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Domenica, 19 Aprile 2026

Oltre il disagio: l'epifania visiva di "Guerra tra poveri"

Il cortometraggio "Guerra tra poveri" di Kassim Yassin Saleh, attraverso una cifra stilistica che rifugge il didascalismo, si configura come un’operazione di scavo antropologico nelle zone d'ombra della marginalità urbana. Se il cinema contemporaneo spesso scivola in una retorica del disagio, Saleh opera una sintesi formale sorprendente, trasformando uno sfratto alla periferia capitolina in un dramma universale sull'alterità e il riconoscimento.
Il percorso artistico di Kassim Yassin Saleh descrive una parabola di maturazione espressiva cristallina.
L’autore, approdato alla regia dopo un vissuto di resilienza e pragmatismo, distilla oggi un talento visivo che non ha più bisogno di presentazioni, sostenuto da un’architettura produttiva e tecnica che vede convergere i vertici del comparto cinematografico nazionale.
In uno spazio temporale di quindici minuti, l'opera scardina la bidimensionalità del racconto sociale: una sinestesia della marginalità.
La narrazione procede per epifanie visive - supportata dalla fotografia di Daniele Ciprì - capace di plasmare un bianco e nero scultoreo che evoca le tensioni chiaroscurali della pittura barocca. Non vi è traccia di citazionismo nostalgico; al contrario, Saleh sembra dialogare idealmente con il rigore plastico di un Béla Tarr o con la cruda essenzialità del primo Matteo Garrone, dove lo spazio fisico diventa proiezione psicologica.
Al centro della vicenda, la dicotomia tra i fratelli Manuel e Matteo funge da perno morale. Mentre il primo incarna la reazione viscerale e l'abbrutimento ideologico del "branco", Matteo rappresenta la deviazione poetica: un corpo estraneo che, attraverso la musica e l'eros transculturale, conserva l'autonomia del pensiero critico.
La forza del corto risiede nel meccanismo dello spiazzamento. L’aggressione verso "l'altro" si risolve in un corto circuito identitario: i presunti invasori si rivelano specchi deformanti di una medesima condizione di indigenza.
In questo senso, Saleh non dirige un film politico in senso stretto, ma un’opera di etica della visione. Come nella celebre risposta di Einstein sulla "razza umana", la pellicola spoglia i protagonisti delle sovrastrutture di odio per restituirli alla loro nuda essenza.
Il montaggio di Mauro Bonanni e le partiture di Franco Eco chiudono il cerchio di un'opera necessaria. Si sottolinea che il rapper Amir Issaa è l'eccellente compositore e interprete del brano "Guerra tra poveri", dal titolo del cortometraggio. Saleh dimostra che la vera "guerra tra poveri" non si vince con le sbarre di ferro, ma con il disarmo dello sguardo.
In definitiva, si tratta di un cinema che non cerca il consenso, bensì la verità, situando il regista tra le voci più lucide e originali del panorama cinematografico dei nostri giorni.

 

Il corto "Guerra tra poveri" di Kassim Yassin Saleh è disponibile su RaiPlay e Rai Cinema Channel.

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