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L’Ue sta per affrontare la più grande sfida della sua storia

Edoardo Rixi, sottosegretario leghista, fa un appello al Movimento 5 Stelle, essendo preoccupato che la maggioranza al Governo non possa reggere.

Gli italiani si stanno stufando: "Tutti, ma anche io", precisa il sottosegretario leghista, che avvisa di come la pazienza della Lega si esaurirà prima o poi, dato che "da buoni cristiani porgiamo l'altra guancia, ma Cristo di guance ne aveva solo due".  

"Non c'è giornata senza che ci arrivino attacchi", specifica ancora il sottosegretario, che lamenta un cambiamento di atteggiamento da parte dei 5 Stelle, che ora "diffidano di tutti e hanno paura di tutto".

In un'intervista al Corriere della Sera, Rixi lamenta i continui attacchi da parte dei pentastellati, che sembrano contestare ogni provvedimento proposto dalla Lega: "Diamo fastidio ai poteri forti, ma se siamo divisi avremo molte più difficoltà. Se loro pensano che si possa governare così...".

Sembra che qualunque cosa proponga la Lega venga presa come una provocazione, come il decreto sicurezza bis che, assicura Rixi, "non è una provocazione, è uno strumento per dare più protezione a chi finisce sul mare. Disincentiva le Ong e tutti quelli che vogliono portare clandestini nel nostro Paese". E Matteo Salvini, in quanto ministro dell'Interno, deve occuparsene, perché è giusto che sia lui a controllare il territorio nazionale, "che è terra e mare".

E, la Lega continua a subire attacchi giornalieri, da parte dei partner di governo, che preoccupano per il futuro, dopo le elezioni europee: "Se permane la fiducia- spiega Rixi- il tema sarà nominare almeno un ministro, un sottosegretario e anche un commissario europeo, se si va a governare in Europa. Ma è folle arrivare a questo confronto con la vietnamizzazione del conflitto".  

Intanto le elezioni Europee saranno un ulteriore colpo per i partiti tradizionali. Per la prima volta, i due gruppi principali potrebbero non ottenere la maggioranza dei seggi. Gli ultimi sondaggi mostrano che il Partito popolare europeo e l’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici potrebbero vedere la loro quota di seggi scendere dal 54% di oggi ad appena il 44%. Ciò è dovuto al modo in cui la politica europea tradizionale viene sfidata con sempre maggior forza da una serie di partiti populisti che sostengono che l’Ue debba essere riformata se vuole rimanere rilevante e sopravvivere.

Rispetto a cinque anni fa, sono previsti aumenti in termini di voti per partiti come la Lega e il Movimento 5 Stelle in Italia, l’AfD in Germania, i Democratici Svedesi, il Partito Conservatore del popolo estone, Vox in Spagna, Diritto e giustizia in Polonia e Živi zid in Croazia. Mentre Nigel Farage e lo Ukip, che hanno svolto un ruolo decisivo per il voto in favore della Brexit, molto probabilmente non potranno partecipare a queste elezioni, i sondaggi indicano un’altra serie di risultati positivi per il partito di Marine Le Pen in Francia, il Partito della libertà in Austria e il movimento di Viktor Orban in Ungheria. In altre parole, il populismo non sta scomparendo, sembra invece sempre più radicato.

I populisti non saranno i soli vincitori. Anche altri sfidanti otterranno buoni risultati. L’ascesa di movimenti come i Verdi in Germania, Ciudadanos in Spagna e la probabile crescita elettorale di alcuni partiti di estrema sinistra mostrano come le principali ideologie che hanno governato gran parte dell’era post-bellica siano sotto attacco da tutti i fronti. Questi cambiamenti rivelano come la politica europea sia sempre più polarizzata e frammentata poiché un numero sempre maggiori di partiti ideologicamente distinti competono per il potere. È improbabile che l’Europa possa presto assistere a un ritorno di governi forti, stabili e ideologicamente coerenti. E questo, a sua volta, renderà più difficile per l’Ue attrarre investitori, preoccupati per la volatilità e l’instabilità politica che stanno colpendo le società europee. Questa situazione potrebbe facilmente diventare un circolo vizioso a cui pochi politici sembrano poter dare risposta.

Molti liberal in Europa sostengono che si tratti di «vecchi bianchi arrabbiati» che presto moriranno. Ma un gran numero di sostenitori dei partiti populisti ha meno di 40 anni, come nel caso dell’Italia, dove la Lega ottiene consensi distribuiti in maniera abbastanza equa tra persone appartenenti a generazioni diverse. Questa realtà non è solamente un sottoprodotto della crisi finanziaria: quasi vent’anni di ricerche hanno infatti dimostrato che i movimenti che sfidano l’Europa liberale sono radicati principalmente nelle ansie relative a un cambiamento di tipo sociale e culturale, non soltanto economico.

In contrasto con certe argomentazioni un tempo molto di moda – che sostenevano che dopo la Brexit e l’elezione di Donald Trump l’Ue aveva respinto il populismo – Bruxelles è ora preparata per la più forte ondata populista mai registrata. In effetti, è indicativo il fatto che mentre un anno fa la copertina di Time presentava un Emmanuel Macron sorridente, nel 2018 c’era invece l’italiano Matteo Salvini. Un decennio fa, questi exploit populisti sembravano un’eccezione alla regola. Oggi invece sono del tutto normali.

L’Ue sta per affrontare la più grande sfida della sua storia. A maggio, i cittadini di tutta l’Unione andranno alle urne per votare il rinnovo del Parlamento europeo. E l’Europa sembra destinata ad affrontare un altro terremoto politico.

Le elezioni arrivano in quello che è già un momento di fragilità per l’Ue: si terranno durante la Brexit, che rappresenta la prima volta in cui l’Unione europea si contrae invece di espandersi. Inoltre, le elezioni coincidono con intense discussioni che riguardano temi su cui l’Ue ha faticato o per meglio dire fallito a trovare una risposta. Tra queste le ansie riguardanti l’immigrazione, le frontiere, la sicurezza, il senso di appartenenza e le disuguaglianze economiche. Il periodo elettorale arriva anche sullo sfondo di un populismo risorgente, con movimenti come la Lega in Italia e i gilet gialli in Francia che attirano una notevole simpatia da parte del pubblico. In definitiva, il futuro dell’Ue non è mai stato così incerto.

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