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Mercoledì, 16 Agosto 2017

E' morto Jannis Kounellis: l'artista antidivo

Si è spento a Roma all'età di 80 anni l'artista greco di nascita, ma romano di adozione Jannis Kounellis, uno dei più grandi esponenti dell'Arte Povera. Egli giunge giovanissimo nella Capitale, dove frequenta l'Accademia delle Belle Arti sotto la guida di Maestri d'Arte del calibro di Toti Scialoja, Franco Gentilini, Mino Maccari e Ferruccio Ferrazzi.
Il suo debutto nel 1960 alla Galleria Tartaruga, dove presenta la serie pittorica degli Alfabeti.
In tutta la sua produzione artistica si è sempre avvertita una certa sofferenza per la lontananza dal paese che gli ha dato i natali, tema ricorrente che ha conferito una personalissima connotazione alle sue opere.
Proprio in questi giorni si concluderà la mostra che il "Musma" Museo della Scultura di Matera gli ha dedicato per rendere  omaggio ancora una volta alla sua elevata cifra artistica.
La mostra, curata da Tommaso Strinati, consiste in  un'installazione con 14 disegni e racconta l'affascinante, singolare e complesso percorso umano ed artistico di Jannis Kounellis, pittore e scultore nato al Pireo il 23 marzo del 1936, al quale va riconosciuto il merito di aver cambiato i canoni di riferimento dell'essere artista.
Egli ha percorso tanta strada prima di imporsi nel panorama contemporaneo; tuttavia, ha saputo conservare una certa umiltà, tanto da disprezzare la definizione di "mito".  Un antidivo per definizione, dai modi assolutamente garbati e dalla voce bassa e suadente, che amava presentarsi agli eventi pubblici in modo assolutamente informale, con i suoi lunghi capelli brizzolati e gli inconfondibili baffi.
Pittore e scultore da sempre innamorato del teatro, le sue opere sono vere e proprie scenografie teatrali.
Pur prediligendo l'utilizzo del legno, in quanto elemento naturale che ben rappresenta l'Arte Povera, la sua produzione artistica si ricorda anche per altri elementi minerali e naturali, fra i quali il piombo, i fiori, la terra e i sacchi di iuta riempiti di carbone e per le ambientazioni decisamente inusuali delle sue rappresentazioni artistiche, quali  fabbriche, cantieri, boschi; il tutto per indagare in profondità sul rapporto uomo-natura.
Kounellis riteneva che il più grande segreto dell'arte fosse quello di continuare a rinnovarsi e stupire e il suo studio è sempre stato dedicato alla ricerca in tal senso. Appassionato estimatore dell'Arte italiana, da Tiziano a Caravaggio, egli è riuscito a coniugare la tradizione con il contemporaneo ed ha vissuto intensamente un'importante stagione artistica nella Roma degli anni '70 accanto a Mario  Schifano, Tano Festa, Mario Ceroli e Renato Mambor.
In questi decenni tante città italiane, capitali europee ed internazionali gli hanno dedicato mostre personali o retrospettive di successo.
Questo artista, benchè riconosciuto come uno dei Maestri dell'Arte Povera, nel suo percorso ha sperimentato anche altre modalità espressive; dopo il movimentato periodo degli anni '70, nel decennio successivo l'utilizzo di materiali antichi evoca la nostalgia per il mondo arcaico, in un'accezione mitologico-simbolica.
La sua arte, in continua evoluzione e ricerca, trova una sintesi nel 1969, quando presso la Galleria L'Attico di Roma espone un'opera senza titolo, ovvero 12 cavalli vivi, per rappresentare il conflitto tra arte e natura e nel contempo continuare a sorprendere, sempre, nella vita ed ora oltre la vita...

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