Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Venerdì, 19 Agosto 2022

Enzo Foglia, la seconda g…

Lug 28, 2022 Hits:488 Crotone

Al Taormina Film Fest tri…

Lug 20, 2022 Hits:488 Crotone

La nuova raggiera in oro …

Giu 30, 2022 Hits:665 Crotone

Imparare a realizzare un …

Giu 22, 2022 Hits:686 Crotone

Sacro Cuore: una devozion…

Giu 20, 2022 Hits:718 Crotone

La Fondazione D’Ettoris t…

Giu 14, 2022 Hits:1039 Crotone

A scuola da Tolkien

Mag 21, 2022 Hits:1019 Crotone

100 anni dalla nascita dell'avvocato

A un secolo dalla nascita, dietro lo stile aristocratico e glamour, scrive Gazzetta Motori,tre decadi passate fra sfide durissime in un mondo rivoluzionato. Dalla “Dolce vita” agli anni di piombo, la marcia dei quarantamila e l’accordo con la General Motors. Valletta, De Benedetti e Romiti. La Fiat 127, la Panda, la Uno e la Punto. Ferrari, Lancia e Alfa Romeo

L'albero genealogico scrive la gazzetta motori,della dinastia Agnelli ha ramificazioni molto complesse. Per stare sul semplice, Gianni (all'anagrafe Giovanni) nacque il 12 marzo 1921 a Torino, secondo fra i sette figli di Edoardo. Dopo la morte del padre in quell'incidente aereo nel 1935, il nonno Giovanni ingaggiò un'aspra battaglia, anche giudiziaria, con la nuora Virginia Bourbon del Monte di San Faustino per la custodia dei nipoti, ma il tribunale li affiderà alla madre. Gianni, dopo l'educazione iniziale tramite precettore, nel 1938 si diplomerà al liceo classico D'Azeglio, come premio il nonno lo mandò in visita negli Stati Uniti, anche ad osservare le grandi fabbriche di Detroit. Sarà lui l'erede designato, Giovanni senior cominciò ad avviarlo al futuro da presidente. Il giovane proseguì gli studi nella facoltà di giurisprudenza.

Frequenta la scuola di cavalleria di Pinerolo (a testimonianza del radicamento sabaudo-piemontese della famiglia, e da lui stesso confermato nel '99, quando, in occasione del centenario della Fiat, disse che Torino doveva restare la ''capitale industriale'' italiana), partecipa alla seconda guerra mondiale in Russia e in Tunisia e ottiene una decorazione. 

Alla Fiat entra alla fine del periodo bellico come vicepresidente, quando l'azienda e' guidata con pugno di ferro da Vittorio Valletta, che procede alla ''normalizzazione'' e avvia la produzione di quei modelli di auto popolare che imporranno la casa torinese come vera protagonista della motorizzazione di massa in Italia. Di questi anni, in cui sul piano aziendale compare in secondo piano, si ricordano in particolare eventi privati, come il matrimonio nel 1953 con Marella Caracciolo, e sportivi, come il connubio con la Juventus (di cui Agnelli e' stato presidente dal 1948 al 1953).

Gianni Agnelli soffrirà' due gravi lutti: prima la scomparsa di Giovanni Alberto, Giovannino, il nipote - figlio del fratello Umberto - scelto per la successione alla Fiat, e poi quella di Edoardo, l'unico figlio maschio, morto nel novembre del 2000. Finita l'epoca Valletta, Gianni prende la guida della Fiat: nel 1963 diventa amministratore delegato e nel 1966 presidente. E' in questo periodo, in cui il gruppo sta rapidamente uscendo dalla dimensione nazionale per assumerne una mondiale, che Agnelli riesce a imporsi come leader di spicco: tanto nei momenti difficili come quello della grande crisi petrolifera e 'l'eclisse' dell'automobile quanto negli anni bui del terrorismo. E' proprio in quegli anni che la Fiat adotta uno slogan significativo: ''la volonta' di continuare'', e che Agnelli applica accentuando il suo ruolo nel mondo imprenditoriale.

Dal 1974 al 1976 viene chiamato alla presidenza della Confindustria per rilanciare l'organizzazione, ridare fiato all'impresa privata e riaprire il dialogo con i sindacati. Chiusa la parentesi confindustriale, l'avvocato torna a dedicare tutta la sua attività' alla Fiat, dalla quale partono dopo qualche tempo quei segnali che daranno il via ad un cambiamento radicale dell'atmosfera, con la ripresa della capacità' di governo delle fabbriche e il recupero di legittimazione sociale del ruolo dell'imprenditore e del profitto industriale. L'immagine di efficienza della Fiat, e quella personale di 'manager' di Gianni Agnelli - che non si stanca di difendere il capitalismo familiare - marciano di pari passo, in un continuo crescendo. La disponibilità' al nuovo e l'abilità' a muoversi al passo con i tempi sono le caratteristiche del binomio Agnelli-Fiat: il gruppo torinese e' all'avanguardia nelle scelte cruciali, come le nuove tecnologie basate sull'elettronica, i robot, l'innovazione; nella ricerca di partnership internazionali (culminata nel 2000 con l'alleanza strategica con General Motors), nella diversificazione dei campi di attività', pur confermando l'importanza dell'auto. Diversificazione che  ha avuto il suo acme quando, alleatosi con Edf e creando Italenergia, ha scalato Montedison ed e' entrato da protagonista nel business dell'energia.

Il cuore di Gianni, pero', e' sempre stato per l'auto, con la Fiat coinvolta nella piu' grave crisi della sua storia. Così' benché' malato, e talvolta assente per i controlli medici negli Stati Uniti, l'Avvocato e' sceso più' volte in campo per difendere il titolo e i vertici Fiat, ribadendo la bontà' e l'efficacia dei diversi piani di ristrutturazione del gruppo. E a lui si sono rivolti gli appelli dei lavoratori degli stabilimenti Fiat che, mentre al Lingotto si succedevano i vari amministratori delegati, in lui riconoscevano il principale interlocutore, perché' lui era uno che ''credeva nell' auto''. E se l'auto l'ha fatto soffrire, l'auto, quella rossa di Maranello, gli ha dato anche le ultime soddisfazioni. 

La Juventus è stato l'amore assoluto, «è la compagna della mia vita, soprattutto un'emozione. Accade quando vedo entrare quelle maglie in campo. Mi emoziono persino quando leggo sul giornale la lettera J in qualche titolo. Subito penso alla Juve». A 26 anni, il 22 luglio del 1947, ne diventa presidente, secondo della famiglia dopo il padre Edoardo, in carica dal 1923. Resta alla guida della società fino al 1954 (con due scudetti vinti), ma il legame resterà fortissimo: «La Juve è per me l'amore di una vita intera. Motivo di gioia e orgoglio, ma anche di delusione e frustrazione, comunque emozioni forti, come può dare una vera e infinita storia d’amore»

La Ferrari è stato l'altro grande amore dell’Avvocato. Una passione, questa sì, che poteva condividere: «Non tutti gli italiani tifano per la Nazionale, mentre tutti gli italiani e il cinquanta per cento dei non italiani tifano Ferrari». È ancora così. E naturalmente era grandissimo l’amore dell’Avvocato per Michael Schumacher. Più volte ne sottolineò il costo («Abbiamo preso questo tedesco mi è molto caro, nel senso che mi costa carissimo... ma ne vale la pena»). Dopo averlo ingaggiato nel 1996, riferendosi alla gestione tecnica del team, disse: «Certo, se ora non vincono con Schumacher è colpa loro...». Non accadde. Schumi con la Rossa vinse 5 titoli. L'Avvocato aveva visto giusto.

L'Avvocato e' scomparso dopo che la Ferrari, con Schumacher, aveva sbancato negli ultimi due anni la Formula Uno. E con la Juventus, la 'vecchia signora' del calcio italiano che, dopo quattro anni, era tornata a fregiarsi dello scudetto tricolore.

Attento osservatore della politica nazionale e internazionale (non solo per gli sviluppi economici, ma anche per gli aspetti sociali), come il nonno era stato nominato senatore a vita. Una carica che sempre ha puntualmente onorato dai banchi di Palazzo Madama, così' come non si e' mai sottratto, con toni misurati, ai commenti politici. Habitue e discreto dei luoghi cult della mondanità' internazionale, ha impersonato anche mezzo secolo di eleganza italiana, negli austeri saloni di corso Marconi a Torino così' come sul molo di Capri. Ma, per la sua attività' in Fiat, che ha costituito l'impegno di una vita, Gianni Agnelli e' stato e resta - per usare le parole del New York Times - soprattutto ''sinonimo del business italiano''. Quella dell''avvocato', infatti, non e' stata una semplice storia di eredità' familiare, ma una vera e propria 'carriera' vocazionale, che gli aveva fatto conquistare un ruolo 'carismatico' al di là' del peso rilevante delle aziende di famiglia nel sistema economico nazionale.

Ho avuto l onore di conoscerlo e stato un 2 giugno la festa della Repubblica nei giardini del Quirinale. Erano gli inizi della mia carriera e ho avuto sempre una impressione molto bella, l'ho incontrato per lavoro ed e stato molto cordiale con me, per lui all'epoca ero del lobby Ellenico e ha sempre scherzato con questa battuta....quando l'ho rivisto in varie occasioni...

 

Fonti ansa / corriere della sera / gazzetta motori

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI