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Ripresa del Mezzogiorno difficile con i giovani in fuga

Negli ultimi 15 anni (Cfr. ultimo Rapporto Svimez) circa 200mila laureati meridionali hanno, abbandonato il loro territorio. Quello dei “cervelli in fuga”, ad onor del vero, è un grave problema per l’Italia, nel suo complesso, ma gli effetti diventano devastanti, nel Mezzogiorno che, così, risulta gravemente impoverito di risorse intellettuali, di alto livello, in grado di dare un contributo qualificato al processo di crescita dei territori, già, strutturalmente svantaggiati. Nel particolare, medici ed insegnanti sono alcuni dei protagonisti della nuova presenza meridionale nelle città dell’Italia del Centro-Nord. A questo punto, vediamo quali possono essere le cause della mancanza di attrazione di lavoro nel Sud, da parte dei giovani laureati e dei talenti. Dal Rapporto annuale dell’Eurispes è emerso questo “rebus dell’occupazione”: precarietà, mancata sicurezza sui luoghi di lavoro, contratti irregolari, caporalato, sfruttamento minorile. Ma c’è di più. Sempre l’Eurispes ha fatto questi accertamenti negativi nel mondo del lavoro meridionale: ”In tema di “lavoro nero” la maglia nera spetta al Sud(Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia), dove si concentrano il 22% dei lavoratori in nero, rispetto al 18,2% del Nord e al 17,7% del Centro. Questa è una fotografia chiara di un Mezzogiorno impoverito delle sue risorse umane e “prigioniero” di un mercato del lavoro tanto asfittico, quanto di basso livello qualitativo, quindi, di conseguenza, non attrattivo per professionalità, ad esempio, più innovative. In realtà, dobbiamo dire, senza mezzi termini, che le “ricette meridionaliste”, delle quali, sempre parla, la politica nazionale ignorano, nei fatti, l’impatto negativo della fuga dei laureati e dei talenti, sul futuro, del territorio meridionale.

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