Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 14 Ottobre 2026

Enzo Foglia ancora una vo…

Ago 31, 2026 Hits:1035 Crotone

Il Dialogo dei Due Pianof…

Giu 30, 2026 Hits:1189 Crotone

Santa Severina aderisce a…

Giu 18, 2026 Hits:1152 Crotone

Vincenzo Grandinetti stre…

Giu 16, 2026 Hits:1447 Crotone

Ok alla mozione riguardo …

Giu 09, 2026 Hits:1061 Crotone

Il docufilm “Sacro Cuore:…

Giu 08, 2026 Hits:1079 Crotone

La “Pier Giorgio Frassati…

Giu 03, 2026 Hits:1174 Crotone

Corso BLSD al Filolao di …

Mag 29, 2026 Hits:1082 Crotone

Per la prima volta, tre lavori fondamentali del repertorio di Angelin Preljocaj sono riuniti in un’unica serata al Teatro dell’Opera di Roma. Dopo il trittico Neumeier/Godani/Millepied, l’Opera di Roma prosegue nel racconto della contemporaneità con sei serate dedicate al coreografo francese. Dal 14 al 19 aprile 2026 al Teatro Nazionale, il Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato affronta Annonciation (1995), duetto ispirato all’episodio evangelico che indaga il momento della Rivelazione a Maria; La Stravaganza (1997), che mette in dialogo suggestioni barocche e sensibilità contemporanee; e Noces (1989), su musica di Stravinskij, rilettura del rito nuziale. Il programma attraversa oltre un decennio della produzione di Preljocaj, dagli anni Ottanta ai Novanta, restituendo un percorso coerente e stratificato che mette in relazione spiritualità, memoria e ritualità collettiva. Una proposta che si inserisce in un dialogo ormai consolidato con l’Opera di Roma: Annonciation è stato presentato nella stagione 2016-2017 in trittico con coreografie di Robbins ed Ekman, per poi tornare nel 2021-2022 in un appuntamento interamente dedicato a Preljocaj, in cui era in programma insieme a Nuit romaine, creazione firmata per Roma nel 2022, nata da un progetto filmico girato a Palazzo Farnese con Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel con i costumi di Dior.

Ad aprire la serata è Annonciation (1995), intenso duetto per due danzatrici ispirato all’episodio evangelico dell’Annunciazione. Sulla partitura che accosta le sonorità elettroniche del compositore Stéphane Roy al Magnificat di Antonio Vivaldi. La coreografia indaga il momento della Rivelazione come esperienza fisica e trasformativa, mettendo al centro la tensione tra accettazione e resistenza. Il gesto coreografico, essenziale e incisivo, rende visibile il conflitto tra l’abbandono a un destino già scritto e l’impulso a opporsi, trasformando il corpo in luogo di negoziazione tra dimensione sacra e istanza umana. Nel ruolo di Maria le soliste Marta Marigliani e Giorgia Calenda. La prima ballerina Federica Maine, in alternanza con Annalisa Cianci, interpreta L’Arcangelo.

La Stravaganza (1997), corpo centrale del Trittico, mette in dialogo epoche e culture, riflettendo anche il percorso biografico di Preljocaj, figlio di immigrati. Da un lato la tradizione europea, evocata dalla musica barocca di Vivaldi, dall’altro la modernità e l’energia del presente. Creata originariamente per il New York City Ballet, la coreografia mette in scena una migrazione simbolica, in cui il passato riaffiora continuamente, le identità si confrontano e il tempo si configura come un ciclo, in un perpetuo ritorno. Protagonisti del passo a due l’étoile Susanna Salvi e il primo ballerino Michele Satriano che insieme a Claudio Cocino danza anche nel duo maschile. Negli assoli l’étoile Alessandra Amato e il solista Gabriele Consoli.

Chiude il programma Noces (1989), una delle creazioni più emblematiche di Preljocaj, su musica di Igor Stravinskij. Ispirato ai riti matrimoniali della tradizione dell’Europa orientale, il balletto trasforma il cerimoniale delle nozze in una dimensione che esprime una tensione costante tra individuo e comunità, desiderio e costrizione.

