immediatamente, è quasi certo che si assisterà a nuovi tragici eventi nelle settimane e nei mesi a venire”.

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