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Giovedì, 21 Ottobre 2021

L'ambasciatore greco: minacce contro l'anima dell'Europa

La Commissione Ue valuterà se accordare all'Italia la flessibilità per le spese per i migranti "in primavera", e la valutazione si farà "caso per caso ed ex post sulla base di spese fatte": così un portavoce della Commissione U.E risponde a chi gli chiede se Bruxelles risponderà questa settimana, come auspicato dal premier Renzi dopo l'incontro con la Merkel, alla richiesta di flessibilità sui migranti, vale a dire l'aumento del rapporto tra deficit e pil per far quadrare i conti della legge di Stabilità.

La Commissione ha già chiarito "a dicembre" che i contributi nazionali al fondo di 3 mld di euro per la Turchia "non vengono tenuti in conto nel calcolo del deficit ai fini del Patto di stabilità e crescita". Lo ha detto il portavoce dell'esecutivo europeo, Margaritis Schinas, che ha ricordato come tale dizione è "nella nota della Commissione inserita negli accordi" tra i 28 quando è stato raggiunto l'accordo al vertice di dicembre.
In Europa la cultura dell'austerity è ancora forte, e manca un meccanismo di aggiustamento simmetrico, quando invece, perché sia vera unione, "dobbiamo introdurre meccanismi che distribuiscono l'impatto degli choc". Così il ministro dell' Economia Pier Carlo Padoan col Messaggero in un colloquio in apertura di prima pagina.
Secondo il ministro, che ritiene inoltre siano stati sottovalutati gli impatti della riforma sui salvataggi delle banche, "la responsabilità di bilancio non è un concetto sbagliato, e l'Italia si sta dimostrando molto responsabile".
Intanto interviene l Ambasciatore di Grecia in Italia Themistoklis Demiris con una intervista  sul quotidiano La Stampa e spiega le problematiche e le minacce che arrivano come la definisce lui al anima del Europa anche dal selvaggio arrivo dei profughi in Grecia :
La crisi profughi mette alla prova il progetto europeo, e non solo perché, come accaduto con la crisi finanziaria, ha trovato l’Ue impreparata. Ma soprattutto perché fa emergere atteggiamenti e mentalità ancora più corrosivi per la coesione europea di quanto lo è la  crisi stessa. Corrosivi, perché minano valori fondamentali e distruggono conquiste comuni  che definiscono quello che l’Europa rappresenta. Tali atteggiamenti provengono da coloro  che, cercando un capro espiatorio, spesso indicano la Grecia come parte del problema,  trascurando i veri parametri della crisi, i trattati e accordi europei, ma soprattutto le proprie 
responsabilità. 

La Grecia delle 3000 isole e della linea costiera più lunga in Europa, da più di un anno riceve ogni giorno 2.500 persone disperate, nella loro stragrande maggioranza in fuga per sopravvivere. E la Grecia della crisi, dell’enorme debito, dell’imposta austerità, della
disoccupazione senza precedenti, ha saputo salvare 108.000 persone e spendere 2 miliardi per accoglierle, affrontando in modo umano, solidale e dignitoso un fenomeno di dimensioni tali che nessun Paese è in grado di affrontare da solo

Tutti sono d’accordo che occorre una soluzione europea comune. Ma in realtà quanto si impegnano tutti a questo? Quanto rispettano i trattati, gli accordi firmati, pur imperfetti, e i principi europei ma anche morali? Perché, prima di rivolgere rimproveri infondati, si deve riflettere sulle proprie responsabilità. In Grecia ci sono ormai due hotspot, uno in piena funzione ed uno sufficientemente operativo, mentre altri tre saranno pienamente operativi entro un mese.

Tuttavia, dai 66.440 trasferimenti di profughi dalla Grecia, previsti dal famoso meccanismo di relocation, solamente 104 sono stati effettuati. E mentre la Grecia finora ha messo a disposizione 25.000 alloggi, l’Ue, anziché i 16.000 promessi, ne ha messi solo 900. Inoltre, nonostante le varie concessioni ad Ankara, l’accordo di cooperazione ancora non funziona come dovrebbe - per dare un esempio, dalle ultime 65.000 persone sbarcate in Grecia dalle coste turche, solo 123 sono state riammesse. Quanto al promesso rafforzamento di Frontex per assistere le autorità greche, è ancora in ritardo, e lo stesso vale per Rapid.

Nonostante ciò, alcuni di coloro che non vogliono accogliere profughi, né allocare forze per le operazioni europee, né contribuire economicamente, nemmeno premere sulla Turchia, preferiscono dare la colpa alla Grecia e minacciare di chiudere le frontiere, di alzare muri sui nostri confini settentrionali, di espellerci da Schengen. O propongono di respingere con forza i migranti, o allestire campi per 400.000 immigrati nel nostro Paese. 

Accuse, minacce o idee di tal tipo non sono solo contro la Grecia o migliaia di profughi, ma soprattutto contro la stessa anima dell’Europa. Sono prive di base legale e morale. È  pericoloso sacrificare principi di base e minare sforzi comuni di decenni, per guadagni politici temporanei e brevi vantaggi elettorali. È estremamente pericoloso permettere ad una cultura che nega la solidarietà e l’equa condivisione degli oneri, di consolidarsi, puntando solo su interessi nazionali miopi, senza tener conto delle conseguenze. Meno 
male che ci sono voci come quella italiana, che mettono le questioni nella giusta prospettiva, salvando l’onore della politica e dell’Europa.
Sono 244 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo in meno di un mese del 2016. Lo ha detto venerdì il portavoce dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Joel Millman. La maggior parte di loro, 218 persone, sono annegate nel tentativo di attraversare il mar Egeo per dirigersi dalla Turchia verso le coste greche, "aumentando a un tasso allarmante", mentre le altre sono morte sulla rotta che porta dalla Libia all'Italia. Secondo l' Oim i migranti sbarcati quest'anno in Grecia sono finora circa 55 mila.

Secondo l'Oim, sempre dall'inizio dell'anno, un numero stimato di 55.528 migranti e rifugiati hanno attraversato il Mediterraneo per entrare in Europa. Il totale degli arrivi dal primo al 28 gennaio registra una media vicina ai 2 mila al giorno, cioè quasi quanto in tutto il mese di gennaio 2014. La maggior parte dei migranti e rifugiati è giunta in Grecia (52.055) mentre 3.473 sono arrivati in Italia. Anche la maggioranza dei decessi in mare è stata registrata tra le persone che tentavano di giungere in Grecia (218 morti dall'inizio del 2016), mentre 26 persone sono decedute mentre tentavano di raggiungere l'Italia.

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