Nato in Francia da famiglia di origine albanese, Angelin Preljocaj è tra i coreografi più influenti della scena contemporanea. Formatosi tra danza classica e moderna, ha lavorato con figure come Merce Cunningham prima di fondare la propria compagnia nel 1984. Le sue creazioni sono oggi presenti nei repertori delle principali istituzioni coreutiche internazionali, dal Balletto dell’Opéra di Parigi al New York City Ballet, e si distinguono per un linguaggio che unisce rigore formale e forte componente espressiva. Nel 2019 è stato nominato membro dell’Académie des Beaux-Arts.

 



 

Roma non è soltanto una stratificazione di marmi e memorie, ma un’entità senziente che respira tra le pieghe di ventisette capitoli.
"Io Roma", il libro-sceneggiatura di Anna Rita Cammerata - firma poliedrica del panorama Rai, regista e drammaturga - si svela nella prestigiosa location della sala Laudato Si' in Campidoglio non come mera letteratura, ma come una promessa d'immagini in attesa di farsi luce.
Il volume - giunto alla II edizione - impreziosito da un corredo iconografico che ne scandisce il ritmo narrativo, si configura come un autentico script cinematografico.
Un progetto che ha già dieci anni di vita e nasce come una vera e propria stesura per il grande schermo, portando in dote il sigillo morale di Luigi Magni.
Nel corso della presentazione del 30 marzo è la stessa autrice a rievocare, con vibrante commozione, il desiderio del Maestro di trasporre quel racconto sulla pellicola: "Farò di tutto affinché ciò avvenga. È un impegno assunto verso me stessa, ma soprattutto una promessa fatta al grande regista, un gigante del nostro cinema che non è più tra noi".
L’opera attraversa la topografia dell’anima romana, da Piazza di Spagna alle ombre protettive di Castel Sant’Angelo, dall'irriverenza di Pasquino alla solennità del Colosseo.
Un’evocazione che Lando Fiorini, nella prefazione, descrive come l’incontro con una "regina e popolana"; una Roma magnanima che dispensa la propria eternità anche a chi non ne è meritevole, carezzando il lettore con un soffio vitale.
All'evento, moderato da un parterre di assoluto rilievo, sono intervenuti Laura Delli Colli, presidente dei Giornalisti Cinematografici, la produttrice Teresa De Santis, il critico cinematografico Federico Pontiggia e l'editore e critico letterario Andrea Menaglia.
Proprio Pontiggia, autore della post-prefazione, ha voluto rimarcare come il testo sia il frutto di un binomio inscindibile tra "amore e dovere", ritraendo una città la cui capacità di accoglienza spesso travalica i propri stessi limiti strutturali.
Il valore istituzionale dell'evento è stato suggellato dal saluto di Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina, la quale ha ribadito la necessità di tutelare Roma non come uno scrigno chiuso, bensì come un organismo vivo, in grado di restituire l’orgoglio della cittadinanza a ogni suo abitante, dalle vestigia del centro, sino alle estreme periferie.
Nelle parole di Laura Delli Colli - la quale ha sottolineato "l'umanità di Roma, città dell'accoglienza" - risiede, forse, la sintesi più efficace dell'opera: una struttura narrativa dotata di una tale verità profonda da possedere già, intrinsecamente, la forza visiva e la peculiare capacità immersiva, propria della cinematografia.

