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Giovedì, 05 Dicembre 2019

Emily Dickinsongs, un album del chitarrista Daniele Cervigni sulla poetessa statunitense

Anticipatrice della poesia moderna, Emily Dickinson scrive senza eccessivi vincoli di punteggiatura e con una costruzione letteraria già libera e avanzata, "fuori luogo" rispetto al Massachusetts del suo tempo.
L'amore irrealizzato, la morte ( I heard a fly buzz / when i heard ) ma soprattutto la descrizione della natura "la madre più soave" e l'ambiente sono fra i suoi temi più ricorrenti. Una sorta di solitaria Greta ottocentesca che dal proprio giardino si serve del verso per lanciare un'elegiaco messaggio ai lettori che verranno, una "lettera pel mondo" che solo dopo la sua vita terrena verrá pubblicata. In qualche caso musicata. Come avvenuto con il chitarrista Daniele Cervigni che oggi presenta l'album Emily Dickinsongs con la label Improvvisatore Involontario con 9 tracce musical poetiche. Complimenti!
Perchè ci vuole orecchio, metrico s'intende, nell'appropriarsi coraggiosamente di alcuni suoi suoi testi per farne delle canzoni. Ma che di che tipo? 
Prendiamo ad esempio The Grass. Se ne ricorderá l'incipit " l'erba ha poco da fare/ sfera d'umile verde/ per allevar farfalle/ e trastullare api ".
Che musica ci imbastisce Cervigni senza sperderne la cadenza? 
Una ballad pervadente, con la voce di Anna Laura Alvear Calderon che "anima" le liriche, il pianoforte di Gabriele Evangelista che "spezza" il parlato fattosi cantato mantenendone intatta la suggestione ed il contrabbasso di Lorenzo Scipioni a completare l'affresco con colori tenui. Altro esempio.
I See che nei versi iniziali recita - Ti vedo meglio al buio / non mi occorre altra luce / l'amore è per me un prisma / che supera il violetto - ed in inglese - I see thee better in the dark / I do not need a light / the love of the a risme of be / excelling violet. 
Il suono elettrico della chitarra all'inizio apre il "discorso", lo segue armonicamente, ne detta gli steps col batterista Pasquale "Pako" Montuori, si concede alcuni momenti improvvisativi che ascrivono il disco al genere Jazz anche se con evidenti influssi soul pop rock r. & b. . Tratto comune anche ai rimanenti brani, composti di pensieri di un secolo e mezzo fa e note di oggi, per un connubio nient'affatto strano. Che sta a dimostrare l'eterna giovinezza dell'arte della poetessa statunitense.

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