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Salvini: "I sistemi di controllo sul Coronavirus non hanno funzionato"

Basta! Anche dopo le tante segnalazioni ricevute da voi, abbiamo deciso di denunciare il presidente della Toscana (PD)". Scrive così il leader della Lega Matteo Salvini sul tweet in cui attacca il presidente della regione Toscana Enrico Rossi. Ma questo è solo uno dei messaggi apparsi sui social che riaccende la polemica sulla necessità di imporre un periodo di quarantena alle persone che arrivano dalla Cina. Una polemica che era esplosa all'indomani della fine dei festeggiamenti del capodanno cinese, quando diversi esponenti della regione Veneto cercarono di opporsi al rientro a scuola dei bambini tornati dal paese asiatico.

"Non vorrei le polemiche, non penso ai barconi e ai barchini, ma penso ai controlli su chi entra ed esce dall'Italia: evidentemente qualcosa non funziona"..Così Matteo Salvini commenta il primo caso di contagio da coronavirus in Italia, a Codogno (Lodi), in Lombardia.

Il segretario della Lega ha parlato agli organi di stampa a Casaleggio di Reno, in provincia di Bologna, dove si è recato questa mattina in provinciaper sostenere l'amministrazione locale e la polizia nella battaglia per scongiurare la chiusura della caserma della Stradale. A margine della puntata in Emilia-Romagna per esprimere solidarietà alle forze dell'ordine, l’ex titolare del Viminale si è espresso sull’emergenza del virus cinese.

Queste le sue parole in merito: "Non do colpe a tizio e caio, però è fondamentale che, da oggi se non l’hanno già fatto ieri, chiunque entri in Italia, con qualunque mezzo di trasporto, dalla zattera all'aeroplano, venga controllato. E, se viene da alcune zone, venga isolato per quindici giorni. Come fanno altri paesi. Se sono tre casi, sono tre casi, ma noi abbiamo visto che purtroppo questa bestia è virale". Il governo italiano, ricordiamolo, aveva proclamato lo stato di emergenza sanitaria, chiudendo il traffico aereo con la Cina. Ma, a quanto pare, le misure non sono bastate: il coronavirus è arrivato anche in Italia.

Al capannello di giornalisti, il leader leghista ha aggiunto: "Adesso rientro velocemente a Milano per l'emergenza coronavirus, farò un salto in Regione, a ora di pranzo, perché la situazione è preoccupante, perché, non sta a me dirlo, non c'è un contagiato ma più di uno, tutti localizzati nella stessa località e il problema è che erano in giro da giorni, in Lombardia e non solo…".

Dalla Corea del Sud all’Iran, da Israele alla Russia: adesso l’emergenza coronavirus è diventata a tutti gli effetti globale. I focolai del Covid-19 si moltiplicano giorno dopo giorno, superano i confini nazionali ed eludendo misure di controllo più o meno ferree.

I primi Paesi caduti in questo circolo vizioso non potevano che essere gli Stati asiatici, cioè quelli più vicini alla Cina, epicentro del contagio. Il caso che sta facendo più scalpore è quello relativo alla Corea del Sud. Fino a pochi giorni fa sembrava che Seul fosse immune alla psicosi che stava iniziando a prender piede in Estremo Oriente.

Certo, la Casa Blu doveva fare i conti con alcune persone infette ma nelle ultime ore è arrivata la doccia fredda: cento nuovi casi da aggiungere in una volta sola ai precedenti, per un totale di 204 pazienti contagiati. Calcolatrice alla mano, la Corea del Sud è diventata di colpo il secondo Paese per incidenza della malattia dietro la Cina.

Per il momento, nel complesso, la situazione nella nostra penisola appare sotto controllo, i pericoli in previsione futura non sono certamente da considerarsi ridimensionati. Anche perché se nella provincia cinese di Hubei, epicentro dell’epidemia, i contagi sono iniziati a diminuire e l’emergenza forse ha iniziato ad attenuarsi, dalla Corea al Giappone, passando per Singapore ed Hong Kong, adesso è fuori dalla Cina che i numeri potrebbero farsi più preoccupanti.

La vera sorvegliata speciale però è l’Africa. Nei giorni scorsi si è verificato un primo caso nel continente nero, con il virus scoperto in un paziente ricoverato in Egitto. E gran parte degli specialisti sono stati concordi nel ritenere positiva la circostanza che ha visto il primo caso africano di coronavirus palesarsi proprio nel paese delle piramidi. Questo perché il sistema sanitario egiziano è considerato molto affidabile, i suoi standard sono tra i più elevati nel continente ed in tutta la regione mediorientale. Ed infatti le autorità sanitarie de Il Cairo sono riuscitie ad isolare il paziente e ad evitare altri contagi.

Il problema non può dirsi però superato. A spiegare il motivo è stata nelle scorse ore, con un’intervista su La Stampa, la ricercatrice italiana Vittoria Colizza. Assieme ad un team composto in gran parte da italiani ma operante a Parigi, all’interno dell’istituto francese di sanità e ricerca medica, l’esperta specializzata in epidemiologia da settimane sta studiando modelli matematici sulla diffusione del coronavirus.

