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Giovedì, 08 Dicembre 2022

Erdogan: Putin vuole mettere fine alla guerra

La Turchia ha mediato tra Russia e Ucraina contribuendo a un accordo per uno scambio di 200 prigionieri di guerra, ha rivelato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un'intervista all'emittente americana Pbs in cui ha anche dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin vuole porre fine al conflitto "il prima possibile".

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avuto "l'impressione" che il leader russo Vladimir Putin sia disposto a mettere fine alla guerra. "Abbiamo avuto discussioni molto ampie e in realtà mi sta dimostrando che è disposto a farla finita il prima possibile", ha riferito Erdogan, sottolineando però che "il modo in cui stanno andando le cose in questo momento è piuttosto problematico".

Il leader turco ha sottolineato che si tratta del più importante scambio di prigionieri, in termini numerici, dall'inizio del conflitto e che il raggiungimento dell'intesa contribuisce ad allentare la tensione tra Kiev e Mosca. "Ci siamo concentrati sugli ostaggi dopo l'accordo per il corridoio del grano. Al momento abbiamo raggiunto un accordo per lo scambio di 200 ostaggi. Si tratta di uno sviluppo importante, un passo in avanti notevole", ha detto Erdogan.

Il presidente turco ha raggiunto New York direttamente dall'Uzbekistan, dove ha incontrato Putin. "Ho parlato a lungo con Putin e ho capito che vuole porre fine a questo conflitto il prima possibile. Io ho ribadito ciò che ho detto anche al presidente ucraino Zelensky, non ci sono vincitori quando sono i civili a pagare il prezzo della guerra".

Il leader turco ha sin dall'inizio mantenuto una posizione equilibrata tra le due parti del conflitto e ha ripetutamente tentato di far incontrare i due leader, tentativi andati a vuoto, ma su cui Erdogan insiste. "Ho ancora il desiderio di portare allo stesso tavolo Putin e Zelensky, ho voglia di ascoltarli entrambi. Non ci sono riuscito, ma non ho perso la speranza di riuscirci", ha detto alla tv americana.

Rispetto alla guerra in ucraina Erdogan è tornato sul corridoio del grano, al centro di polemiche da parte di Putin: il leader del Cremlino infatti da un lato spinge affinché anche i prodotti russi vengano esportati attraverso il corridoio del Mar Nero, dall'altro ha polemizzato sostenendo che la maggior parte delle 160 navi e delle 3 milioni di tonnellate uscite fino ad ora siano andate verso Paesi ricchi e non Paesi a rischio carestia. "Voglio solo che le navi viaggiano verso Paesi in via di sviluppo e non Paesi ricchi. Per i prodotti russi troveremo una soluzione", ha detto Erdogan.

Intanto a New York l'Assemblea generale delle Nazioni Unite è entrata nella sua fase più importante. L'intervento del presidente del Consiglio, Mario Draghi è atteso per martedì stasera, mercoledì mattina ci sarà quello del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden e, nel pomeriggio, l'atteso messaggio video pre-registrato del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Al centro dei dibattiti ovviamente ci sono la guerra in Ucraina e tutto quello che vi è connesso a cominciare dalla crisi energetica e l'emergenza alimentare; oltre ai disastri provocati dal cambiamento climatico. Dopo un 2020 in cui l'Assemblea Generale si è tenuta virtualmente a causa della pandemia e un 2021 in cui si è svolta in maniera ibrida, in questa occasione tutti i leader che interverranno lo faranno di persona a New York. L'unica eccezione sara' proprio quella del presidente ucraino, al quale è stato dato il permesso di rivolgersi al resto del mondo attraverso un video preregistrato.

Finora, una chiara maggioranza dei Paesi ha sostenuto l'Ucraina alle Nazioni Unite e si prevede che questa settimana le potenze occidentali cercheranno di ottenere il sostegno anche dei principali Paesi rimasti più tiepidi, come è il caso dell'India. Il presidente russo Vladimir Putin non si recherà a New York e la delegazione del suo governo sarà guidata dal ministro degli Esteri Sergey Lavrov: oltre a parlare davanti all'Assemblea, giovedì Lavrov dovrebbe partecipare a una riunione ministeriale sull'Ucraina al Consiglio di sicurezza.

L’Olanda è uno snodo centrale per il mercato europeo che consente il trasferimento del gas tramite metanodotti tra Paesi come Francia, Germania, Norvegia, Italia e Gran Bretagna.

Questo mercato spot, molto volatile come tutti i suoi simili, ha progressivamente sostituito i contratti bilaterali a lunga scadenza tra i Paesi. Esso consente non solo ai commercianti all’ingrosso, ma anche ai trader finanziari, di determinare il prezzo dei contratti a termine sul gas naturale. I prezzi future riguardano una consegna più lontana nel tempo e possono essere negoziati più volte prima della scadenza. Per esempio, i prezzi dei Ttf future per i mesi di fine anno sono di circa 200 euro per MWh.

Le scommesse degli hedge fund sulla borsa Ttf hanno creato una scarsità artificiale di gas e portato i prezzi a un livello insostenibile, ben prima della guerra in Ucraina.

Si è tornati all’equivalente dei famosi “barili di carta” di prima della grande crisi finanziaria del 2008, quando per un barile di petrolio fisicamente scambiato, sul mercato di New York si negoziavano 100 barili con contratti future. Alla loro scadenza, furono saldati pagando soltanto la differenza di prezzo, senza alcun movimento reale del prodotto. Tali contratti, in milioni, però, determinarono l’impressione di una domanda gigantesca rispetto a un’offerta limitata e, di conseguenza, l’attesa di un forte rialzo del prezzo del petrolio.

“Osservare” il mercato, aspettando che risolva da solo il problema che ha provocato, è come affrontare la siccità e la mancanza d’acqua impegnandosi in una sciamanica “danza della pioggia”.

Le spiegazioni ”oggettive” dell’impennata del 2021 indicherebbero le cause nella ripresa della domanda, dopo la flessione economica dovuta al Covid, e in una riduzione delle forniture da parte della Norvegia. Il che non regge per niente alla prova dei fatti, anche perché i prezzi dei future erano in grande salita già nella seconda metà del 2021.

Una delle cause principali dell’inflazione dei prezzi dell’energia è il mercato a termine del gas Ttf di Amsterdam. Il Ttf è stato istituito come parte del mercato energetico dell’Unione Europea.

Il Ttf (Title Transfer Facility) è un mercato virtuale (un hub) per lo scambio del gas naturale. Insieme al Nymex (New York Mercantile Exchange) e all’Ice (Intercontinental Exchange) di Atlanta, che è specializzato in contratti derivati otc sull’energia, è uno dei principali mercati di riferimento per lo scambio del gas in Europa e in Italia.

L’indice Ttf mensile è la media aritmetica delle quotazioni giornaliere riferite al mese di fornitura cioè quello precedente. Il valore è in €/MWh, megawattora, l’unità di misura convenzionale di tutte le fonti di energia. Le nostre bollette “traducono” i prezzi in €/Smc, cioè in standard metro cubo. Ma l’andamento dei prezzi non cambia.

“Imprese e famiglie scivolano nel baratro della disfatta economica e sociale, distrutte e umiliate da una politica che le ignora mentre imprenditori, artigiani e commercianti lanciano da mesi allarmi che cadono nel vuoto. Le grandi realtà romane e nazionali senza aiuti si spengono una dopo l’altra, sorrette solo dalla grinta e dall’orgoglio di chi rispetta il proprio lavoro, i propri dipendenti e i propri clienti, ma nuota controcorrente bloccato dai tentacoli di uno Stato irriconoscibile e estraneo che distribuisce briciole inutili. I provvedimenti messi in campo fino ad oggi non sono sufficienti, basti l’esempio del ‘Palazzo del freddo’, la storica gelateria Fassi all’Esquilino, nel cuore di Roma: 17.862,84 euro, ecco la bolletta di Acea, sì, proprio di quella azienda che per il 51% appartiene a Roma Capitale. Per pagarla proprietari e dipendenti dovranno vendere novemila coppette da due euro al mese. Il Pd si faccia da parte, la sinistra ha gettato la maschera giocando alla distruzione del Paese, è il tempo di interventi immediati e risolutivi, quelli che la Lega elenca ormai da mesi e che fra pochi giorni contiamo di mettere in campo, a partire dallo scostamento di bilancio chiesto da Matteo Salvini, una risoluzione fondamentale per salvare imprenditori, famiglie e lavoratori”. Lo dichiara in una nota il consigliere capitolino Fabrizio Santori, candidato della Lega nel Collegio Lazio 1 Camera dei deputati alle elezioni politiche 2022.

Intanto "Ora dobbiamo capirci: la ragione per la quale il prezzo del gas sale non è che la Russia l'ha aumentata. Ovviamente la Russia ci gioca, ma la ragione è che ci sono grandi player nella borsa di Amsterdam che decidono di far salire il prezzo".

Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni, nel corso del suo intervento alla terza festa nazionale di Aepi. "Il tema- aggiunge- non è quindi continuare a trovare risorse da dare alla speculazione, non è trovare altre risorse da farsi fregare. Qui c'è chi sta facendo soldi a palate senza una ragione. Quindi la prima cosa è riuscire a mettere un tetto al prezzo del gas. Questa è una misura che puo' fare l'Europa ma anche l'Italia, se l'Europa è lenta".

Il presidente di Aepi, Mino Dinoi ha concluso sottolineando che "come Confederazione chiediamo il taglio delle bollette, ma non come spot. E poi chiediamo la pace fiscale: le nostre micro imprese non sono gli evasori di questo Paese. Ormai siamo alla catastrofe. Rimandando in avanti i pagamenti, se comunque non hanno delle entrate, in prospettiva non riescono a coprirle.

Ci vorrebbe un'assemblea permanente dove i rappresentanti del mondo produttivo e sindacale siano interlocutori della politica. Lanciamo l'idea di un coordinamento aperto e costante: se è vero che l'autunno sarà di fuoco con una serie di problemi ancora irrisolti, dobbiamo mettere insieme le imprese e professionisti, la rappresentanza intermedia e i corpi politici in Parlamento. Questa è una delle sfide, noi siamo pronti"

 

 

Fonti agi ansa e varie agenzie

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