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Sabato, 15 Dicembre 2018

M5S, Fantinanti: "I ribelli? Se onestà intellettuale, dovrebbero dimettersi"

A tre mesi dal crollo del ponte Morandi, è legge il decreto su Genova e altre emergenze. Il testo è stato approvato dal Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. Il provvedimento era passato alla Camera il primo novembre, dopo una seduta notturna. Sono 10 i senatori M5s che non hanno preso parte alla votazione: Vittoria Deledda Bogo, Alfonso Ciampolillo, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Luigi Di Marzio, Elena Fattori, Michele Giarrusso, Cinzia Leone, Paola Nugnes e Mario Turco.
Se avessero un po' di onestà intellettuale, dovrebbero andare loro da Luigi Di Maio e presentare le dimissioni". Mattia Fantinati, sottosegretario alla Pa, non ha dubbi: i dissidenti devono lasciare il Parlamento

E poi facciano le correnti che vogliono, come i vecchi politici", aggiunge nel corso di un'intervista al Corriere della Sera. Secondo Fantinanti è necessario introdurre il vincolo di mandato. "Chi è stato eletto come portavoce del Movimento 5 Stelle - spiega - deve, appunto, portare la voce degli elettori, del programma e del contratto di governo. Va introdotto il vincolo di mandato". Entrando nel merito del provvedimento su Ischia, che non rientrava nel contratto di governo, dice: "Non è un condono" e poi aggiunge: "Anche a me in passato è successo di avere delle perplessità su qualcosa. Le ho fatte presente in assemblea, si è discusso e poi deciso. E io, come altri, mi sono attenuto a ciò che era stato stabilito dalla maggioranza". Ed è per questo che, secondo il sottosegretario grillino, bisogna cambiare la Costituzione e introdurre "assolutamente" il vincolo di mandato perché "chi vota deve avere la certezza di quale politica farà l'eletto".

Votiamo no a questo decreto per scelta delle opposizioni: di fronte alle tragedia o si chiede alle opposizioni un patto, o si fa in modo che l'opposizione sia l'alibi per coprire le proprie incapacità". Lo ha detto l'ex premier, Matteo Ranzi, intervenendo al Senato in sede di dichiarazione di voto sul Dl Genova. "Nelle ore successive alla tragedia - ha attaccato Renzi - avete gettato fango sulle opposizioni, dicendo il falso. Di Maio sappia che non abbiamo approvato la concessione ad Autostrade, quello l'ha fatto il giovane deputato Matteo Salvini. Poi - ha aggiunto - è falso che il Pd abbia preso soldi da Autostrade, che invece ha finanziato la Lega nord per l'Indipendenza della Padania". "Ricordo quanto fu indecoroso il comportamento di Rocco Casalino, il portavoce di Palazzo Chigi, quando mandò ai giornalisti un messaggio in cui chiedeva di mettere in evidenza i fischi al Pd: quanta demagogia di fronte a 43 vittime". Lo ha detto l'ex premier, Matteo Renzi, nel suo intervento in sede di dichiarazione di voto, al Senato, sul decreto Genova.

L'Aula del Senato ha sospeso per qualche minuto la seduta dopo l'approvazione del decreto Genova e altre emergenze, in un clima di bagarre. Poco prima, alcuni senatori del Pd avevano mostrato il fascicolo del provvedimento, con il presidente del Senato Casellati che ha subito chiesto di mettere giù i fascicoli. Ma a scatenare le polemiche il pugno alzato del ministro Toninelli per festeggiare il voto. "E' inaccettabile e indecente quello che ha fatto il ministro. Non gli chiediamo di condividere o comprendere quello che stiamo dicendo, ma ascolti e dia il buon esempio alle scolaresche che ci stanno guardando", afferma la capogruppo di Forza Italia, Annamaria Bernini, ed ha esortato il ministro a non venire più in Aula "ad alzare i pugni".  

Non era in Aula il senatore M5s Gregorio De Falco quando il decreto Genova è andato in votazione. Il senatore, intercettato fuori dall'Aula, ha mostrato sorpresa alla notizia dell'avvenuta votazione: "Hanno votato? Ma la seduta non era sospesa?" ha affermato correndo verso l'Aula.

"Quei 43 morti pesano sulla coscienza di tutti: francamente avrei desiderato un'Aula diversa". Lo ha detto con un certo rammarico, rispetto agli scontri in Aula, la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, raccogliendo applausi. "Genova è ancora una ferita aperta, quindi accolgo l'invito del Senatore Marcucci e rispettare un minuto di silenzio", ha aggiunto Casellati, dando inizio a un minuto di silenzio dell'Aula.

Soddisfazione dal premier, Giuseppe Conte: "Il decreto Genova è legge. Risorse e aiuti concreti alle famiglie che hanno perso la casa, sostegno a imprese e cittadini. Avevo promesso che non avrei mai abbandonato la città in ginocchio. Il governo è al vostro fianco, Genova si rialza", scrive, in un tweet.

Intanto  :  "Quando Austria e Olanda ci chiedono di rispettare tutte tutte le regole, chiedono una manovra lacrime e sangue che è esattamente l'opposto di quanto ci hanno chiesto gli italiani il 4 marzo". Lo afferma il vicepremier e ministro, Luigi Di Maio, a margine del tavolo Pernigotti. "Noi andiamo avanti perché l'alternativa è massacrare ancora di più i pensionati, massacrare ancora di più disoccupati e massacrare ancora di più le imprese. L'alternativa non può essere questa", aggiunge.

"L'Europa siamo noi e lo sarà anche di più se dialoghiamo con convinzione per definire al strategia per governare le transizioni, sulle quali la nostra manovra offre una risposta diversa dal passato, ma non meno solida e meno credibile", ha detto il ministro del Tesoro, Giovani Tria, intervenendo alla presentazione del rapporto annuale della Fondazione Nord Est, a Padova.

In un comunicato il Fondo Monetario internazionale ricorda che se si vuole invertire la rotta e far ripartire il paese sono necessarie riforme strutturali mirate a mantenere i conti in ordine, inoltre queste riforme porterebbero ad una stabilità del sistema bancario che a sua volta causerebbe una riduzione del rischio, una maggiore fiducia da parte degli investitori verso l'Italia e rafforzerebbe la resistenza del Belpaese di fronte ad un'eventuale crisi economica.

Invece promosso con riserva il reddito di cittadinanza, che è uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, "purchè non spinga le persone ad abbandonare il lavoro".

Il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra : «Poco sorprendente ma molto deludente che l’Italia non abbia rivisto il suo piano di bilancio. Le finanze pubbliche italiane sono sbilanciate ed i piani del governo non porteranno ad una robusta crescita economica. Questo budget è una violazione del Patto di stabilità e crescita. Sono profondamente preoccupato. Ora sta alla Commissione europea fare i passi successivi».

Il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Loeger ha avvertito che l’Austria insisterà per rafforzare il rispetto della disciplina fiscale ed è pronta a sostenere la procedura di deficit se l’Italia non scende a compromessi rispetto alle richieste della Commissione. Loeger ha manifestato il proprio disaccordo con la posizione del ministro Tria: «Contrariamente a quanto sostiene il mio collega non si tratta di un affare italiano interno, ma di un affare europeo».

Molto nette anche le dichiarazioni del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che in un discorso a Berlino ha chiarito alcuni punti: «Il governo italiano — ha spiegato Weidmann che è anche membro del Consiglio direttivo della Bce — è legittimato ad aumentare la spesa pubblica, ma a condizione che non ne derivi un onere più elevato sul debito. È perfettamente legittimo — ha aggiunto — che un nuovo governo stabilisca nuove priorità politiche ma nella misura in cui queste sono associate a spese aggiuntive, sarebbe consigliabile ridurre altre spese o aumentare le entrate».

Tutti contro la manovra del governo italiano. Accusato, dall’Austria, di «tenere in ostaggio il suo stesso popolo». Ma non solo. A schierarsi contro la lettera inviata in queste ore dal Ministro Tria all' Ue le la scelta di non modificare la legge di Bilancio, sono diversi membri europei. Dall’Austria all’Olanda fino alla Germania, è un susseguirsi di dichiarazioni pubbliche di avvertimento nei confronti del governo Lega-Cinquestelle.

La proposta di Austria e Olanda non sembra turbare il vicepremier, Luigi Di Maio. Che, interpellato in proposito dai cronisti, risponde: «La procedura d’infrazione? Sono tre mesi che la invocano, non è una novità...».

"Con il presidente della commissione Ue Jean Claude Juncker parlerò perché non si avvii una procedura d'infrazione non per modulare" la sua applicazione. Lo afferma il premier Giuseppe Conte rispondendo ai cronisti ad Abu Dhabi e spiegando che, "a inizio settimana" sentirà Juncker per concordare, successivamente un faccia a faccia.

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