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Martedì, 18 Giugno 2019

Il viaggio di una promessa

In questa intervista incontriamo la scrittrice Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo. Nata a Teheran il 10 Agosto del 1977, è cresciuta in Italia, poiché nel 1978 è stata adottata da una famiglia lodigiana. Dopo una prima laurea in Lettere Moderne all’Università degli studi di Pavia, ha conseguito una seconda laurea in Lingue Orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, specializzandosi in Storia del Medio Oriente. In seguito ha conseguito una prima specializzazione in Storia del Medio Oriente Islamico e una seconda in Storia Armena, in particolare sulle cause del Genocidio. Dal 2009 risiede tra Italia e Turchia dove svolge l’attività di docente e ricercatore universitario.

Sin dall’adolescenza ha risieduto per periodi più o meno lunghi in vari paesi del Medio Oriente e del Caucaso, approfondendo lo studio della storia e delle lingue orientali. Al 2008 risale la sua prima pubblicazione, Le verità nascoste dell’Islam, un breve testo storico-politico riguardante le problematiche e i fraintendimenti tra Medio Oriente e Occidente. Nel 2012 esce il suo secondo volume intitolato Con gli occhi del cuore. Storia di una famiglia iraniana nella Persia dello Shah, che racconta le vicende della sua famiglia d’origine, intercalate agli avvenimenti che hanno condotto alla caduta dell’ultimo Shah di Persia, Mohammad Reza Pahlavi.

 Nell’ottobre 2018 esce il suo terzo volume intitolato Il viaggio di una promessa. Attraverso la storia di un popolo dimenticato: gli Armeni Nascosti dell’Anatolia (2018, Edizioni Divinafollia), un libro documentario che parte dal Genocidio Armeno del 1915 per descrivere le vicende di alcune famiglie armene intervistate dall’autrice. Essi sono i discendenti islamizzati del Genocidio del 1915 che nel privato delle proprie abitazioni portano avanti la propria lingua e cultura, ma pubblicamente si dichiarano musulmani, turchi e curdi per sfuggire alle vessazioni del Governo.

Come è nato il suo interesse per il Genocidio e le tragiche vicende del popolo armeno?

L’interesse per il Genocidio del popolo armeno è nato dal fatto che sin da piccola, mio padre, come ho raccontato anche nell’introduzione del libro, pur non avendo mai conosciuto un armeno in vita sua, mi parlava del Martirio di questo popolo, perciò dal periodo dall’adolescenza ho iniziato a studiare quel poco che fosse reperibile riguardo questo triste argomento.

Il suo avvincente libro “IL VIAGGIO DI UNA PROMESSA” (2018, Edizioni Divinafollia) è composto da toccanti racconti, che consentono al lettore di entrare in una tematica verso la quale solo in questi ultimi anni è stata posta una certa attenzione. Quali sono, a suo avviso, le motivazioni della disattenzione politica e sociale verso tale argomento?

In verità non si è mai parlato degli Armeni Nascosti dell’Anatolia, se non brevemente in qualche articolo specialistico; si tende a parlare principalmente del Genocidio, peraltro solo negli ultimi quindici anni più o meno, ma si tratta di due argomenti diversi. Tant’è che, nel momento in cui ho deciso di portare avanti questo mio progetto, mi sono trovata davanti al fatto che non esisteva nessun riferimento documentario riguardo ad esempio ai luoghi in cui si trovano. Pertanto, come un investigatore, ho dovuto cercare informazioni sulle famiglie e questo non è stato un ostacolo di poco conto. Non se ne parla perché, innanzitutto, è un problema scottante della Turchia contemporanea, che ancora non riconosce il Genocidio e quindi evita di parlare di coloro che sono i discendenti del popolo armeno, ma soprattutto perché gli stessi armeni della diaspora hanno teso fino a questo momento a parlare soltanto delle vittime del Genocidio, non considerando il fatto che ci sono più di tre milioni di persone che ancora vivono e ogni giorno cercano faticosamente di mantenere viva la propria cultura. Si tratta di un Genocidio Culturale, forse ancor più grave e deprecabile di quanto avvenuto nel 1915, poiché è certamente giusto ricordare le vittime, ma trovo sia ancor più doveroso ricordare coloro che ancora vivono e subiscono quotidianamente la privazione di potersi esprimere liberamente, essendo loro imposta la cancellazione della propria cultura e di conseguenza la negazione della loro stessa esistenza in terra turca.

Il suo percorso accademico in Lettere moderne e Lingue orientali, materie di chiara matrice umanistica, nasce da una naturale attitudine, che si unisce all’esigenza di conoscere ed approfondire le radici socio-culturali dei popoli?

Dopo le prime due lauree ho conseguito due specializzazioni, la prima in Storia del Medio Oriente e la seconda sulle cause del Genocidio Armeno, proprio perché il mio interesse è sempre stato lo studio della storia dei popoli, a cui, in seguito ai miei lunghi soggiorni in Medio Oriente e Caucaso, negli anni si è aggiunto anche l’interesse per i diritti delle minoranze etniche.

Quali sono le maggiori difficoltà incontrate nel creare le condizioni emotive ideali al fine di raccogliere le testimonianze di persone armene, che hanno vissuto direttamente, oppure hanno conosciuto attraverso i racconti di loro familiari, gli orrori del Genocidio?

La difficoltà maggiore è stata quella di rintracciare le famiglie, le quali essendo appunto nascoste e fingendosi nella vita pubblica turche o curde, sono spesso timorose nel parlare della loro storia e della loro esperienza. Nonostante ciò, sono riuscita a conoscere numerose famiglie che non solo mi hanno resa partecipe delle loro vicende, ma mi hanno trattato come una persona di famiglia,  aprendomi le porte delle loro case; un atteggiamento di un’umanità che non ho mai incontrato e che sin dall’inizio mi ha colpito e legata a loro.

Le sue pubblicazioni editoriali rappresentano forse un  ostacolo nei rapporti con un Paese come la Turchia, dove lei ha svolto, o tuttora svolge la professione di docente universitaria?

Sicuramente quello che ho fatto non raccoglierà i consensi di coloro che ancora cercano con ogni mezzo di cancellare dalla memoria collettiva la presenza armena e la sua storia in terra turca, al punto da portare avanti tutt’ora un Genocidio Culturale, ma ho agito al fine di far conoscere all’occidente una verità sconosciuta, che riguarda più di tre milioni di anime che ogni giorno rivendicano il proprio diritto all’autodeterminazione.

Fra le pagine, fa riferimento ad una legge, per la quale, fra l’altro, l’Unione Europea vorrebbe effettuare una revisione, che in buona sostanza non consente di parlare troppo liberamente della Turchia. Vorrebbe spiegare ai nostri lettori tale concetto?

Si tratta dell’art. 301 del Codice penale, il quale vieta di parlare di certi argomenti che possono ledere l’identità turca. Questo articolo è stato sfruttato per limitare la libertà di stampa e di espressione nel paese, e per portare avanti procedimenti contro gli intellettuali che contestavano la tesi ufficiale sulla questione armena.

Qual è stato l’impatto con il pubblico durante le presentazioni del libro?

Durante le presentazioni ho notato che il pubblico è rimasto sorpreso poiché più volte mi è stato detto che non era a conoscenza dell’esistenza dei discendenti, forzatamente islamizzati, del Genocidio Armeno. Sono contenta di essere riuscita attraverso il mio libro a raccontare e a trasmettere la storia di queste persone, che altrimenti sarebbe rimasta nascosta.

Progetti professionali ed artistici per il futuro?

Al momento sono molto impegnata con le presentazioni del libro, che mi sta dando numerose soddisfazioni, ma al contempo sto revisionando una serie di appunti raccolti negli ultimi anni e che costituiscono la base di partenza per il prossimo lavoro.

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