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Giovedì, 25 Aprile 2019

La Francia ha richiamato a Parigi l'ambasciatore a Roma

La Francia ha richiamato a Parigi per consultazioni l'ambasciatore a Roma Christian Masset. Lo annuncia una nota durissima del Quai d'Orsay che parla di "attacchi senza precedenti dalla fine della guerra e senza fondamento" e "dichiarazioni oltraggiose" da parte del governo italiano. "Essere in disaccordo è una cosa, strumentalizzare la relazioni a fini elettorali è un'altra", aggiunge il ministero degli Esteri francese.

Una scelta dovuta "agli attacchi senza precedenti del governo italiano", dicono dal ministero degli Esteri di Parigi, "La campagna per le elezioni europee non può giustificare la mancanza di rispetto per ogni popolo o la sua democrazia. Tutti questi atti creano una situazione seria che mette in discussione le intenzioni del governo italiano nei confronti della sua relazione con la Francia. La Francia invita l'Italia ad agire per ripristinare il rapporto di amicizia e rispetto reciproco, in linea con la nostra storia e del nostro destino comune".

A irritare la Francia sono state le polemiche sollevate oggi dal Viminale per le continue incursioni da parte dei gendarmi francesi sui treni a Ventimiglia. Controlli che spesso causano ritardi significativi alla circolazione ferroviaria o accuse ai capotreno italiani di non rispettare le forze dell'ordine francesi. Ma anche l'incontro avvenuto nei giorni scorsi da i leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, con i gilet gialli. Una "provocazione inaccettabile", l'aveva bollata ieri Parigi.

Quello di oggi è solo il culmine di uno scontro che va avanti da mesi. Dai blitz a Ventimiglia e Bardonecchia al franco imposto alle ex colonie in Africa, dalle accuse sull'accoglienza, fino agli scontri per i conti in Europa.

Perché la Francia continua a sconfinare per controllare chi c'è a bordo e nel caso respingere nel nostro Paese gli immigrati irregolari. Nelle ultime ore è, infatti, tornato centrale nell'agenda dei due Paesi il mantenimento dell'ordine al confine. Ad alzare la voce è ancora una volta il ministero dell'Interno denunciando i soprusi e gli sconfinamentidegli agenti francesi. Una nuova occasione di frizione che non farà che incrinare ulteriormente i già difficili rappoprti tra Matteo Salvini e Emmanuel Macron.

"Questa volta - fanno sapere dal Viminale - si tratta del comportamento della polizia doganale di Parigi". Sempre più spesso, infatti, gli agenti d'Oltralpe salgono a bordo dei treni italiani, alla stazione di Modane, per effettuare operazioni di controllo su passeggeri e merci e tengono fermi i convogli a lungo. Il risultato? Una vera e propria concorrenza sleale. I fortissimi ritardi danneggiano, infatti, sia i viaggiatori sia le imprese. Ma non solo. 

Si registrano anche svariati problemi per i responsabili dei treni italiani: in alcuni casi i convogli sono partiti con i doganieri ancora a bordo scatenando così reazioni particolarmente stizzite da parte di Parigi. Il capotreno italiano, che ha dato il via libera alla partenza, rischia ora una misura detentiva doganale per "opposizione allo svolgimento delle proprie funzioni". Un reato punibile con un anno di reclusione e una multa da almeno 15mila euro. Il Viminale ha già contattato le autorità francesi pretendendo "rispetto e ragionevolezza". "L'auspicio - fanno sapere dal ministero dell'Interno - è individuare immediatamente un punto di equilibrio, uniformando le operazioni di controllo".

È da tempo che al Viminale tengono d'occhio i francesi per questo comportamento. I fari erano già accesi lo scorso ottobre quando la gendarmerie ha obbligato un africano, probabilmente del Mali, che viaggia senza biglietto e, soprattutto, senza documenti, a rientrare nel nostro Paese. "Lo straniero ha superato il confine dall'Italia - avevano tuonato i militari francesi in quell'occasione - e in Italia deve ritornare". Al suo rientro a Torino, l'immigrato era stato immediatamente consegnato alla Polfer e portato nel commissariato locale, ma Salvini aveva comunque tenuto il punto con Parigi portando all'attenzione dell'Eliseo "l'ennesimo episodio di arroganza". "Aggiungiamo un altro capitolo al lungo elenco di lamentele. L'Italia pretende rispetto", aveva commentato il vicepremier leghista ringraziando pubblicamente le nostre forze dell'ordine e i ferrovieri per "non aver abbassato la testa" davanti ai francesi.

