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Giovedì, 15 Aprile 2021

Dalla “Questione meridionale” ad una valorizzazione delle risorse umane

Un recente Rapporto dell’Istat ha sintetizzato alcuni dati economici di confronto fra le grandi regioni italiane. Ebbene, nel 2013 il Pil per abitante era di 33,5mila euro nel Nord-Ovest, 31,4mila nel Nord-Est e 29,4mila nel Centro. Questi mostrano una certa disparità modesta. Quando si passa, invece, alla lettura del dato del Mezzogiorno si entra in un vero e proprio “distacco territoriale”: il Pil pro-capite scende, infatti, a 17,2 mila euro. Si tratta di un livello inferiore del 45,8% rispetto a quello della media del Centro-Nord. A questo punto, noi diciamo che non solo siamo di fronte a differenze insostenibili, ma a differenze, anche, che tendono a crescere, visto che, in particolare, le cadute di occupazione più pesanti, durante il periodo della crisi, sono proprio registrate nel Mezzogiorno. Pertanto, è necessario che la “Questione Meridionale” venga messa a centro della Politica nazionale, creando, in primis, una valorizzazione delle risorse umane, già esistenti, affinchè, non emigrino, alla ricerca di un lavoro, nel Centro-Nord del Paese Italia o, addirittura, in altri Paesi esteri. E dulcis in fundo, noi riteniamo che solo da una valorizzazione delle risorse umane esistenti, può costruirsi la base della ripresa del Mezzogiorno e dell’intero Paese.

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