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Giovedì, 02 Luglio 2020

Grecia, summit straordinario dei Paesi dell'Eurozona

I risultati definitivi del referendum greco, diffusi dal ministero dell'Interno di Atene, confermano sostanzialmente i dati parziali: con 19.159 sezioni scrutinate su 19.159 (il 100%), i no si attestano sul 61,31% (3.558.450 voti) e i sì al 38,69% (2.245.537 voti). Hanno partecipato al voto 6.161.140 cittadini, pari al 62,5% degli aventi diritto.

Dopo il 'no' al referendum greco si cerca di far ripartire il complicato ingranaggio delle trattative europee. Intanto, il ministro
greco Yanis Varoufakis annuncia le sue dimissioni: a suo dire per "facilitare un'intesa". Ma per la Germania al momento non ci sono le condizioni per riaprire le trattative. Tutto dipenderà da ciò che Atene proporrà per uscira dallo stallo. Angela Merkel, per bocca del suo portavoce, chiarisce la posizione di Berlino dopo l'esito del referendum di ieri. Una posizione che in parte rilfette quella dell'Eurogruppo, che riunisce i ministri dell'Economia e delle Finanze della zona euro e che si riunirà domani a Bruxelles. Ma intanto, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ribadisce che la ristrutturazione del debito ellenico, che il premier greco Alexis Tsipras, considera la base per qualsiasi negoziato, non può essere presa in considerazione dalla Germania.  Il premier italiano, Matteo Renzi, chiede che si trovi una soluzione per "uscire dall'emergenza".

Un summit straordinario dei Paesi della zona euro è stato convocato per domani pomeriggio, preceduto da un Eurogruppo: questa la risposta dell'Ue alla vittoria del 'no' nel referendum voluto dal premier greco Alexis Tsipras. A chiedere un vertice 'ad hoc' dell'area euro sulla Grecia sono stati la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Francoise Hollande nel corso di una telefonata avvenuta in vista dell'incontro che si svolgerà in serata a Parigi. L'iniziativa è stata sollecitata anche dall'Italia

L'esito del "referendum dà più forza al premier Alexis Tsipras nella sua trattativa con il resto d'Europa": lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ad Agorà commentando il referendum in Grecia.

Dopo l'annuncio dell'esito del referendum che ha visto la vittoria del no, scrive Varoufakis nel suo blog annunciando le dimissioni, ''presto lascerò'' l'incarico saputo che alcuni ministri all'interno dell'Eurogruppo abbiano ''una preferenza per la mia assenza dal meeting''. ''Considero un mio dovere'', scrive ancora il ministro non ostacolare l'intesa e aiutare il premier Alexis Tsipras nel suo tentativo di arrivare ad una intesa con l'Eurogruppo.

Occorre "dare alla Grecia tempo per fare le riforme: la via non è quella di nuovi sacrifici ma di riforme per la competitività e la
crescita". Lo dice Massimo D'Alema a Skytg 24. "Se non c'è crescita - aggiunge D'Alema - non si possono pagare debiti. Il malato sta morendo e ora quindi bisogna cambiare terapia".

"Si sta decidendo qualcosa che nulla ha a che vedere con la finanza e l'economia, è geopolitica, questa è democrazia"afferma Beppe Grillo intervenendo su La7 per commentare il risultato del referendum greco.
"Per la prima volta i banchieri, la Merkel faranno una riflessione, è questo è l'inizio - aggiunge il leader M5S - Io godo internamente della gente, siamo tutti a gioire col popolo greco". "Ora il popolo greco aspetta un futuro con delle prospettive - conclude -. Noi chiediamo se il popolo italiano è a favore o è contro la permanenza nell'euro. Abbiamo raccolto le firme, ma in Italia è più difficile. Vedremo... L'euro è un'illusione, siamo dentro qualcosa di strano che nessuno riesce più a capire, siamo dentro una cappa di regolamenti e non se ne può più uscire"

È un siluro di dimensioni ciclopiche. Un ceffone a tutti gli europirla che ci hanno portato alla fame". Così, intervistato dal Corriere della Sera, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini commenta l'esito del referendum in Grecia. "Adesso - dice - se in Europa ci sono persone normali, si ferma tutto. Niente convocazione di domani, per giunta a Strasburgo: ci si ferma, si riprendono in mano tutti i trattati, e si riscrivono daccapo. Se invece faranno finta di niente, guerra sia". "Se i greci, nonostante siano mantenuti, hanno avuto il coraggio e la dignità di votare No, fate votare anche gli italiani.
Che, invece, con l'euro continuano a rimetterci. Tutte le ultime elezioni nell'Unione sono state assolutamente salutari. Dalla Spagna alla Polonia, dalla Danimarca alla Finlandia. Ovunque si sia democraticamente votato, le sfumature potranno essere state diverse, ma il voto è stato identico: basta ai diktat. Basta alla disoccupazione. Sì al lavoro". "Sa quale è il numero più spaventoso che segna questo periodo? - chiede Salvini - È quello delle nascite in Italia. Anzi, è il saldo tra i nati e i morti. Che è esattamente quello del 1917. Ma qui non c'è stata la Grande Guerra. È bastato l'euro e questa Europa a togliere la fiducia nel futuro e la voglia di fare bambini".