Ora il faldone degli sconfinamente inizia ad essere davvero corposo. Da Ventimiglia a Bardonecchia, gli episodi continuano a sommarsi e i rapporti con Macron si fanno sempre più tesi. Anche perché dopo l'accordo firmato con Angela Merkel, il presidente francese è definitivamente uscito allo scoperto. Non che ce e fosse bisogno, ma adesso è chiaro a tutto che sta giocando una partita contro l'Italia.

Intanto il governo italiano è a caccia di alleanze internazionali. E nel tempo è sempre più chiaro che c’è solo un leader pronto a sostenere Roma e la linea politica della maggioranza di governo: Donald Trump. Non è un mistero che il presidente degli Stati Uniti consideri l’Italia un perfetto alleato per rompere gli schemi europei. Sia Roma che Washington, sotto le rispettive amministrazioni, hanno come obiettivo quello di colpire l’asse franco-tedesco. A entrambi i governi interessa concentrare gli sforzi sul Mediterraneo e il Medio Oriente in un’ottica di stabilizzazione. Ed entrambi i governi (per gli Stati Uniti non lo Stato profondo) apprezzano un maggiore dialogo con la Russia.

A fronte di queste convergenze, è chiaro che Italia e Stati Uniti siano due Paesi completamente diversi. Gli Usa sono la superpotenza: l’Italia è un alleato e, in ultima analisi, un partner che serve a Washington per migliorare i propri interessi. Interessi che però convergono per un intricato gioco di incastri con quelli italiani. Ed è per questo che da Roma è partita la corsa per prendere il posto di miglior alleato di Trump in Europa.

Un’alleanza che non è solo strategica e fra due Stati, ma anche fra due governi e fra partiti politici. Ed è proprio per questo che Lega e Movimento 5 Stelle hanno ingaggiato, nel tempo, una sfida per ottenere maggiore peso nel cuore della Casa Bianca e dello Stato profondo americano. Entrambi i partiti sanno di non essere apprezzati dall’establishment europeo. Ed è per questo che possono giocare la carta Trump, che in questa Europa ha interesse a costruire la sua rete politica di alleanze rappresentata da The Movement di Steve Bannon.

La questione della richiesta a procedere per il ministro del interno intanto va avanti : in un documento allegato alla memoria difensiva del totolare del Viminale consegnato alla Giunta per l'Immunità del Senato, il premier spiega la sua posizione: "Sulla Diciotti c'è stata "attuazione di un indirizzo politico-istituzionale che il governo ha condiviso". Ma proprio sul docmuento presentato da Conte si apre un dibattito spinoso all'interno della Giunta. Come riporta l'Adnkronos la stessa Giunta delle Immunità del Senato è stata aggiornata al termine dei lavori dell'Aula. Dovrà valutare la ricevibilita' delle memorie presentate dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dal suo vice, Luigi Di Maio, e dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

In un documento allegato alla memoria difensiva del totolare del Viminale consegnato alla Giunta per l'Immunità del Senato, il premier spiega la sua posizione: "Sulla Diciotti c'è stata "attuazione di un indirizzo politico-istituzionale che il governo ha condiviso". Ma proprio sul docmuento presentato da Conte si apre un dibattito spinoso all'interno della Giunta. Come riporta l'Adnkronos la stessa Giunta delle Immunità del Senato è stata aggiornata al termine dei lavori dell'Aula. Dovrà valutare la ricevibilita' delle memorie presentate dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dal suo vice, Luigi Di Maio, e dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

I documenti, secondo l'ex presidente del Senato, Pietro Grasso, sarebbero irricevibili e dunque dovrebbero essere trasmesse al Tribunale dei ministri. Sulla vicenda è anche intervenuto il vicepremier, Luigi Di Maio: "Noi siamo sempre stati contro qualsiasi tipo di immunità, ma questo è un caso specifico che coinvolge la decisione di tutto il governo. Non stiamo isolando il ministro, è una decisione presa insieme. Il Movimento sta leggendo le note e prenderà una decisione con grande serenità. Ovviamente, la decisione sarà corale e la prenderemo dopo il percorso dell’istruttoria", ha affermato ai microfoni di UnoMattina. Dopo una mattinata agitata il presidente Maurizio Gasparri ha dichiarato ammissibili i documenti che rigurdano Conte, Di Maio e Toninelli.

 

 

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