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Domenica, 19 Aprile 2026

"Io Roma": il sogno cinematografico di Anna Rita Cammerata nel segno di Luigi Magni

Roma non è soltanto una stratificazione di marmi e memorie, ma un’entità senziente che respira tra le pieghe di ventisette capitoli.
"Io Roma", il libro-sceneggiatura di Anna Rita Cammerata - firma poliedrica del panorama Rai, regista e drammaturga - si svela nella prestigiosa location della sala Laudato Si' in Campidoglio non come mera letteratura, ma come una promessa d'immagini in attesa di farsi luce.
Il volume - giunto alla II edizione - impreziosito da un corredo iconografico che ne scandisce il ritmo narrativo, si configura come un autentico script cinematografico.
Un progetto che ha già dieci anni di vita e nasce come una vera e propria stesura per il grande schermo, portando in dote il sigillo morale di Luigi Magni.
Nel corso della presentazione del 30 marzo è la stessa autrice a rievocare, con vibrante commozione, il desiderio del Maestro di trasporre quel racconto sulla pellicola: "Farò di tutto affinché ciò avvenga. È un impegno assunto verso me stessa, ma soprattutto una promessa fatta al grande regista, un gigante del nostro cinema che non è più tra noi".
L’opera attraversa la topografia dell’anima romana, da Piazza di Spagna alle ombre protettive di Castel Sant’Angelo, dall'irriverenza di Pasquino alla solennità del Colosseo.
Un’evocazione che Lando Fiorini, nella prefazione, descrive come l’incontro con una "regina e popolana"; una Roma magnanima che dispensa la propria eternità anche a chi non ne è meritevole, carezzando il lettore con un soffio vitale.
All'evento, moderato da un parterre di assoluto rilievo, sono intervenuti Laura Delli Colli, presidente dei Giornalisti Cinematografici, la produttrice Teresa De Santis, il critico cinematografico Federico Pontiggia e l'editore e critico letterario Andrea Menaglia.
Proprio Pontiggia, autore della post-prefazione, ha voluto rimarcare come il testo sia il frutto di un binomio inscindibile tra "amore e dovere", ritraendo una città la cui capacità di accoglienza spesso travalica i propri stessi limiti strutturali.
Il valore istituzionale dell'evento è stato suggellato dal saluto di Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina, la quale ha ribadito la necessità di tutelare Roma non come uno scrigno chiuso, bensì come un organismo vivo, in grado di restituire l’orgoglio della cittadinanza a ogni suo abitante, dalle vestigia del centro, sino alle estreme periferie.
Nelle parole di Laura Delli Colli - la quale ha sottolineato "l'umanità di Roma, città dell'accoglienza" - risiede, forse, la sintesi più efficace dell'opera: una struttura narrativa dotata di una tale verità profonda da possedere già, intrinsecamente, la forza visiva e la peculiare capacità immersiva, propria della cinematografia.

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