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Giovedì, 15 Aprile 2021

Il peso della tassazione uccide le imprese anche nell’area iblea

Il presidente Daniele Manenti legge la relazione all'assemblea degli iscritti

 

“Il 2013 che ci siamo lasciati alle spalle è stato un anno ancora caratterizzato dalla grave crisi economica che dal 2008 colpisce anche l’area iblea. Nessun dubbio, ormai, può residuare. La crisi non investe solo i conti pubblici e quelli privati ma anche i conti dei professionisti stritolati in una morsa durissima tra clienti che si estinguono o che contraggono le loro attività, e che comunque fanno fatica a pagare chi li supporta nella loro gestione, e condizioni di lavoro sempre più onerose”. E’ quanto ha affermato il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per la circoscrizione dei Tribunali di Ragusa e Modica, Daniele Manenti, in occasione dell’assemblea degli iscritti tenutasi nella sede di via Nino Martoglio. Manenti ha presentato una relazione previsionale e programmatica ricca di contenuti in cui ha tracciato il bilancio del 2013 che ha appena chiuso i battenti. Facendo delle valutazioni rilevanti anche per quanto concerne le dinamiche economiche presenti sul territorio locale. “L’Amministrazione Finanziaria, a cui la politica ha ormai dato delega quasi in bianco in nome di esigenze improcrastinabili di gettito – ha aggiunto Manenti – travolge nel silenzio diffuso quelli che sono stati i pilastri della certezza del diritto. Anche nella nostra realtà, infatti, lo statuto del contribuente è ormai caduto in disuso, gli adempimenti si moltiplicano spesso senza logica, il tempo del lavoro dei professionisti non è rispettato in nulla. E tutto ciò perché le norme si modificano continuamente (22 volte in un anno la tassazione degli immobili), gli aggiornamenti software necessitano tempo e l’ultimo tassello del processo, il commercialista, si trova in pochi giorni a dovere fare, con un rischio di errore elevatissimo, quanto dal proprio cliente viene vissuto come un adempimento destinato ulteriormente ad aggravare le proprie precarie condizioni di svolgimento dell’attività. La gestione del quotidiano è ormai vista con ansia e preoccupazione e l’emergenza è l’attualità”. Manenti ha poi sottolineato quali sono le ricette da attuare per invertire il prima possibile la tendenza. “Serve da subito – ha spiegato – una decisa accelerazione nell’entità degli interventi. Dare un taglio significa presentare un piano di riforma complessivo del Fisco, che abbatta in modo pesante gli oneri sui redditi da lavoro e imprese e che consenta a tutti di creare risparmio. Questo servirebbe a riavviare la domanda aggregata interna, la competitività verso l’estero e di conseguenza l’occupazione. Ci aspettavamo una legge di stabilità coraggiosa e di rottura, che segnasse la fine del rigore depressivo e l’avvio di investimenti per la crescita. Non è stato così. Siamo stanchi di sentirci dire: “Vorrei ma non posso”. Con le sole buone intenzioni non si costruisce il futuro di un Paese. Voglio ricordare che il totale tax rate sulle aziende in Italia è al 68,7%, in Germania al 46,8%, negli Stati Uniti al 46,7%. E’ ora di finirla con le ipocrisie. Questa tassazione uccide le aziende. Il nostro compito, in questo nuovo percorso, è quello di essere agenti di cambiamento nelle imprese. Portatori di cultura d’impresa capaci di aiutare gli imprenditori a fare meglio il proprio lavoro. Questa è la nostra principale sfida per essere anche noi protagonisti di una rinascita delle imprese nel nostro territorio”.

L'assemblea degli iscritti

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