"Sono sei i casi di positività al coronavirus" in Lombardia: lo ha spiegato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera. "Il paziente ricoverato al Sacco sta bene" e la situazione della moglie del primo ricoverato "è positiva". "Il messaggio che diamo a chi abita in questi paesi è di rimanere a casa - ha spiegato l'assessore Gallera Chiediamo di rimanere al proprio domicilio e a chi è stato in contatto con questi casi di chiamare il 112. La situazione è estremamente nuova, particolare per il nostro paese, invitiamo alla calma".

Ed è risultato negativo al tampone il dipendente della Mae di Fiorenzuola d'Arda (Piacenza), attualmente isolato all'ospedale Sacco di Milano: lo afferma la Regione Emilia-Romagna in una nota. "Nonostante l'esito negativo che attesta l'assenza di infettività secondo il principio della massima precauzione, sono in corso ulteriori ricerche per capire se può essere risultato infetto nei giorni passati". Con il dipendente della ditta piacentina ha cenato il 38enne lodigiano risultato positivo al Covid-19.

È ricoverata in isolamento nel reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale di Piacenza una donna, sintomatica, collega del paziente positivo al coronavirus alla Unilever di Lodi, spiega la Regione Emilia-Romagna in una nota. Di questa paziente è atteso l'esito del tampone esaminato presso il laboratorio di riferimento regionale del Sant'Orsola.

"Stiamo indagando, sono 3 persone che si sono presentate con quadro clinico di polmonite all'ospedale di Codogno, stiamo cercando di capire se ci sono stati contatti con i primi 3 casi", ha aggiunto la dottoressa Maria Gramegna, dirigente dell'assessorato al Welfare, che ha parlato di sintomi "importanti di polmonite".

"Ancora non sappiamo da chi si è diffuso il virus, potrebbe non essere da caso zero ma potrebbe anche essere che è guarito. Non abbiamo la certezza di quale sia il caso indice", ha spiegato l'assessore Gallera. "Abbiamo recuperato il caso indice, tornato dalla Cina il 21 gennaio, ora al Sacco. Ha fatto subito i controlli, sta bene e non ha avuto sintomi, salvo una leggera febbre", precisa. Come ha precisato anche Maria Gramegna, della direzione generale Welfare, è risultato negativo al test: "Il problema che possa essere negativo il caso indice è che a un certo punto il virus viene eliminato, quando la persona guarisce. Il test quindi potrebbe non trovarlo più". Per questo motivo i suoi campioni sono stati inviati all'Istituto Superiore di Sanità (Iss) a Roma, "per cercare gli anticorpi al virus". Potrebbe essere, ha aggiunto Gallera, "che non sia lui il caso zero o che sia guarito. Non abbiamo certezza di quale sia il caso zero".

"A oggi abbiamo un numero cospicuo di persone su cui stiamo intervenendo, a oggi circa 250 persone sono in isolamento e a cui faremo il tampone", ha spiegato l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.

"I casi segnalati in Lombardia sono i primi che si sono verificati sul territorio italiano e ci fanno entrare in una fase nuova": così Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma. "Per la prima volta - precisa - siamo passati da casi di importazione a casi di circolazione locale del virus".
Intanto il ministro della Salute Roberto Speranza è in partenza per la Lombardia. Con lui è anche il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri.

Dopo la notizia del 38enne lombardo positivo al coronavirus il livello di allerta si alza e la paura che il virus si diffonda in Italia aumenta. "Le ultime notizie mi portano a ripetere per l'ennesima volta l'unica cosa importante- scrive Burioni sulla sua pagina Facebook- Chi torna dalla Cina deve stare in quarantena. Senza eccezioni". E aggiunge: "Spero che i politici lo capiscano perchè le conseguenze di un errore sarebbero irreparabili

Secondo il virologo, la quarantena rappresenta "l'unica misura" ad oggi possibile per fermare il diffondersi del nuovo coronavirus. E ricorda ad AdnKronos Salute: "La chiedo dal 25 gennaio". Numerosi, infatti, gli appelli di Burioni, per inserire la quarantena tra le misure necessarie contro il Covid-19. Pochi giorni fa si era rivolto alla Regione Toscana, che inteva accogliere migliaia di persone di ritorno dalla Cina, senza sottoporle all'isolamento, dato che non presentavano i sintomi tipici della malattia: il rischio sarebbe stata "una pericolosissima catena di contagi". Burioni specifica: "La quarantena non è discriminazione o razzismo, ma l'unica difesa contro questo virus".

Sul virus, spiega il virologo, "sappiamo due cose: gli asintomatici possono contagiare, e la quarantena è l'unica difesa". Proprio ieri, infatti, Burioni ha confermato la possibilità di contagio senza sintomi, citando due casi, studiati dai ricercatori. Nel primo caso era stata presa in considerazione una famiglia di Shangai, in cui la prima persona a manifestare in sintomi era stato il membro più anziano, che non si era mai mosso da casa: "I due che erano stati a Wuhan non manifestavano sintomi chiari, ma, ciononostante, avevano trasmesso l'infezione in forma grave al più debole della propria famiglia". Il secondo caso, invece, riguardava due persone rimpatriate dalla Cina in Germania, che avevano superato tutti controlli: "Il virus che si trovava nella gola di questi due soggetti, completamente sani, era in grado di infettarne altri. Anche qui il cerchio si chiude: niente sintomi, ma infezione e trasmissione possibili. La cosa ancora più preoccupante, ovviamente non per i due soggetti interessati, è che nessuno dei due ha poi sviluppato sintomi chiari".

 

 

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