La Grecia fa un grande passo verso l'uscita dall'euro": questo il titolo di prima pagina del quotidiano francese Le Figaro, secondo cui dopo il 'no' dei greci al referendum di ieri "la questione del Grexit si pone più che mai". 'Non de Zeus", titola invece il quotidiano Libération, parlando di "sisma in Europa". In un articolo firmato da Jean Quatremer, storico corrispondente da Bruxelles, il quotidiano della gauche parigina insiste sulla necessità di una maggiore integrazione comunitaria: "La zona euro, una 'casa mai finita...". Di qui una sola fondamentale osservazione: Quando "scoppiò la crisi greca gli Stati (membri, ndr.) hanno scoperto ciò che avevano voluto dimenticare nel 1992: la moneta unica è solo il primo passo verso la federazione politica". Nelle anticipazioni di Le Monde, il grande quotidiano parigino che come da tradizione esce ogni giorno intorno alle 13:30, parla di un'"Europa scossa dal no" di Atene. "Il calcio greco", titola invece Le Parisien, che tra le sue pagine dedica anche
un articolo ai partigiani del 'no' al referendum francese sulla costituzione europea del 2005, oggi entusiasti per la scelta della
Grecia. Intanto, il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera Angela Merkel si incontreranno questa sera a partire dalle 18:30 all'Eliseo per un incontro bilaterale seguito da una cena di lavoro

"Ora aspetteremo le iniziative da parte delle autorità greche. L'Eurogruppo discuterà la situazione martedì"afferma il presidente dell'Eurogruppo Jerom Dijsselbloem.

Atene ha rifiutato le riforme e, per diversi politici tedeschi, a questo punto, la Grecia deve uscire dall'euro scrive Spiegel online,
dando voce ad alcuni politici conservatori. "La cancelliera e gli altri adesso devono soltanto organizzare il Grexit", ha detto
l'europarlamentare liberale Alexander Graf Lambsdorff. A pensarla così anche l'esponente europeo della Csu Markus Ferber: "Il Paese e il governo hanno rifiutato la mano tesa che forniva aiuto", quindi Atene dovrà salvarsi da sola: "L'unica chance della Grecia è lasciare l'euro". Non tutti però la pensano così: per l'europarlamentare dell'SPD Udo Bullmann, "non deve esserci alcun automatismo che porti verso una rottura nell'eurozona". E il leader della Linke Bernd Riexinger saluta il risultato positivamente: "Hanno detto il loro no per la seconda volta alla politica catastrofica del tagli sociali e alla devastazione sociale".

La crisi greca "non si risolve con una logica tecnica, non si può scaricare sulle spalle seppure robuste di Mario Draghi il costo di
questa crisi... serve una decisione politica" ha dichiarato il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ad Agorà. "Se prevale una logica
di solo rispetto dei regolamenti, il destino è segnato", ha aggiunto, ribadendo che la decisione deve essere politica.

Nella difficoltà a risolvere la crisi greca "il problema non era Varoufakis, il problema è meno semplice di così": lo ha detto il
ministro degli esteri Paolo Gentiloni ad Agorà, a proposito degli atteggiamenti un pò aggressivi del ministro delle finanze greco. "Il risultato del referendum è stato un colpo di scena, dobbiamo rispettarlo e prenderne atto", ha aggiunto.

Diciamo la verità, il risultato del referendum greco in queste proporzioni non se lo aspettava nessuno. Non è più tempo di rinvii,
l'ora è adesso: la Grecia sta scoppiando e se l'Europa non trova una soluzione, non è più credibile". Lo dice in un'intervista alla Stampa Romano Prodi, ex premier italiano ed ex presidente della Commissione Ue, sottolineando che "americani e cinesi faranno di tutto per salvare l'euro". "O realizziamo una autentica autorità federale europea - spiega - una Europa federale, con un governo e un Parlamento forti, oppure le forze nazionali, che sono diventate dominanti rispetto alle istituzioni comunitarie, ridurranno l'Europa a pezzi". "Gli Usa e la Cina - sottolinea Prodi - temono entrambi un evento deflagrante. Hanno
paura che uno sfaldamento progressivo dell'euro provochi una nuova tempesta in tutto il sistema economico e politico mondiale. Ancora una volta, come è accaduto in Iraq, in Ucraina e in altri scenari, l'Europa vedrà condizionate le sue decisioni da spinte esterne", ma "sarà l'ulteriore dimostrazione che l'Europa ha perso la sovranità su se stessa". I cinesi, aggiunge, "proponendosi come potenza ascendente e pur restando affascinati dagli Stati Uniti, sono interessati alla formazione di contrappesi al dollaro e sono convinti che l'euro sia di aiuto nel loro cammino". Prodi rimarca che "la Grecia è entrata
nell'euro perché ha potuto ingannare vergognosamente sui dati reali della propria economia. Se ci fosse stata una forte autorità federale, probabilmente Atene non sarebbe mai entrata nell'unione monetaria, o sarebbe entrata ad altre condizioni. Invece noi non abbiamo voluto un'autorità federale. Abbiamo delegato ogni potere ai leader nazionali, che sono ostaggi dei loro problemi di politica interna".

Resta un problema Grecia ma la Grecia è la punta di un iceberg. Il referendum è un dito che indica la luna e la luna è un problema europeo". Lo dice Pier Luigi Bersani, intervistato su La7. "Le prime reazioni politiche al referendum - sottolinea - non sono razionali: sono molto preoccupato. L'unico modo per uscire positivamente da questa vicenda è inserire il problema greco dentro a una riflessione europea, altrimenti la Grecia può essere la prima dei dieci piccoli indiani. Perché il problema lì è acutissimo, ma non è sconosciuto in altri Paesi".

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