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Lunedì, 16 Dicembre 2019

La criminologia dinamica

Il movimento per il neorinascimento della giustizia MOV.RIN.GIU, fondato dal giudice drammaturgo Gennaro Francione, ha organizzato e parteciperà,  insieme al biologo forense Eugenio d’Orio, al convegno dal titolo "CRIMINOLOGIA DINAMICA PER UNA NUOVA ALLEANZA TRA SCIENZA E PROCESSO", che si terrà il 17 settembre 2019 a Roma  presso la  Cassazione.
Gennaro Francione è un magistrato di Torre del Greco (Napoli) e vive a Roma. Scrittore, drammaturgo, attore e regista di teatro internazionale ho rappresentato le sue opere teatrali in Italia e all’estero; è Membro Accademico dell’Internationale Burckhardt Akademie ed ha fondato l’EUGIUS (Unione Europea dei Giudici Scrittori) ma anche le Avanguardie del Diritto  per creare una nuova generazione di magistrati creativi che applichino la disciplina giuridica finalizzata ad una Giustizia "giusta", in quanto  pronti a recepire le novità “rivoluzionarie” dell’esegesi a favore dell’uomo debole, secondo i principi sanciti nell’art. 3 (2° comma) della Costituzione.
Il volume di riferimento è "TEMI DESNUDA" (VADEMECUM PER CREARE UNA GIUSTIZIA GIUSTA (Herald editore Roma 2015), curato da Francione e da lui scritto,  insieme a Ferdinando Imposimato e Paolo Franceschetti, con interventi in pre e postfazione di Saverio Fortunato e Antonietta Montano.

Ogni giorno assistiamo a fatti di cronaca sconcertanti, casi di femminicidio, omicidi senza colpevoli, persone scomparse e processi penali interminabili e farraginosi, talvolta costruiti su basi indiziarie. Vorrebbe parlarmene?

In questi ultimi anni alcuni eclatanti casi giudiziari (Meredith Kercher, Melania Rea, Elena Ceste, Guerina Piscaglia, Roberta Ragusa, Yara Gambirasio, Sara Scazzi, Chiara Poggi etc.) hanno portato alla ribalta degli indiziati che continuano, seppur arrestati, a proclamare la loro innocenza.
La mancanza di prove certe e il fondarsi dei processi su elementi puramente indiziari hanno generato un pullulare in rete e nei social di gruppi contrapposti fra  innocentisti e colpevolisti.
Un vero e proprio cult, dove tutti diventano giudici, criminologi, esperti, alimentati da un pervasivo  sistema mediatico; in particolare, quello televisivo  dedica il 70 % della propria programmazione alla materia noir.

Quali sono le finalità perseguite dal Movimento per la neorinascita della giustizia?

Il Movimento sta girando l’Italia con una serie di convegni in varie città, fra le quali Roma, Caserta, Crotone, Viterbo, Palaia-Agliati, Napoli, Milano, Verona, Lucca, Firenze, dove si sono avuti interventi di addetti ai lavori, personaggi emblematici (Raffaele Sollecito, procuratore Piero Tony, avv. Giuseppe Lipera difensore di Contrada, Ronzoni amico di Bossetti); infine, delle istituzioni particolarmente interessate alla costruzione di una giustizia giusta (Regione Basilicata, Provincia di Crotone, Comuni di Caserta, Palaia, Corsico, Firenze). Il nostro compito primario è di trasmettere la visione di un mutamento radicale della giustizia fondandola sul processo scientifico, mettendo  al bando quello indiziario che ha un altissimo rischio di mettere dentro innocenti.

Seguiranno altri convegni sul tema?

Certamente e saranno sempre volti a verificare le problematiche connesse al processo indiziario, in cui l'apparato investigativo dovrebbe mettersi alla ricerca di prove fortissime ed incrociate, elementi fondanti del giusto processo, per arrivare alla condanna di sicuri colpevoli e non di persone innocenti.