Il cortometraggio "Guerra tra poveri" di Kassim Yassin Saleh, attraverso una cifra stilistica che rifugge il didascalismo, si configura come un’operazione di scavo antropologico nelle zone d'ombra della marginalità urbana. Se il cinema contemporaneo spesso scivola in una retorica del disagio, Saleh opera una sintesi formale sorprendente, trasformando uno sfratto alla periferia capitolina in un dramma universale sull'alterità e il riconoscimento.
Il percorso artistico di Kassim Yassin Saleh descrive una parabola di maturazione espressiva cristallina.
L’autore, approdato alla regia dopo un vissuto di resilienza e pragmatismo, distilla oggi un talento visivo che non ha più bisogno di presentazioni, sostenuto da un’architettura produttiva e tecnica che vede convergere i vertici del comparto cinematografico nazionale.
In uno spazio temporale di quindici minuti, l'opera scardina la bidimensionalità del racconto sociale: una sinestesia della marginalità.
La narrazione procede per epifanie visive - supportata dalla fotografia di Daniele Ciprì - capace di plasmare un bianco e nero scultoreo che evoca le tensioni chiaroscurali della pittura barocca. Non vi è traccia di citazionismo nostalgico; al contrario, Saleh sembra dialogare idealmente con il rigore plastico di un Béla Tarr o con la cruda essenzialità del primo Matteo Garrone, dove lo spazio fisico diventa proiezione psicologica.
Al centro della vicenda, la dicotomia tra i fratelli Manuel e Matteo funge da perno morale. Mentre il primo incarna la reazione viscerale e l'abbrutimento ideologico del "branco", Matteo rappresenta la deviazione poetica: un corpo estraneo che, attraverso la musica e l'eros transculturale, conserva l'autonomia del pensiero critico.
La forza del corto risiede nel meccanismo dello spiazzamento. L’aggressione verso "l'altro" si risolve in un corto circuito identitario: i presunti invasori si rivelano specchi deformanti di una medesima condizione di indigenza.
In questo senso, Saleh non dirige un film politico in senso stretto, ma un’opera di etica della visione. Come nella celebre risposta di Einstein sulla "razza umana", la pellicola spoglia i protagonisti delle sovrastrutture di odio per restituirli alla loro nuda essenza.
Il montaggio di Mauro Bonanni e le partiture di Franco Eco chiudono il cerchio di un'opera necessaria. Si sottolinea che il rapper Amir Issaa è l'eccellente compositore e interprete del brano "Guerra tra poveri", dal titolo del cortometraggio. Saleh dimostra che la vera "guerra tra poveri" non si vince con le sbarre di ferro, ma con il disarmo dello sguardo.
In definitiva, si tratta di un cinema che non cerca il consenso, bensì la verità, situando il regista tra le voci più lucide e originali del panorama cinematografico dei nostri giorni.

 

Il corto "Guerra tra poveri" di Kassim Yassin Saleh è disponibile su RaiPlay e Rai Cinema Channel.

Narrare un territorio non significa soltanto catalogarne gli eventi, ma abitarne la memoria, restituendola alla comunità attraverso un prisma che ne rifletta, con egual rigore, la precisione storica e il fremito emotivo.
È in questo solco - dove la cronaca locale si eleva a patrimonio universale - che si innesta l’opera di Gualtiero Lami e Andrea Genovali per Hop Frog TV.
La loro serie di documentari non è una semplice rassegna filmica, bensì un’indagine profonda sui pilastri identitari della Versilia: dal Carnevale di Viareggio alla vicenda dell’Artiglio, passando per il ciclismo di Camaiore e l'epopea della Darsena.
In “Carnevale di Viareggio. L’Eterno Effimero”, gli autori solcano oltre un secolo e mezzo di storia per distillare l’essenza di una manifestazione che travalica il gigantismo dei carri.
Attraverso un prezioso montaggio di materiali d’archivio e le riflessioni di giganti della cultura come Dario Fo, Mario Monicelli, i fratelli Taviani ed ancora altri, il Carnevale emerge nella sua autentica veste di laboratorio politico e civile: uno spazio di libertà espressiva capace di farsi specchio fedele delle metamorfosi dell’Italia intera.
Il baricentro narrativo si sposta poi sul Gran Premio Città di Camaiore, riletto non come mera competizione sportiva, ma come rito ancestrale di un popolo: un momento fortemente identitario.
Mediante le testimonianze storiche di campioni quali Bitossi, Bettini e Bartoli, il documentario rievoca un’epoca in cui il ciclismo era sinonimo di riscatto sociale e sacrificio, agendo oggi come un potente monito per la rinascita di una corsa che è, prima di tutto, un segno di appartenenza.
Con “L’ascia e la vela”, l'obiettivo si addentra nel cuore pulsante di Viareggio: la sua Darsena. Qui, il racconto celebra l’intelligenza delle mani, dando voce a maestri d’ascia e artigiani nautici. Si tratta di un omaggio a una comunità che ha saputo forgiare il proprio destino nel legno e nel ferro, rendendo la cantieristica un’assoluta eccellenza, ovunque riconosciuta.
Un rilievo quasi epico assume, infine, “Gli eroi del profondo. Il monumento ai palombari dell’Artiglio”.
L’opera documenta la genesi del monumento bronzeo promosso dalla Fondazione Artiglio, seguendo il processo creativo, dalla fusione alla posa in opera. Più che la cronaca delle leggendarie imprese degli anni Venti e Trenta dello scorso secolo, il film si fa testimone di un gesto collettivo di gratitudine verso uomini che incarnarono coraggio e genio ingegneristico, elevando il dovere a forma d'arte.
Nel loro complesso, i lavori di Lami e Genovali superano la dimensione documentaristica per farsi strumenti di coesione sociale e culturale. Proprio in virtù della forza del linguaggio cinematografico, la memoria della Versilia smette di essere un reperto statico del passato per trasformarsi in un organismo vivo, capace di interrogare il presente e, soprattutto, di tracciare le rotte per il futuro della comunità.

