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Sabato, 11 Luglio 2020

Immigrati, Lesbo torna a bruciare

Lesbo torna a bruciare. Centinaia di immigrati, la maggior parte pachistani e bengalesi, hanno attaccato il centro di accoglienza dell'Unione europea a Moria dove sono stati accesi dei fuochi per protestare contro la lentezza delle procedure per esaminare le richieste di asilo. 

Decine di migranti hanno attaccato e dato fuoco ad una struttura Ue che gestisce le domande di asilo sull'isola greca di Lesbo. La rabbia è esplosa durante una protesta per i ritardi con cui vengono gestite le domande di asilo. La polizia ha detto che circa 70 persone, in maggioranza pakistani e bengalesi, hanno prima lanciato pietre e poi hanno appiccato il fuoco a parte della struttura del campo Moria.

Nessuno è rimasto ferito ma tre prefabbricati sono seriamente danneggiati. Ventidue migranti sono stati arrestati.

Nei giorni scorsi il governo greco ha adottato un documento nel quale si sottolinea la necessità di far calare il numero dei rifugiati presenti a Lesbo. Lo scorso 8 ottobre i funzionari ellenici, riunitisi ad Atene per discutere della crisi migratoria e di come gestire le migliaia di immigrati giunti sull'isola di Lesbo, hanno concordato che le strutture in loco vanno ristrutturate, diminuendo il numero degli stranieri ospitati e velocizzando le procedure di asilo.

La municipalità di Moria, sull'isola di Lesbo, riceverà finanziamenti come ricompensa per i danni subiti dalla presenza di rifugiati nell'area. Verrà inoltre costantemente monitorato il flusso di migranti in arrivo dalle coste turche. Attualmente, le strutture di Lesbo ospitano quasi 6mila immigrati, sebbene il limite massimo stabilito dovrebbe essere di 3.500 persone, in base alle disposizioni del governo ellenico.

Il quotidiano Le Figaro scrive che 1.250 poliziotti sono stati mobilitati per garantire la sicurezza durante l'evacuazione, che secondo le previsioni dovrebbe durare una settimana. I residenti dei comuni che dovranno accoglierli - Allex, Saint-Denis-de Cabanne, San Brevin, sono quelli citati dal giornale - hanno protestato in tutto il Paese contro il loro arrivo. Ma non tutti vogliono rimanere in Francia. Come Ehsan, un afgano di 20 anni, scrive la corrispondente del Guardian, che sta per partire per l'Italia.

A Lesbo decine di migranti hanno attaccato e dato fuoco ad una struttura Ue che gestisce le domande di asilo sull'isola greca. La rabbia è esplosa durante una protesta per i ritardi con cui vengono gestite le domande. La polizia ha detto che circa 70 persone, in maggioranza pakistani e bengalesi, hanno prima lanciato pietre e poi hanno appiccato il fuoco a parte della struttura del campo Moria. 

Dalla Grecia alla Francia e l Italia e in "lotta continua" frasi di altri tempi con il problema immigrazione selvaggia, con il trasferimento di un gran parte di persone provenienti dalla Syria Iraq Pakistan Afganistan e medio oriente al territorio Europeo..

E mentre a Lesbo attaccano i uffici UE, in Italia stanno arrivando circa 4292 migranti che giungeranno oggi in diversi porti italiani dopo i salvataggi tra le coste del Nordafrica e quelle siciliane. Il mercantile Tanker Okyroe giungerà ad Augusta, con 758 persone; la nave Siem Pilot, con 1.117 migranti e 17 salme è giunta a Palermo; la nave Dignity I, con 552 persone e una salma arriverà a Trapani; la nave Werra giungerà con 857 migranti a Messina; la nave Corsi con 358 migranti arriverà a Crotone; la nave Beckett con 650 migranti giungerà a Pozzallo. a nave Aquarius giungerà domani a Taranto con 520 migranti. Nel canale di Sicilia in attesa di altri salvataggi restano la nave Dattilo che ha già a bordo 434 migranti, la nave Iuventa con 278 migranti a bordo, la nave Rio Segura con 117 persone raccolte davanti le coste libiche. 

L'Italia con i migranti "fa la sua parte in modo civile, ma naturalmente non lo possiamo fare da soli: deve essere molto chiaro che questo è anche un messaggio all'Europa", ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, all'aeroporto di Fiumicino dove ha accolto altri 75 profughi siriani giunti da Beirut grazie al progetto pilota dei 'corridoi umanitari'.

Intanto e' in corso dall'alba lo sgombero della 'Giungla' di Calais. Alle 6:15 circa sono giunti i primi autobus nell'insediamento nel nord della Francia dove vivono da 18 mesi fra i 6.400 e gli 8.300 migranti. "Tutto si sta svolgendo normalmente, in modo organizzato e metodico", ha detto il prefetto del Nord-Pas-de-Calais, Fabienne Buccio, intervistata da BFM-TV. Per ora, ha aggiunto la Buccio, sono partiti "17 pullman con 711 migranti a bordo. Altri tre bus stanno per partire".

Nessuno è rimasto ferito ma tre prefabbricati sono seriamente danneggiati. Ventidue migranti sono stati arrestati. Anche il centro di accoglienza e orientamento di Loubeyrat, nel dipartimento francese del Puy-de-Dome, destinato ad accogliere una parte dei migranti evacuati dalla tendopoli di Calais, è stato colpito questa notte da un tentativo di incendio doloso:. L'edificio era vuoto in quel momento e i pompieri sono intervenuti rapidamente

Mentre è in corso lo sgombero di oltre 6.000 persone dalla cosiddetta Giungla di Calais, Medici Senza Frontiere - che lavora nella Giumngla dall'inizio dell'emergenza - esprime preoccupazione per le persone più vulnerabili, i minori non accompagnati e quanti tenteranno ancora la traversata o vivranno in condizioni di precarietà nei prossimi mesi. "Lo smantellamento di Calais era inevitabile - afferma Loris De Filippi, presidente di Msf - non era pensabile in un paese come la Francia che migliaia di persone, tra cui centinaia di minori non accompagnati, venissero lasciate per anni a vivere in condizioni così indegne e pericolose. 

Ma lo sgombero non risolverà la situazione delle persone, di cui molte in fuga da conflitti e regimi autoritari, che cercano disperatamente di raggiungere l'Inghilterra per riunirsi alle proprie famiglie e che continueranno a tentare la traversata. E siamo preoccupati per tutte le persone che si costruiranno ripari di fortuna in altri siti nel nord della Francia, in una regione dove la temperatura invernale scende molto al di sotto dello zero". Una preoccupazione specifica riguarda i minori. Msf riporta un censimento dell'organizzazione francese Ftda del 12 ottobre, secondo il quale nel campo di Calais vi erano 1.291 minori non accompagnati, in media tra i 14 e i 18 anni (il più giovane 6 anni), che rimarranno a Calais finché non verrà accertata la loro situazione.

Intanto un altro problema della immigrazione selvaggia al nostro Paese : Su delega della Procura di Catania, la Polizia di Stato ha eseguito un'ordinanza cautelare nei confronti di 15 nigeriani accusati di avere gestito una tratta di giovanissime connazionali che avrebbero "reclutato, introdotto, trasportato e ospitato" in Italia per "costringerle ad esercitare la prostituzione". 

Sono indagati, a vario titolo, di associazione per delinquere, tratta di persone con l'aggravante della transnazionalità e di induzione e sfruttamento della prostituzione. Indagini della Squadra Mobile di Catania hanno evidenziato l'esistenza di più organizzazioni criminali - con basi in Nigeria, Libia, Catania, Campania ed in altre città del Nord Italia - che secondo l'accusa reclutavano in Nigeria giovani donne che, dopo essere state sottoposte a rito vudù ed avere contratto un debito, venivano trasferite dapprima in Libia, quindi condotte a bordo di imbarcazioni in Italia.

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