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Un migliaio di persone fino a tarda sera a Modica per l’inaugurazione della mostra di Colombo

1, sx Cannata, Nifosì, Colombo, Abbate e Polara

Un migliaio di persone, fino a tarda sera, si è riversato venerdì al Convento del Carmine di Modica dove alle 19 è stata inaugurata la mostra “Colombo. Opere 1999 – 2015” (visitabile fino al 31 gennaio 2016). Selezionate dal curatore, lo storico dell’arte Paolo Nifosì, sono esposte oltre sessanta opere, in prestito da collezionisti e gallerie di tutta Italia, che ripercorrono i primi quindici anni di attività di Giuseppe Colombo, artista che gravita in quel cenacolo di raffinati interpreti contemporanei, rappresentato dal Gruppo di Scicli, fra cui spiccano i nomi di due grandi maestri della pittura del secondo Novecento come Piero Guccione e Franco Sarnari, che hanno scelto questo lembo della Sicilia come luogo eletto. Fra i visitatori di ieri sera lo stesso Sarnari insieme ad altri artisti, collezionisti, addetti ai lavori, curiosi e frequentatori del mondo dell’arte attratti a Modica dall’evento.

L’inaugurazione è stata preceduta dalla presentazione nell’Auditorium Floridia con gli interventi del sindaco di Modica, Ignazio Abbate, del curatore Nifosì, di Tonino Cannata, neo sovrintendente della Fondazione Teatro Garibaldi - ente che ha organizzato la mostra patrocinata dal Comune - e del prof. Massimo Blanco, docente dell’Università La Sapienza di Roma e autore di un saggio in catalogo insieme allo scrittore Stefano Malatesta, col quale Colombo ha realizzato nel 2012, a Roma, un’esposizione di opere ispirate a una sua raccolta di racconti. Ha moderato gli interventi il giornalista Marco Sammito.

3, la presentazione (intervento Blanco)​ ​

Alla mostra è dedicato un catalogo (ed. Salarchi Immagini, Rg).

Le visite seguono il seguente calendario: dal lunedì al giovedì 10-20; dal venerdì alla domenica ore 10-21. Ingresso 2 euro, gratis i minori di 12 anni.  Info 0932 946961.

 

​DIDASCALIA FOTO 1

da sx: Tonino Cannata (sovrintendente Fondazione Garibaldi), il curatore Paolo Nifosì, l'artista Giuseppe Colombo, il sindaco Ignazio Abbate, l'avv. Giuseppe Polara (vicepresidente Fondazione Garibaldi)

NOTIZIE SULLA MOSTRA

Nelle sale del Convento, spazio restituito alla città dal maggio 2015 con l’omaggio agli ottanta anni del maestro Piero Guccione, saranno esposte dall’11 dicembre decine di opere in prestito da collezionisti di tutta Italia con cui Nifosì ricostruisce l’iter creativo di Colombo. Artista che di recente, come scrive il curatore nel saggio in catalogo, denota una “nuova percezione della luce e della definizione (…). L’occhio di Colombo (…) potenzia la brillantezza, la saturazione cromatica, la luminosità, la nettezza dei contorni. Il procedere dell’artista si mantiene nel solco di un linguaggio

consolidato che riesce ancora a rinnovarsi e a stupirci nel racconto della sua vita, della sua esperienza che ci viene restituita in immagini dove si respira e si avverte la Bellezza”.

14, LGT 

Eccellente disegnatore – notato sul finire degli anni Novanta da Franco Polizzi del Gruppo di Scicli, che lo presenta a Guccione, autore di un testo per la sua prima personale – Colombo, 44 anni, alterna paesaggi e nature morte per tornare spesso al ritratto, al nudo. “Utilizza la fuliggine, il carboncino, la matita - continua Nifosì -  traendo spunto da foto dell’Ottocento. E’ del 2004 un ritratto di Degas, del 2009 un Nudo, che idealmente vuole essere un omaggio a Courbet, un altro Nudo verticale tratto da una foto dell’Ottocento: il corpo in questi casi emerge dall’oscurità potenziando la seduzione e il coinvolgimento. La sua tentazione dell’ombra, della sua ambiguità e del suo mistero, continua a ritornare anche negli oli e ne è un esempio Nudo al tramonto (2010), dove l’eros suggerito e alluso contiene il “memento mori” della Morte di Maria del Merisi”. Fra i paesaggi spicca “Marina di Modica”, “Un dipinto – dice Nifosì - che in parte è una dichiarazione di poetica riguardo alla sua idea di obiettività, proposta di sviluppi di volumi in profondità, di luci che ne definiscono le superfici, di sperimentazioni pittoriche in atto, anche in relazioni alla frequentazione dei suoi maestri diretti, Guccione e Sarnari e a memorie hopperiane”.

 

“Colombo – scrive Marco Goldin, nel catalogo della mostra “Il Gruppo di Scicli” (Conegliano, 2001) – rivela il suo talento nel riappropriarsi dell’evidenza visiva con uno sguardo penetrante, con lenti potentissime, animando di rinnovata energia ciò che lo sguardo percepisce, a dimostrazione che la poesia è possibile coglierla intorno a noi e che i poeti e gli artisti hanno la virtù di rivelarcela”.

Fra gli interventi nel catalogo dell’antologica di Modica, figura quello di Stefano Malatesta. Il giornalista e scrittore, estimatore dell’arte di Colombo, scrive: “Ci sono altri artisti che devono stare attenti alla loro straordinaria capacità tecnica che li può portare molto lontano, più lontano di quanto essi stessi vorrebbero. Giuseppe Colombo rientra in questo ristretto giro. Quando ho visto per la prima volta un suo disegno acquerellato, il soprannome che mi è venuto spontaneo da dargli è stato quello di Le magiciens du crayon.   Era una volpe uccisa e abbandonata lungo una strada di campagna. Vista con una prospettiva laterale, dava un senso di movimento anche se l’animale era morto. Un piccolo capolavoro. Io credo che Giuseppe sia uno dei migliori disegnatori italiani in assoluto”.

 

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