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L’Italian Institute for the Future (IIF) per un futuro sostenibile nel pianeta terra

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L’Italian Institute for the Future, con sede a Napoli, nasce dall’urgenza di trovare risposte per quanto riguarda il futuro del nostro pianeta. L’individuazione di possibili soluzioni, intese in un’ottica globale, fa parte del progetto di questo Istituto. Purtroppo, si tende comunemente a sottovalutare i problemi che caratterizzano questo periodo storico; un approccio di per se sbagliato.

Le problematiche che affliggono peculiarmente la nostra epoca sono tante, fra esse la grave crisi economico-finanziaria, la disoccupazione, la crescita demografica e, non per ultimo, il cambiamento climatico. In passato questi temi sono stati affrontati sempre in modo superficiale, tralasciando quelle che sarebbero state le conseguenze nel lungo periodo.

Le previsioni per il futuro del mondo non sono confortanti, poiché la situazione attuale tenderà a peggiorare, se non si interviene attraverso opportune scelte. Prestigiosi studiosi, provenienti dalle più disparate aree geografiche, sottolineano che nei prossimi decenni ci troveremo dinanzi a gravissimi problemi legati ai limiti di crescita, alla ricadute sul fragile sistema del welfare, alla riduzione delle risorse idriche, alla sicurezza alimentare, al riscaldamento globale del pianeta, alla pressione demografica presente nei paesi in via di sviluppo, alla crisi energetica, senza tenere conto di ciò che ora non siamo in grado di prevedere.

Il fisico e cosmologo Sir Martin Rees afferma che l’umanità abbia una possibilità su due di non sopravvivere al XXI secolo.

Nonostante tutto, la politica a livello internazionale e in modo particolare in Italia, sembra incapace di immaginare un futuro a lungo termine. L’Italia ha più che mai bisogno di una politica lungimirante, in assenza della quale non è possibile lavorare per un futuro sostenibile.

Tuttavia, in alcuni stati, dal Regno Unito all’UE agli USA, esistono uffici per la pianificazione a lungo termine e in svariati paesi del mondo – dall’India all’Egitto, dagli Stati Uniti alla Danimarca, dalla Francia al Sudafrica – sorgono sempre più istituti dedicati ai futures studies, un settore di studi multidisciplinare che fonde sociologia, politologia, economia, studi della scienza e la tecnologia, che elaborano scenari predittivi, al fine di individuare politiche volte alla realizzazione di scenari futuri migliori di quelli attuali.

Un centro di futures studies deve rappresentare il punto di contatto tra il mondo imprenditoriale e finanziario, quello della politica e il mondo della ricerca.

Il compito che l’IIF si prefigge non è solo quello di limitarsi a studiare ed analizzare i diversi possibili futuri, ma di aiutare a costruire il miglior futuro possibile per il nostro pianeta.

L’Italian Institute for the Future IIF nel 2013 ha iniziato la pubblicazione di “FUTURI”, una rivista trimestrale totalmente dedicata allo studio scientifico di ciò che verrà.

Durante la presentazione della rivista “FUTURI”, che si è tenuta a Roma lo scorso 28 marzo 2015, ho avuto la possibilità di intervistare il dott. Roberto Paura, presidente dell’Istituto IIF ed inoltre ascoltare il prezioso intervento della dott.ssa Fabiola Riccardini, dirigente di ricerca presso l’ISTAT del progetto benessere sostenibile e sviluppo sostenibile e coordinatore del gruppo sostenibilità della commissione scientifica BES - benessere equo e sostenibile.

La dott.ssa Riccardini, in sintesi, nel suo discorso sul tema degli studi scientifici del futuro ha affermato: “Conoscere i cambiamenti in atto è fondamentale per formulare politiche adeguate e per farlo si rende necessario misurare ciò che realmente conta per lo sviluppo umano. Tutto questo assume maggior importanza ora che la comunità internazionale sta delineando le caratteristiche per un progresso sostenibile da seguire dal 2015, con la revisione degli obiettivi di sviluppo umano presso le Nazioni Unite. Gli andamenti mondiali, presentati in corso dei lavori, evidenziano le interconnessioni e le interdipendenze tra paesi e popoli che influenzeranno i sistemi sociali, tecnologici ed economici, nonché quelli politici e ambientali del futuro.

Dall’analisi compiuta emerge l’evidente, crescente complessità, l’incertezza e i rischi che caratterizzano i fenomeni mondiali. Queste premesse stimolano la necessità di continuare il loro monitoraggio, per comprendere le determinanti di tali andamenti. I recenti scenari globali, con una crisi economico-finanziaria di dimensioni epocali, pur avendo colto la collettività di sorpresa, favoriscono tuttavia lo studio e la comprensione delle interrelazioni e degli impatti sui sistemi sociali, economici ed ambientali, che richiedono sempre un’analisi d’insieme. Inoltre, appare chiaro che esistono trade-off tra politiche diverse, quali quella sull’energia, sulla sicurezza, sulla protezione dell’ambiente e sullo sviluppo economico; comunque, finora, non sono state concepite per essere integrate fra loro, sia a livello nazionale che fra i diversi paesi del mondo.

L’analisi svolta non ha pretesa di essere esaustiva, pur perseguendo l’ obiettivo di costituire un primo passo verso la comprensione del mondo che abbiamo di fronte, ed incoraggiare un percorso di conoscenza, secondo linee che valuteremo in seguito. Il mondo scientifico continuerà a studiare le determinanti di questi macro cambiamenti, anche con la consapevolezza che quanto oggetto di studio oggi, sarà determinante per le scelte future. Le valutazioni dei cambiamenti globali prossimi costituiscono un fattore importante per le politiche e le determinazioni delle stesse, che sono pertanto influenzate anche da quello che si monitora.

Le negoziazioni politiche che si stanno effettuando a livello di Nazioni Unite, con la discussione dei nuovi obiettivi di sviluppo umano, costituiscono un’importante opportunità che non possiamo sottovalutare. Spetta ora ai politici, al mondo delle istituzioni, alle associazioni e a tutti i soggetti coinvolti nel processo, trovare soluzioni e promuovere azioni, che mirino al reale progresso dell’umanità. L’individuazione di indicatori specifici per la sostenibilità, nell’ambito delle misure del BES benessere equo e sostenibile, attivato dall’ISTAT nel 2011, rappresenta la risposta italiana, come quadro analitico, che deve essere alla base di politiche in grado di governare tale complessità, con l’obiettivo di un progresso condiviso.”

Nell’intervista che segue il dott. Roberto Paura, oltre ad aver illustrato l’istituto di cui è presidente, si è soffermato sulla presentazione della rivista “FUTURI”.

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Dott. Paura, vorrebbe parlarmi di “ITALIAN INSTITUTE FOR THE FUTURE”, all’interno del quale lei riveste la carica di Presidente?

L’Italian Institute for the Future è un centro di futures studies, il primo in Italia di questo tipo: il suo obiettivo, come quello di altre istituzioni del genere presenti nel mondo, è di effettuare studi e analisi sugli scenari di lungo periodo, con la finalità di anticipare i cambiamenti e le sfide del futuro e orientare le scelte dell’opinione pubblica e dei decisori politici verso gli scenari migliori per il nostro domani. È una realtà nata nel 2013 da un gruppo di giovani provenienti da diversi settori di ricerca e ambiti professionali, data la necessità di un approccio multidisciplinare allo studio dei futuri possibili.

Il vostro Istituto ha pubblicato “FUTURI”, una rivista trimestrale concepita allo scopo di divulgare le riflessioni, i pensieri, le analisi e i dibattiti afferenti ad uno scenario globale proiettato fututo. Il vostro obiettivo è quello di colmare una lacuna presente nel panorama editoriale italiano?

Nel nostro piccolo vorremmo contribuire, con “FUTURI”, ad incoraggiare un dibattito sulle prospettive di lungo periodo in Italia e a livello mondiale. Non esistono riviste o pubblicazioni di questo tipo nel nostro paese, dove del resto l’orizzonte temporale è sempre quello del breve termine, sia in ambito economico che politico. Ci ispiriamo al successo di riviste internazionali di grande importanza, come la francese Futuribles, l’americana The Futurist, o la danese Scenarios.