 

Dall’amatissima Aida ai grandi capolavori del cinema, passando per la danza e la musica sinfonico-corale. È il cartellone estivo del Teatro dell’Opera di Roma, dal 29 giugno al 31 luglio 2026 al Circo Massimo, uno dei luoghi più emblematici del patrimonio archeologico della capitale. L'annuncio della stagione oggi, 10 marzo 2026, in concomitanza con la nomina del nuovo Direttore Artistico dell'Opera di Roma Alessandro Galoppini. Cambio di sede dunque, mentre le Terme di Caracalla sono sottoposte a lavori di restauro: al Circo Massimo la capienza sale a circa 6000 posti, con diverse novità. Il festival si caratterizza infatti come ampio e trasversale, pensato per dialogare con pubblici diversi, coniugando il repertorio classico con linguaggi contemporanei, in uno spazio in grado di accogliere un numero più alto di spettatori, incorniciato dalle vestigia del più grande edificio per spettacoli dell’Antica Roma. I biglietti, dai 15 ai 170 euro, saranno disponibili da venerdì 13 marzo 2026.


ALESSANDRO GALOPPINI NUOVO DIRETTORE ARTISTICO DELL’OPERA DI ROMA

Dopo il rinnovo della collaborazione con i tre vertici della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, il Direttore Musicale Michele Mariotti, la Direttrice del Corpo di Ballo e della Scuola di Danza Eleonora Abbagnato e il Maestro del Coro Ciro Visco, tutti confermati fino al 2030, è stato nominato oggi anche il nuovo Direttore Artistico. È Alessandro Galoppini, che inizia il suo mandato dal 10 marzo 2026. «Siamo felici per la nomina di Alessandro Galoppini, – dice il Sovrintendente Francesco Giambrone – professionista e musicista che ha passato la vita nei teatri e che ora si unisce a noi per nuove sfide con l’Opera di Roma. Desidero esprimere l’apprezzamento di tutto il Teatro per Paolo Arcà, per la generosità e competenza con cui ha guidato la direzione artistica accompagnando il Teatro in una fase di grande crescita.» Galoppini, già Direttore Artistico del Teatro Regio di Torino, dove ha ricoperto anche il ruolo di Responsabile dell’Orchestra, è stato per sette anni il Responsabile delle Compagnie di Canto del Teatro alla Scala di Milano. Ha collaborato inoltre con i maggiori artisti del panorama musicale internazionale.

IL TEATRO DELL’OPERA AL CIRCO MASSIMO: IL PROGRAMMA

Dal 29 giugno al 31 luglio il Circo Massimo offre la sua imponente architettura alla musica, ma anche a performance di forte impatto visivo e al cinema. Cuore della proposta è Aida di Giuseppe Verdi, in un nuovo allestimento con la regia di Daniele Finzi Pasca, per la prima volta impegnato in una produzione del Teatro dell’Opera di Roma. Il capolavoro verdiano scandisce il calendario con sei recite, affiancato da appuntamenti che spaziano dalla danza alla musica dal vivo: dal gala Roberto Bolle and Friends a Romeo e Giulietta, nella coreografia di John Cranko affidata al Corpo di Ballo dell'Opera di Roma, fino ai Carmina Burana di Carl Orff con la direzione di Wayne Marshall e l’installazione video di Anagoor. In cartellone anche Il Gladiatore di Ridley Scott, proposto nel format dei film in concerto, con la colonna sonora eseguita dal vivo dall’Orchestra e dal Coro dell’Opera di Roma.

Apre la stagione estiva il 29 giugno Francesco. Un santo scomodo, conferenza-spettacolo dall’omonimo libro dello storico Alessandro Barbero, ritratto vivo e umano del santo, presentato con il tipico stile divulgativo di Barbero, in cui il rigore storico si unisce alla narrazione teatrale.

IL GLADIATORE IN CONCERTO CON LISA GERRARD SUL PALCO

Due le serate dedicate a Il Gladiatore in concerto,  il 3 e 4 luglio, visione integrale del kolossal di Ridley Scott con la produzione esecutiva di Marco Patrignani, l'esecuzione dal vivo della colonna sonora e la presenza di Lisa Gerrard, indimenticabile voce e compositrice delle musiche originali insieme ad Hans Zimmer. La pellicola vincitrice di cinque Academy Awards è proiettata in italiano con sottotitoli in inglese, accompagnata dall’Orchestra e dal Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Ludwig Wicki. Maestro del coro Ciro Visco.

ROBERTO BOLLE AND FRIENDS


Il 14 luglio torna Roberto Bolle and Friends, che vede protagonista la stella della danza italiana con danzatori di fama internazionale. La serata, attraverso il grande repertorio classico e contemporaneo del balletto, alterna pagine storiche a creazioni più recenti, e si configura come un’occasione di incontro tra diversi stili, generazioni e linguaggi della danza.

AIDA, IL CAPOLAVORO DI VERDI CON LA REGIA DI FINZI PASCA

Domenica 12 luglio in scena Aida. L’opera di Verdi è un nuovo allestimento affidato a Daniele Finzi Pasca, alla sua prima regia per il Teatro dell’Opera di Roma. Il regista, noto per il suo linguaggio visionario e poetico, ha firmato e diretto oltre quaranta creazioni tra teatro, circo contemporaneo e opera. Fra i suoi lavori lirici il Requiem di Verdi, Carmen, Pagliacci, L’Amour de loin, Einstein on the Beach e Les contes d’Hoffmann. Ha inoltre realizzato i concept di tre cerimonie olimpiche e due produzioni per il Cirque du Soleil, Corteo e Luzia, viste complessivamente da più di dieci milioni di spettatori. Elena Stikhina, al debutto con l'Opera di Roma, è Aida (12, 26, 28) in alternanza con Yolanda Auyanet (15, 18) e Aleksandra Kurzak (22). Torna sul palco estivo dopo Turandot il soprano Angela Meade (12, 22, 26), eccezionalmente impegnata in un ruolo mezzosoprano come quello di Amneris. Si alterna con lei Valentina Pernozzoli (15,18, 28). Fabio Sartori (12, 26, 28) è Radamès, in alternanza con Luciano Ganci (15, 18, 22). Ernesto Petti (12, 15, 18, 26, 28) e Ludovic Tézier (22) vestono invece i panni di Amonasro. Alex Esposito è Ramfis. La direzione dell'Orchestra dell'Opera di Roma è affidata a Daniele Callegari, firma le scene Luigi Ferrigno, i costumi Giovanna Buzzi. Maestro del coro Ciro Visco. Repliche il 15, 18, 22, 26 e 28 luglio.

ROMEO E GIULIETTA CON LA COREOGRAFIA DI CRANKO


La danza torna protagonista il 24 e 25 luglio con il Corpo di Ballo dell'Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato. In programma Romeo e Giulietta su musiche di Sergej Prokof’ev, nella coreografia di John Cranko, uno dei titoli cardine del repertorio classico del Novecento. Ispirato alla tragedia di Shakespeare, il balletto restituisce attraverso il linguaggio del movimento la forza drammatica e lirica della vicenda dei due giovani amanti. Al centro i celebri pas de deux tra i protagonisti, alternati a grandi scene d’insieme, che delineano il conflitto tra le famiglie della nobiltà veronese. Sul podio Ido Arad guida l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma.

I CARMINA BURANA CON L’INSTALLAZIONE VIDEO DI ANAGOOR


Chiudono il cartellone il 31 luglio i Carmina Burana di Carl Orff, uno dei capolavori sinfonico-corali più celebri del Novecento. Sul podio sale Wayne Marshall. L’esecuzione è arricchita da un’installazione video della compagnia di ricerca Anagoor, collettivo italiano dal linguaggio visivo fortemente evocativo che intreccia teatro, arti figurative e tecnologia. Le loro immagini dialogano con la potenza ritmica e corale della partitura di Orff, amplificando in chiave contemporanea i temi senza tempo della sorte, della natura e del desiderio. Solisti della serata il soprano Alessandra Marianelli, il baritono Thomas Lehman e il controtenore Ivan Borodulin, insieme all’Orchestra, al Coro diretto da Ciro Visco e al Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma.

 Fonte : Teatro dell'Opera di Roma 

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI