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Martedì, 31 Marzo 2020

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Nuova memoria difensiva per Salvini

Matteo Salvini ha depositato la memoria difensiva alla Giunta per le immunità di Palazzo Madama, rivendicando la linea adottata e puntando il dito contro il comandante della nave, che "ha deliberatamente fatto rotta verso l'Italia", come si legge nella stessa memoria del senatore. Salvini scrive che l'indicazione del Pos (porto di sbarco sicuro) spettava alla Spagna o a Malta (e non certo all'Italia) e il comandante della nave, come anticipato, abbia deliberatamente rifiutato il Pos indicato successivamente da Madrid, perdendo tempo prezioso al solo scopo di far sbarcare gli immigrati in Sicilia. Peraltro, l'imbarcazione della Ong era omologata per 19 persone, ma prima ne carica 55 e poi altre 69.

Il capo politico del Carroccio smonta le accuse, ricordando che i primi Paesi contattati dall'organizzazione non governative iberica dopo le operazioni di salvataggio erano stati la Spagna, Paese di bandiera della nave, e Malta, territorio più vicino al punto dei salvataggi. Il leader leghista spiega: "L'Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms in quanto avvenuti del tutto al di fuori di aree di sua pertinenza" 

A sostenere questa ricostruzione c'è uno scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell'agosto 2019 a proposito del Pos. Carta canta: nero su bianco c'è un reciproco palleggio di responsabilità tra i governi, ma non viene mai citatato quello di Roma. Che viene tirato in ballo solo in seguito da Proactiva Open Arms, ma - sostiene Salvini - non può ricadere sullo Stato italiano l'onere di una risposta di competenza di altri Paesi.

Gli eventi dell'agosto 2019 sono simili a quelli del 16 marzo 2018, che avevano coinvolto Open Arms e lo stesso comandante: a tal proposito, la procura di Ragusa chiese il rinvio a giudizio con le pesanti accuse di violenza privata e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Cosi l'ex titolare del Viminale, insomma, si trova a fronteggiare nuovamente pesanti accuse, simili a quelle relative al fascicolo della Gregoretti, salvo che questa volta di mezzo non vi è una nave della Guardia costiera italiana, bensì un'imbarcazione della ong spagnola Open Arms, che all'epoca dei fatti fu tenuta in stand-by per alcuni giorni (lo scorso agosto), prima di concedere all'equipaggio di far sbarcare sul suolo italico i migranti a bordo

Intanto nella vicina Grecia le proteste contro le politiche d’accoglienza dei clandestini nelle isole della Grecia sono aumentate e mentre in Italia cercano di processare l'ex Ministro Salvini perché durante l'anno che era Ministro dell'Interno aveva fermato con la sua politica l'immigrazione clandestina, alle isole Greche esiste il caos proprio dalla immigrazione clandestina che arriva da tutte le parti ma di più dalla Turchia .

Recep Tayyip Erdogan non ha mai fatto mistero della volontà di usare i flussi migratori come arma per minacciare non solo la Grecia ma l'intera Europa. La Turchia ha al suo interno almeno 3.6 milioni di profughi siriani, per trattenere tutti all'interno del paese l'Unione Europea ha stretto nel 2016 un accordo con Ankara da tre miliardi di Euro all’anno.
 

Pero a Lesbo, Samo e Chios, infatti, è andato in scena uno sciopero generale il mese scorso, chiudendo i servizi pubblici, con dimostrazioni di strada programmate più avanti nel corso della giornata, per chiedere l'immediata rimozione di migliaia di migranti ospitati nei loro grandi centri di raccolta. «Rivogliamo le nostre isole, rivogliamo le nostre vite» è lo slogan principale della protesta. Nel più grande campo di Moria sull'isola di Lesbo ci sono più di 19.000 richiedenti asilo in un campo con una capacità di 2.840 persone.

Questo fa sì che il vecchio continente rimanga sotto il costante ricatto di Erdogan, il quale già da qualche mese, proprio in relazione alla vicenda degli idrocarburi ed alle critiche europee della sua missione anti curda in Siria, ha mostrato insofferenza verso Bruxelles. Ed i flussi migratori che attanagliano la Grecia attualmente, potrebbero rappresentare solo una prima dimostrazione delle possibilità in mano al presidente turco di destabilizzare ulteriormente la situazione.

Il governatore delle isole del mar Egeo settentrionale, Konstantinos Moutzouris, ha chiesto al governo greco di dichiarare lo stato d'emergenza. Questo perché, secondo lo stesso governatore, quanto avvenuto martedì potrebbe rappresentare solo un'anticipazione di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi.

I numeri forniti da Konstantinos Moutzouris appaiono del resto allarmanti: attualmente, nei campi delle isole dell’Egeo sono presenti 42mila migranti partiti dalla Turchia, distribuiti soprattutto tra Lesbo, Chios e Samos. Il vero problema al momento, è che il flusso appare inarrestabile: giorno dopo giorno, diversi barconi giungono sulle isole greche ingolfando ulteriormente la macchina dei soccorsi e dell’accoglienza.

Del resto, com'è noto, la Grecia è già alle prese con le conseguenze della crisi economica che si trascina dal 2010 ed Atene non è in grado di sobbarcarsi l'onere del flusso migratorio riguardante il Mediterraneo orientale. Il premier Kyriakos Mitsotakis, all’indomani del suo insediamento a luglio, ha promesso un giro di vite volto ad accelerare le procedure per le richieste d'asilo in modo da iniziare a rendere meno pesante la pressione sulle isole. In particolare, tra respingimenti e trasferimenti nella Grecia continentale, si era calcolata la fuoriuscita da Lesbo e dalle zone vicine di almeno 25mila migranti. I continui arrivi, inarrestabili da questa estate dopo un periodo di relativa quiete, stanno impedendo la piena realizzazione del piano voluto dal governo.

Per adesso, il governo greco ha deciso di non dichiarare lo stato d'emergenza. Tuttavia, in parlamento nella giornata di ieri è stato votato un decreto che introduce alcune strette per le Ong impegnate nel mar Egeo. In particolare, tutte le organizzazioni adesso sono tenute ad avere un registro dei dipendenti ed a rendere maggiormente trasparente il proprio operato.

La questione ovviamente è anche politica. La Grecia, come si sa, è ai ferri corti in questi mesi con la Turchia per via di tanti dossier aperti: dalle rivendicazioni di Ankara sul gas cipriota al memorandum turco – libico firmato a novembre che, tra le altre cose, prevede nuove Zee in grado di tagliare fuori Atene dalle rotte commerciali del Mediterraneo orientale. Il fatto che i migranti arrivino dalla Turchia, dimostra come probabilmente le autorità del paese anatolico abbiano iniziato a chiudere un occhio sul traffico di esseri umani che ha base lungo le proprie coste.

Sono 59.726 i richiedenti asilo giunti via mare sulle coste greche nel corso del 2019. Rispetto agli anni precedenti, si è registrato un incremento significativo. Infatti, nel biennio 2017/2018 gli arrivi sono stati 62.212. Il trend crescente si conferma anche nel primo mese del 2020 con 3.445 sbarcati.

Nel tentativo di affrontare questa situazione sempre più emergenziale e complessa, il Governo greco sta mettendo in atto una serie di misure drastiche e rivoluzionarie. Come già annunciato il 20 novembre scorso l'Esecutivo sta lavorando per chiudere gli hotspot presenti sulle isole dell’Egeo, sostituendoli con dei nuovi “centri chiusi pre-partenza“.


Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, aveva espresso pubblicamente dubbi e perplessità in merito a queste nuove politiche sull'accoglienza: Pochi giorni fa è stato sgominato un gruppo criminale salentino che si occupava del reperimento e dell'allestimento delle imbarcazioni da destinare al traffico di clandestini. Quello che agiva sul versante greco, capeggiato da un curdo siriano, si impegnava, invece, nel reclutamento e trasporto dei “passeggeri” arrivati in Grecia attraverso il confine turco. 

Fino al loro successivo imbarco alla volta delle coste leccesi, oltre che della raccolta della cifra necessaria per la traversata, non inferiore a 6mila euro pro capite. E’ quanto accertato dai militari della Guardia di Finanza di Lecce che hanno messo a segno l'operazione Sestante. Contro il traffico di clandestini nel Salento e in Grecia. In esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare della Direzione distrettuale antimafia ed emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale salentino a carico di 13 persone. Le indagini hanno dimostrato l'esistenza di una organizzazione internazionale composta da due cellule criminali specializzate nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Una italiana, diretta da un brindisino, ed una greca capeggiata da un curdo siriano.

La Grecia non ne può più di immigrati clandestini : la Ue non mantiene le promesse, ci ha abbandonati ...I campi per la registrazione dei migranti sulle isole greche nel Mar Egeo orientale sono gravemente sovraffollati. Secondo stime del governo greco, circa 39 mila persone vivono nei campi di Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos, o in prossimità degli stessi. La capacità ufficiale di accoglienza dei campi della Grecia è di circa 7.500 persone. Dopo una recente ispezione nel campo di Lesbo, l’Alto commissario per i rifugiati dell'Onu Filippo Grandi ha definito la situazione catastrofica. Ylva Johansson, la nuova commissaria europea per gli Affari interni, ha detto che c’è la necessità urgente di riformare le politiche di asilo dell'Unione Europea

A Samo, spiega il quotidiano ellenico I Kathimerini, le paure dei residenti e dei visitatori stranieri sarebbero alimentate dalla presenza di un grande campo-profughi, ubicato nei pressi di Vathy, ex capoluogo dell'isola e attualmente principale centro abitato della stessa. La struttura in questione, realizzata nel 2016 al fine di ospitare i migranti in fuga dal Medio Oriente, si è in breve tempo trasformata in un ambiente sovraffollato e degradato, tanto da essere ormai soprannominato dai locali “la giungla”.

Progettato per accogliere non più di 650 individui, il campo, ad oggi, presenterebbe, a detta dell’organo di informazione, circa “4 mila richiedenti asilo”, mentre ben 1500 sarebbero finora “fuggiti” da lì senza lasciare traccia. Le condizioni igienico-sanitarie nell'ambiente ricettivo, prosegue il giornale ellenico, sarebbero “raccapriccianti”, in quanto “topi e serpenti” proliferebbero in ogni angolo del centro-profughi. Per ogni soggetto accolto a Vathy, l’esecutivo nazionale spenderebbe circa 90 euro, percepiti direttamente dai migranti.

La vicinanza dei centri abitati e delle località balneari con tale struttura, popolata in prevalenza da individui originari della Siria, dell'Iraq e dell'Afghanistan, si starebbe traducendo in una crescente esasperazione degli isolani e dei turisti: “Quel campo”, ha tuonato davanti ai cronisti del quotidiano un’insegnate del posto, “è una vergogna. I migranti stanziati lì non vengono minimamente controllati e girano indisturbati per tutta Samo, abbandonandosi all’ubriachezza e importunando i passanti. I visitatori stranieri stanno letteralmente scappando da qui e noi residenti non ce la facciamo più a convivere con i profughi”. Sempre in base a quanto riporta I Kathimerini, numerosi commercianti isolani, giunti al culmine dell’insofferenza, avrebbero addirittura “vietato” l'ingresso nei rispettivi negozi ai soggetti di origini mediorientali.

Continuano a protestare i rifugiati del campo di Moria, sull’isola greca di Lesbo, dopo che la polizia ha cercato di sopprimere violentemente le agitazioni. Secondo gli operatori umanitari, sono circa 2.000 i rifugiati, principalmente di origine afgana, iraniana e siriana, che manifestano da almeno una settimana contro i ritardi nelle procedure di asilo, le degradanti condizioni sanitarie nel campo e l’estremo sovraffollamento. I migranti in marcia fuori dal centro, incluse donne e bambini, hanno intonato cori al grido di “Libertà!” e hanno cercato di superare le linee della polizia antisommossa venendo però colpiti con bastoni, gas lacrimogeni e granate stordenti. Secondo alcuni testimoni presenti sul luogo, “anche i neonati e bambini sono stati centrati dai gas lacrimogeni”.

Dopo giornate di scontri e di violenze da parte della polizia, circa 40 rifugiati sono stati presi in custodia, ma le tensioni rimangono alte. Una serie di attacchi razzisti contro i rifugiati sono stati segnalati da parte di un gruppo di radicali di sinistra, che hanno risposto organizzando pattuglie notturne di antifascisti per frenare ulteriori attacchi. Le condizioni di criticità in cui versano i migranti sull’isola di Lesbo sono state quindi aggravate dalle recenti agitazioni tra polizia e manifestanti e tra gruppi neonazisti e di sinistra.

Il campo di Moria, che dovrebbe ospitare un massimo di 3.000 rifugiati, ne accoglie in realtà circa 20.000, il 75% dei quali di nazionalità afgana. Esposto al freddo gelido e con scorte limitate, il campo sta diventando un pericoloso focolaio di agitazioni. Sono state riportate, dalla popolazione del centro, anche numerose aggressioni sessuali e il team di Medici senza Frontiere ha denunciato un forte aumento degli abusi e delle violenze su bambini, donne e ragazzi. Le condizioni continuano a peggiorare di giorno in giorno mentre i rifugiati diventano sempre più disperati. “A volte, soprattutto la sera e la notte, ci sono rapine a mano armata nelle vicinanze di Moria”, afferma un rifugiato afgano di 31 anni, residente nel campo e volontario con una delle tante ONG che lavorano sull’isola. “Alcuni dei rifugiati si sono armati di coltelli e hanno minacciato o addirittura pugnalato i rifugiati e hanno preso i loro soldi, i telefoni cellulari e altri oggetti di valore. C’è anche un intenso spaccio di droga o uso di cocaina qui”, ha aggiunto.


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