La rivista “FUTURE” si dedica sostanzialmente alla disciplina “ futures studies”, che a sua volta incrocia una commistione di studi socio-politici, economici, scientifici e tecnologici, per immaginare possibili scenari che riguardano il futuro della Terra. Quindi, studi di previsione per limitare i danni, oppure volti ad un miglioramento della qualità della nostra vita?

Entrambe le cose. Da un lato ci sono dei futuri che non possiamo più impedire, nonostante non siano affatto desiderabili: è il caso del cambiamento climatico, i cui effetti negativi già oggi stanno trasformando il nostro mondo e sono destinati a peggiorare le nostre condizioni di vita nei prossimi decenni, o dell’aumento della popolazione, la cui pressione sulle risorse esauribili del nostro pianeta sta diventando insostenibile. In questi casi, è necessario individuare le soluzioni possibili atte a mitigare le conseguenze negative, per adattarsi ai cambiamenti e limitare i danni. D’altro canto esistono, invece, diverse soluzioni che, adottate oggi, potrebbero portare la nostra società verso futuri migliori, più sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, con meno disparità. Noi non ci limitiamo solo a studiare i diversi scenari possibili, ma cerchiamo di proporre quelli che riteniamo migliori e di lavorare per realizzarli.

Pensa che in Italia siano maturi i tempi per la “scienza del futuro”?

Assolutamente sì. Oggi abbiamo a disposizione strumenti che negli anni ’60 o ’70, quando nacquero i futures studies, non esistevano. Innanzitutto i big data, dalla cui analisi possiamo trarre dei modelli e dei pattern utili a comprendere fenomeni di larga portata prima incomprensibili, e prevederne le trasformazioni. Ma anche nuovi modelli matematici, che possiamo applicare allo studio della società: dall’anticipazione delle crisi economiche alla previsione dei flussi migratori, della diffusione delle epidemie o dell’esplosione di conflitti locali. Dobbiamo evolverci verso una società anticipatrice, che prevenga i cambiamenti anziché subirli.

Vorrebbe parlarmi del suo staff di collaboratori?

Il nostro gruppo di lavoro è costituito completamente da giovani, con un’età media inferiore ai trent’anni. Non è un caso: in realtà è la nostra generazione quella che subisce maggiormente i danni di una mancata politica di lungo termine, ed è a noi che tocca impegnarci per migliorare la situazione. Collaborano con noi esperti di economia, demografia, innovazione sociale, aerospazio, intelligenza artificiale, cambiamento climatico, geopolitica.

Quale sarà il ruolo della statistica nella civiltà del futuro?

La statistica è uno degli strumenti principali dei futures studies. Anch’essa sta subendo una rapida evoluzione favorita dalla rivoluzione digitale. Il compito degli statistici oggi dev’essere quello di convincere la politica ad adottare un approccio data-oriented nella processione decisionale, in cui cioè ogni decisione politica venga presa sulla scorta di dati certi e analisi statistiche sugli effetti di lungo periodo.

Come immagina il nostro pianeta fra cinquant’anni?

Su orizzonti del genere è difficile fare previsioni, data la velocità del cambiamento scientifico e tecnologico. Ma qualcosa sicuramente già sappiamo: vivremo in un pianeta con una popolazione intorno ai 10 miliardi di abitanti, con una temperatura media superiore di almeno un grado rispetto ai livelli attuali, impegnata in un difficile passaggio da un’economia basata sui combustibili fossili a una fondata sulle energie rinnovabili, dal momento che il petrolio sarà esaurito. Assisteremo a profonde trasformazioni sociali accelerate da imponenti processi migratori, dall’invecchiamento della popolazione, dalla perdita dei posti di lavoro causata dall’automazione. Se oggi iniziamo a lavorare per mitigare gli effetti di questi cambiamenti, il mondo sarà pur sempre un buon posto dove vivere; se lasceremo che questi fenomeni evolvano in modo incontrollato, probabilmente rimpiangeremo l’epoca attuale.

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