Ho letto che lei, insieme al biologo forense dott. Eugenio D’Orio, già operante presso l’Università di Copenaghen,  ha elaborato la teoria della "Criminologia Dinamica", che ribalta il processo indiziario a favore di un processo popperiano basato su prove fortissime, sfruttando i più recenti background tecnico-scientifici provenienti dalla ricerca. Esattamente, di cosa si tratta?

Il progetto è stato approvato anche dal direttivo della Crime Unit dell'Università di Copenhagen ed è stato presentato al Congresso di Vienna "Increasing security solving Crime".
La teoria è stata espressa compiutamente nel mio libro, scritto insieme ad Eugenio D’Orio, dal titolo  CRIMINOLOGIA DINAMICA. LA VIA DI POPPER AL DNA (Nuova Editrice Universitaria – Roma 2019), con  prefazione di Eraldo Stefani e  postfazione di Massimo Pezzuti. La copertina è del photoreporter Maurizio Riccardi.
Il metodo rigoroso popperiano porta ad escludere che il processo possa essere costruito su indizi,  essendo necessarie prove inconfutabili ed incrociate, poiché scoprire gli autori dei delitti è tutt'altro che semplice; fa parte della letteratura gialla affermare  che non esiste il delitto perfetto. Esiste e come  e la giustizia annaspa alla ricerca di colpevoli a tutti i costi per dimostrare la sua operatività.

Su un’idea del professor Ferdinando Imposimato, lei  ha creato la TAVOLA DELLE PROVE LEGALI. Per procedere a giudizio di merito il giudice deve avere davanti prove, non indizi. Tali elementi sono individuabili nella tavola da voi elaborata?

In effetti, la Tavola delle prove legali costituisce un valido supporto in tal senso. Noi dobbiamo pretendere non solo la confessione e/o la pistola fumante, perché prove forti sono anche intercettazioni telefoniche inequivocabili, testimonianze nette incrociate, percorsi ricostruiti con telecamere a circuito chiuso, marcature post delictum con microspie, sistemi informatici a prova di bomba, come Mytutela per inchiodare comunicazioni incriminanti, uso di data base, di informatica ed algoritmica investigativa, uso delle neuroscienze, rilievi scientifici fatti come si deve e sicuri al 100 % . Non certo come nei casi Cogne, Melania Rea, Meredith, Gambirasio. Per non parlare di Ceste, dove non si sa nemmeno come è morta la donna, o Guerina Piscaglia e Roberta Ragusa, delle quali non sono stati  trovati addirittura i corpi, non potendo affermare se siano morte e, in tal caso, se siano state uccise, come e da chi.

Se non si procede per prove forti, non si potrà fare altro che innescare processi indiziari a carico di presunti colpevoli, tenendoli comunque fuori dalla prigione. Se poi gli indizi non portano a prove gravi precise e non  discordanti, il processo è fallito nella sua finalità.

Il processo indiziario  previsto dall'ordinamento giuridico come andrebbe ristrutturato, o modificato dal suo punto di vista?
Innanzitutto è irrazionale, in quanto di per sé crea sempre un ragionevole dubbio,  tant'è che nei casi eclatanti si crea sempre il partito dei colpevolisti e quello degl'innocentisti, mancando, quindi, a monte la certezza del verdetto finale. Noi ci battiamo per far dichiarare l'incostituzionalità del processo indiziario. Anche perché contro l'espressione della norma, quello che doveva essere un processo eccezionale è diventato la regola, in cui  il soggetto più debole diviene spesso il capro espiatorio di turno.

In definitiva, per arrivare al processo giusto è necessario che il diritto proceda di pari passo con il rigore scientifico degli esperti, operando popperianamente alla ricerca di prove fortissime.  Gli indizi andrebbero ridimensionati allo stato di mere congetture, catalogandoli inefficaci qualora si verifichi che, posti in comparazione con altre elaborazioni, non conducano al medesimo risultato. Per una giustizia scientifica abbiamo coniato con D’Orio  il motto: “Vento in Popper!”.

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